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Cremo-Bisoli, le ragioni del fallimento
Cremo-Bisoli, le ragioni del fallimento

L’esonero di Bisoli da parte della Cremo evidenzia il fallimento delle scelte estive: analizziamole una per una

La sconfitta contro ChievoVerona non ha sancito solo l’esonero di Bisoli, annunciato dalla società con un comunicato in cui ringrazia il mister e il suo staff per il lavoro svolto. Il fallimento riguarda il progetto nato dalle ceneri del primo anno in Serie B e coinciso con l’arrivo alla Cremo di Paolo Armenia come direttore generale e Nereo Bonato come direttore sportivo.

MERCATO – Il tecnico emiliano che tanto bene aveva fatto nello scorso campionato non è riuscito a ripetersi. Il peccato originale del mercato di due stagioni fa non è stato corretto nella scorsa sessione. Bisoli, forse per riconoscenza, forse per errate convinzioni, ha dato fiducia ai giocatori che hanno portato la Cremo ad una salvezza che a un certo punto sembrava un miraggio. Se le scelte sul parco attaccanti non devono nemmeno essere commentate, una parentesi sui partenti va aperta: Piccolo, Parigini e Palombi rappresentano velocità e – soprattutto il primo – una qualità sostituita solo in parte con l’arrivo di Buonaiuto. Le scelte di mercato sono state fatte anche per valutazioni sbagliate su alcuni giocatori: il mister aveva deciso di ripartire dal 4-3-1-2, dando a Gaetano le chiavi della squadra, e ha avallato la cessione di tutte le ali. Risulta ancora un mistero come possa aver preso questa decisione a tavolino, visto che l’unica apparizione del giocatore del Napoli l’anno scorso è nell’ultima gara di campionato contro il Pordenone: basta una doppietta in una partita senza obbligo di risultato per impostare una stagione intera senza nemmeno la preoccupazione di avere un Piano B?

MODULI – Leggenda narra che Marcelo Bielsa, uno degli allenatori più iconici del nostro millennio, abbia analizzato circa 50mila partite per arrivare alla conclusione che nel calcio esistono 28 moduli. Non li avrà provati tutti, ma Bisoli nelle 17 partite di questo campionato ne ha cambiati un bel po’. Il lavoro estivo improntato sul 4-3-1-2 è risultato fallimentare. Gaetano dietro le punte non è riuscito a fare la differenza. Due attaccanti di ruolo sono un lusso per qualsiasi squadra e impiegare due giocatori offensivi significa chiedere ai due un grande sforzo fisico, cosa che solo Strizzolo è riuscito a fare (a tratti e non per partite intere). Visto che solo gli imbecilli non cambiano idea (cit. Aldo Baglio) Bisoli è tornato sui suoi passi, ammettendo l’errore e schierando la squadra prima con un 4-3-2-1 e poi con un 3-5-2 (a Salerno). Sono bastate due partite per tornare alla difesa in linea: contro l’Entella debutta il 4-3-3, riproposto più o meno fino a fine anno con l’eccezione delle partite contro il Brescia (in cui si schiera con un 4-4-2) e Reggina (debutto del 4-2-3-1). Dulcis in fundo la sconfitta con il Chievo, in cui Bisoli sceglie un pirotecnico 3-4-3 con Castagnetti difensore centrale. Senza contare i cambiamenti a gara in corso, il mister ha alternato 7 moduli in 17 partite: troppi per dare certezze e continuità a una squadra che non ha mai dato l’impressione di sapere cosa fare con la palla tra i piedi.

GIOCATORI – Veniamo infine alla gestione dei giocatori. Il pugno duro utilizzato lo scorso anno è stato apprezzato dalla piazza, consapevole che alcuni elementi non stavano dando il massimo. La gestione del gruppo nel nuovo campionato tuttavia ha evidenziato i limiti dei troppi avvicendamenti. Castagnetti, uno dei migliori del girone di ritorno, dopo l’errore all’esordio contro il Cittadella ha dovuto sorbirsi settimane di panchine prima di tornare titolare; Gaetano è partito negli undici e dopo alcune apparizioni sottotono è stato definitivamente accantonato; Buonaiuto, sempre decisivo a gara in corso, ci ha messo due mesi per essere impiegato dall’inizio; Ceravolo ha alternato momenti in cui veniva schierato a lunghi periodi di panchina. Emblematico il caso del portiere: prima Alfonso, poi Volpe, poi ancora Alfonso, poi di nuovo Volpe e infine, dopo l’errore di quest’ultimo contro la Reggina, la chance per Zaccagno. Tutti questi cambi di giocatori, uniti a quelli per il modulo, hanno contribuito a restituire la Cremo vista in campo nelle ultime partite: con poche idee, poca fiducia nei propri mezzi e una grande paura di sbagliare. Il nuovo mister Fabio Pecchia avrà il duro compito di fare il Bisoli dell’anno scorso: servono certezze, bisogna ripartire dalle cose semplici, schierando i giocatori nei ruoli naturali e utilizzando un modulo sicuro. Perché se non si ricomincia a fare punti alla svelta l’incubo della Serie C non può che diventare una tetra realtà.

Nicola Guarneri
Nicola Guarneri

Direttore Responsabile

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