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Cremo, l’identità è virtuale
Cremo, l’identità è virtuale

Contro il Trapani torna in campo la Cremo versione-Pisa: squadra spenta, poche idee e un’identità che per ora è solo potenziale

Uno degli argomenti che negli ultimi anni ha più stimolato il dibattito nel mondo giornalistico, messo di fronte alla dicotomia tra la deontologia professionale e lo sfrenato uso dei nuovi media e dei social, riguarda proprio l’identità virtuale, quella che ognuno di noi si costruisce nel mondo online. Ciò che tuttavia si tende sempre più a dimenticare è il significato originale del termine “virtuale”, prima del suo trasloco semantico nell’ambito informatico teso ad indicare qualcosa di non reale: virtuale deriva dal latino virtus, in senso di forza, e in filosofia è sempre stato utilizzato per indicare un potenziale, ovvero qualcosa che non c’è ancora ma che potrebbe accadere.

Cremo in potenziale. La Cremo, in questo momento della stagione, non c’è ancora. Nonostante il potenziale sia sotto gli occhi di tutti (vedi prestazione contro il Crotone) i grigiorossi non hanno ancora un’identità precisa. Non possono bastare i tre cambi rispetto alla gara di sabato (Migliore per Renzetti, Deli per Valzania e Ciofani per Ceravolo) a giustificare una prestazione così scialba e poco incisiva sul piano del gioco e della personalità. Il Trapani (fermo a 0 punti prima della gara contro i grigiorossi) ha condotto la gara per 90 minuti, cercando il gol a più riprese e fermandosi solo davanti a un grandissimo Ravaglia, entrato a metà primo tempo a causa dell’infortunato Agazzi.

Self-confidence. La Cremo ha giocato senza quella personalità che una squadra costruita per andare ai playoff deve imporre a una neopromossa. Anzi, la squadra costruita per salire sembrava il Trapani: rabbia e cattiveria in mezzo al campo, distanze corte tra i reparti, raddoppi in ogni zona del campo. Rispetto ad altre partite la Cremo non è nemmeno riuscita a imporre il proprio ritmo sulla distanza e in 90 minuti ha prodotto solo un colpo di testa di Deli e un mancino di Mogos.

Ripartenze bloccate. Probabilmente Rastelli pensava di punire gli avversari, costretti a cercare i tre punti, con le ripartenze. Un sistema che ha pagato altre volte, non a Trapani. Forse condizionati dal nuovo modulo, i giocatori non hanno mai accompagnato l’azione in maniera coerente. Emblematiche un paio di situazioni di contropiede, una con Arini e una con Palombi: entrambi lanciati verso l’area, si sono trovati costretti ad arretrare per mancanza di compagni liberi e hanno perso palla accerchiati dagli avversari, essendo venuto a mancare anche lo scarico in appoggio.

Modulo e interpreti. La vera sorpresa di Rastelli, come già accennato, è stato il passaggio al 4-4-2. Il mister ha schierato Bianchetti e Migliore sulla fasce, con Claiton e Caracciolo centrali. A centrocampo Mogos a destra, Arini e Castagnetti in mezzo e Deli a sinistra; in attacco Palombi e Ciofani. La disabitudine a questo modulo si è presentata soprattutto nei primi minuti, quando Migliore ha attaccato la fascia come un esterno di centrocampo. Ma al di là del modulo, quello che non ha convinto sono stati gli interpreti scelti: il mister ha virato sul 4-4-2 pur schierando gli stessi uomini che utilizza quando si schiera con il 3-5-2 (Agazzi; Bianchetti, Claiton, Caracciolo; Mogos, Arini, Castagnetti, Deli, Migliore; Palombi, Ciofani).

Fuori ruolo. Troppi giocatori hanno giocato in posizioni in cui sono quantomeno adattati. Bianchetti ha interpretato il ruolo di terzino in maniera molto difensiva: ha faticato a contenere Tulli ed è stato impreciso in fase di costruzione. Arini e Castagnetti in mezzo al campo hanno mostrato tutti i loro limiti, tecnici del primo e fisici del secondo, che senza la protezione di due mezzali non è mai riuscito a ricevere palla dalla difesa in maniera pulita. Mogos esterno di centrocampo è un’altra scommessa persa: il rumeno ha bisogno di campo davanti per sprigionare la sua corsa, partendo in posizione già avanzata non riesce a ingranare.

Senza qualità. In definitiva, con questi uomini Rastelli ha scelto di rinunciare alla qualità: ha schierato un difensore centrale come terzino e un terzino come esterno di centrocampo, in totale controtendenza rispetto alle scelte di Pisa, quando aveva addirittura rinunciato ad Arini. Una scelta molto difficile da comprendere, soprattutto considerando la presenza in panchina di Soddimo che ha giocato le sue migliori partite in carriera come esterno del 4-4-2.

Le carte giuste per sfruttare il potenziale. Il paragone con le carte ci veniva proprio qualche giorno fa, immaginando l’imbarazzo di Rastelli nel dover pescare quella giusta dal mazzo della ricca rosa. L’idea che piano piano sta emergendo è che forse l’abbondanza sta diventando un problema per il mister che non è ancora riuscito a capire su chi puntare con convinzione, complice anche il ritardo di condizione di alcuni uomini (Ciofani su tutti). Purtroppo per una squadra che cerca il colpo grosso i punti valgono (anche) ora: il tempo degli esperimenti è finito, adesso il mister deve sfruttare il potenziale e far diventare reale ciò che per ora è solo virtuale.

Nicola Guarneri
Nicola Guarneri

Direttore Responsabile

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