La Cremo perde lo scontro salvezza dello Zini contro la Samp. Alvini affonda con le sue idee
Non c’è limite al peggio, vien da pensare. La sconfitta allo Zini contro la Sampdoria (ex) fanalino di coda è probabilmente (presumibilmente? Plausibilmente?) il capolinea dell’avventura di Massimiliano Alvini sulla panchina della Cremonese. Una sconfitta immeritata, ma forse non così tanto. Perché chi sbaglia è giusto che paghi, sempre.
CON LE SUE IDEE – La sorpresa del Monday Afternoon non è tanto la titolarità di Aiwu, accantonato nelle ultime uscite, ma il ritorno della difesa a tre. A prescindere dagli uomini impiegati, la nuova virata di Alvini deve fare riflettere. Il mister decide di giocarsi la sfida decisiva per la sua permanenza sulla panchina grigiorossa con il suo modulo, quello che ha adottato in Serie C e che l’ha portato in Serie A. Insomma vuole vincere – o perdere – con le sue idee. Segno che forse quella parentesi in cui ha scelto di disporsi in maniera diversa è stata un po’ forzata.
DESSERS RIMANDATO – L’approccio in realtà è più che buono. Già dopo pochi minuti Dessers va dagli undici metri per il fallo di Amione su Okereke. L’attaccante nigeriano però va sul dischetto senza cattiveria e si fa ipnotizzare da Audero. Ok, solo chi tira i rigori li può sbagliare, ma tirandoli in questa maniera è pure difficile fare gol. Il buon Cyriel è molle come un fico e calcia con la stessa sufficienza che dimostra quando va alla conclusione in partita, come se il pallone dovesse entrare solo per fargli un piacere. Finora non è riuscito a calarsi nella mentalità di una squadra che si deve salvare e il suo mancato adattamento resta la grande scommessa persa del mercato estivo.
SAMP NULLA – Il rigore sbagliato non abbatte i grigiorossi che per almeno 75 minuti (cit. Alvini, ma qualcosa di vero c’è) schiacciano la Samp. I blucerchiati sono una squadra in difficoltà in ogni settore e sotto ogni aspetto. Caputo è fuori dal gioco, Rincon in mezzo viene continuamente scippato da Okereke, Colley e Amione sono un pericolo pubblico, Murru sta al campo da calcio come Bissi a una cena vegana. Eppure, nonostante la superiorità a tratti schiacciante, la Cremonese non riesce a passare. Colpa di qualche singolo, tanta colpa di Alvini che in questa particolare partita sbaglia ogni scelta.
OK…EREKE – L’unica mossa azzeccata di Alvini è quella di mettere Okereke a dare fastidio sulla trequarti. L’ex Venezia recupera una valanga di seconde palle, sfruttando la scarsa verve di Verre e Rincon. Quando riparte però intorno c’è troppa poca qualità. Con Bereszynski e Murru bloccati sarebbero serviti esterni offensivi per creare la superiorità numerica, non due terzini a tutta fascia: per quanto tra i migliori, Valeri e Sernicola hanno caratteristiche diverse da giocatori come Buonaiuto, nati per il dribbling. Certo, “Bonny” era acciaccato dopo i 120’ di giovedì; in panchina però c’era anche un Afena-Gyan fresco e galvanizzato dal primo gol in maglia grigiorossa.
PICKEL FUORI RUOLO – L’elefante nella stanza ha un nome da esploratore dell’800: Charles Pickel. Uno che se non facesse il calciatore me lo immaginerei con il cappello alla Indiana Jones e un fucile sulle spalle. Pickel è un medianone da 6 gol in 170 presenze in carriera tra Svizzera, Francia e Portogallo che si è trovato improvvisamente a fare il trequartista in Serie A. Già contro l’Atalanta, in una partita più difensiva, erano emersi i suoi limiti nella fase offensiva. Ieri con la Cremo riversata nella metà campo avversaria la cosa è stata ancora più evidente. Nel secondo tempo ha avuto almeno tre occasioni per segnare e in nessuna delle tre ha dato la sensazione di poter fare gol. In una partita che si doveva vincere quel ruolo andava affidato a un tipo di giocatore diverso, più a suo agio in fase conclusiva. Resta un mistero come mai società e Alvini, sapendo di giocare questo tipo di calcio, non abbiano scelto profili diversi in fase di mercato. Come resta difficile accettare la miopia del mister in certe scelte: questi calciatori non sono adatti al suo gioco ma continua imperterrito a piegare i giocatori alle proprie esigenze, quando un buon tecnico dovrebbe fare il contrario.
PALLA ALLA DIRIGENZA – Il gol di Colley nel finale condanna la Cremonese all’ultimo posto in classifica. Una punizione tutto sommato giusta, perché i grigiorossi sprecano troppo e sbagliano a interpretare la gara, venendo puniti da una Sampdoria brutta ma cattiva, che trova il modo di soffrire senza disunirsi. Ora toccherà alla società prendere una decisione sul futuro di Alvini. Un tecnico che ha dato un gioco e un’identità alla squadra in poco tempo, e che pure non riesce a limare con la proposta di gioco il gap di esperienza. Solo pochi mesi fa la Cremo arrivava in Serie A contro ogni pronostico, lanciando i giovani e schierando i trequartisti in mezzo al campo; oggi la B è più vicina di ieri mentre in campo i mediani si ritrovano sulla trequarti. Ma di questo ne parlavamo già in estate: a questa Cremo manca qualità.
