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Cremonese, umiltà e spensieratezza
Cremonese, umiltà e spensieratezza

Una brutta Cremo perde 4-0 contro una Lazio superiore in tutto: Sarri vince la sfida con l’amico Alvini

«Maybe your ambition outweighs your talent» disse un amareggiato e sarcastico Casey Stoner a Valentino Rossi. Era il post GP di Jerez del 2011 e l’italiano aveva fatto cadere l’australiano con una manovra avventata. “Forse la tua ambizione supera il tuo talento”. Parole che tornano alla mente dopo la batosta di ieri, in cui la Cremo è stata surclassata dalla Lazio. La differenza fisica e tecnica tra le due squadre è stata ampliata dall’atteggiamento tattico della squadra di Alvini che ha regalato troppi spazi agli uomini di Sarri.

PASSO INDIETRO – Nel complicato inizio di stagione erano comunque emerse indicazioni positive. La più importante era stata la capacità di Alvini di imparare dai propri errori. Dopo la brutta prova di San Siro, in cui i grigiorossi avevano concesso campo all’Inter, c’era stato un cambio di atteggiamento. Una partita dura contro il Torino e soprattutto due prove equilibrate contro Sassuolo e Atalanta in cui la Cremo aveva limitato le occasioni avversarie. Non a caso erano arrivati i primi punti in Serie A.

ATTEGGIAMENTO SBAGLIATO – Non è dato sapere se sia stata la mini-striscia positiva o l’apparente periodo no della Lazio a spingere Alvini a tornare sui suoi passi, tornando a schierare una squadra pronta a battagliare uomo su uomo a costo di lasciare spazi in difesa. L’unica novità nell’undici di partenza è l’esclusione di Pickel, sempre titolare nelle prime sei giornate: in mezzo al campo ci sono Meité ed Escalante, con Zanimacchia che torna a giocare dall’inizio dietro gli inseparabili Okereke e Dessers. Sarri dall’altra parte schiera i suoi uomini migliori, compreso l’acciaccato Zaccagni. Resta fuori solo Luis Alberto.

AMBIZIONE E TALENTO – Alvini, che si è laureato con una tesi sul Napoli di Sarri, prepara la partita con attenzione e la fase offensiva dei primi minuti promette bene. Lo schieramento della Cremo dà fastidio alla Lazio e mette a nudo i problemi della difesa biancoceleste. Zanimacchia si muove bene sulla trequarti e trova sempre lo spazio per andare a ricevere la palla libero dall’uomo. Il problema è che poi in fase di possesso la Cremo non ha abbastanza tecnica e forza per fare male e chiudere l’azione. Lo sforzo grigiorosso non viene ripagato; anzi, lascia pericolosi spazi dietro dove si paga la maggior abilità degli avversari che al contrario della Cremo non hanno bisogno di molte occasioni per segnare.

BRACCETTI SUI TERZINI – Rivedibili invece le decisioni di Alvini per quando riguarda la fase difensiva e quella di impostazione del gioco. La prima scelta discutibile è quella di chiedere ai braccetti di difesa di uscire alti sui terzini biancocelesti e non curare la zona in maniera ortodossa, occupandosi quindi dell’esterno del tridente. Succede così che ad Aiwu e Lochoshvili viene chiesto di arginare le discese dei temibili (?) Marusic e Hysaj, mentre tocca a Sernicola e Valeri scalare su Zaccagni e Felipe Anderson. L’abilità dei giocatori di Sarri di scambiarsi posizione e di giocare ad alta velocità senza abbassare il livello tecnico manda in difficoltà i grigiorossi. Il gol di Immobile ne è l’esempio: l’attaccante della Nazionale scappa a Chiriches che non ha l’aiuto del braccetto destro (Aiwu) portato fuori posizione e impossibilitato a raddoppiare.

MANOVRA ARENATA – Anche il terzo gol nasce da evidenti difficoltà in fase di impostazione. Quando parte da dietro Alvini chiede ai due centrocampisti di mettersi in verticale: Escalante va sulla linea dei difensori a giocare il pallone, Meité si accentra lasciando libere le linee di passaggio verso gli esterni. La scarsa vena dell’argentino, unita al poco movimento dei compagni e al pressing organizzato dei biancocelesti, porta la manovra a ristagnare nella propria metà. Nessuno si prende il rischio di verticalizzare per le punte e i passaggi vagano in orizzontale se non all’indietro; così si arriva sempre più spesso verso Radu che senza uomini liberi deve andare al rilancio lungo. Il portiere rumeno non era nella sua miglior giornata, ma nel complesso della sconfitta ha ben poche colpe.

UMILTÀ E SPENSIERATEZZA – Come si esce da questa situazione? Innanzitutto con umiltà. Va accettato che la squadra non ha abbastanza qualità per fare il gioco che chiede Alvini, soprattutto contro un certo tipo di avversari. In certi frangenti l’idea del mister funziona e la Cremo arriva con facilità all’area avversaria; le energie spese però sono tante e i giocatori, in un contesto tecnico elevato come la Serie A, aggiungono al divario già esistente la stanchezza per il gioco espresso e si presentano al tiro poco lucidi (vedi le occasioni di Dessers). Va poi recuperata la spensieratezza delle prime uscite. Nel secondo tempo di ieri diversi giocatori hanno commesso errori banali, non spiegabili con il solo gap tecnico: parliamo di semplici passaggi di pochi metri, senza la pressione avversaria. In troppe occasioni i grigiorossi non hanno provato la giocata complicata per paura di sbagliarla, scegliendo la via più semplice e sbagliando comunque. Serve quindi recuperare la spensieratezza delle prime partite: a Firenze e a Roma la Cremo ha giocato come una squadra che non ha nulla da perdere e ha fatto vedere le cose migliori. Serve ripartire dai quei principi.

Nicola Guarneri

Direttore Responsabile

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