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I brutti siamo noi
I brutti siamo noi

A Cosenza scende in campo la Cremo più brutta degli ultimi anni: senza cuore, senza testa, senza anima. Urge una svolta in tempi rapidi

Era circa il IV secolo a.C. quando i Bruzi (Bruttii in latino) presero piede in Calabria, fondando Cosenza sulla base dell’antico villaggio di Kos e portando la città a diventare un potenza. Cosenza arrivò a dominare sulla Magna Grecia calabra, estendendo il proprio controllo anche alla Lucania. Fu l’inizio di un periodo d’oro per la città che anche successivamente, sotto il dominio romano, mantenne una grande importanza. Nessuno avrebbe immaginato allora che per vedere altri brutti in zona si sarebbero dovuti attendere quasi 2.500 anni: sarebbero arrivati un giorno di novembre del 2019, arrembanti e vestiti di giallo, ma – al contrario dei predecessori – non avrebbero conquistato nemmeno un punto.

Ora serve più qualità. Era questo il titolo dello scorso editoriale, dopo la netta sconfitta di Benevento. A vedere l’undici iniziale sembra che Baroni abbia pensato la stessa cosa. Il mister manda in soffitta il 3-5-2 per rispolverare la difesa a quattro e, soprattutto, schierare Soddimo insieme a due punte, Palombi e Ciofani. In mezzo, oltre ad Arini, ci sono Valzania e il rientrante Castagnetti per un pacchetto offensivo che promette spettacolo. Le sorprese ci sono anche dietro, dove rientra Terranova e per la prima volta finisce in panchina Mogos (con Bianchetti spostato a destra).

Difesa in bambola. Lo schieramento, dimostratosi poi un 4-3-2-1 con Soddimo e Palombi dietro a Ciofani, lascia il tempo che trova dopo due minuti, quando Ravaglia sfarfalla in area piccola e permette a Sciaudone di timbrare il vantaggio. Le certezze e il coraggio dei grigiorossi gialli si sgretolano dopo 120 secondi. Il Cosenza assalta la difesa della Cremo mettendo a nudo tutti i dubbi di un pacchetto arretrato mal assortito. Terranova è chiaramente fuori forma e cerca di opporsi come può dopo la lunga assenza dal terreno di gioco. Le note peggiori però arrivano dalle fasce: Baroni schiera i due terzini più lenti della rosa (Bianchetti e Migliore) per fronteggiare ali rapide e veloci come Baez e Carretta che li mettono spesso in difficoltà. Non è un caso che il secondo gol arrivi proprio da una giocata di Baez su Bianchetti.

Centrocampo sottoritmo, attacco mal servito. La qualità in campo ci sarebbe pure, ma il centrocampo del Cosenza frulla quello della Cremo. Troppo alto il ritmo imposto dai padroni di casa: Arini e Castagnetti hanno il blocco al motore, come i cinquantini appena fuori dalla concessionaria, Valzania prova qualche impennata ma sbaglia sempre l’ultimo passaggio. Manca totalmente il raccordo con l’attacco, con Palombi e Soddimo che raramente tornano ad aiutare il centrocampo. Ciofani prova a fare a sportellate ma la condizione sembra ben lontana da quella migliore: nemmeno tornando a vestirsi di giallo il bomber ex-Frosinone ritrova l’antico splendore.

Ripresa senza mordente. Per assurdo, il secondo tempo della Cremo è ancora peggiore del primo, perché quando il Cosenza cala fisiologicamente il ritmo i grigiorossi gialli non riescono ad approfittarne, denunciando una preoccupante mancanza di idee, ritmo e voglia. Con un passivo ancora recuperabile la Cremo non riesce a costruire un’azione che sia una. Colpa di chi gioca ma anche dei cambi di Baroni che dimostra di non conoscere ancora bene le caratteristiche dei giocatori a disposizione.

Fuori ruolo. A inizio secondo tempo il mister cambia schieramento: fuori Arini e dentro Ceravolo per un 3-4-1-2 offensivo e mal pensato. Per una difesa che si sistema (Bianchetti, riportato al centro della difesa, dimostra di saperci fare) c’è un centrocampo che fa acqua da tutte le parti. In mezzo ci sono Valzania e Castagnetti che non portano né corsa né qualità: senza Arini (che con l’abbassamento del ritmo sarebbe tornato utile, come spesso accade nei secondi tempi) non c’è nessuno che recuperi il pallone e blocchi le azioni del Cosenza. I lupi non va mai in affanno, perché appena la difesa torna in possesso riesce a imbastire l’azione e raggiungere facilmente la metà campo grigiorossa gialla. Se sulla sinistra Migliore scodella qualche palla interessante, dall’altra parte Soddimo denuncia tutta la sua fatica a ricoprire il ruolo di esterno puro, lui che quando giocava in fascia (nel 4-4-2) aveva spesso licenza di accentrarsi. Viceversa, Palombi dietro le punte non trova mai lo spazio per sprigionare la sua velocità. La sensazione – a posteriori, ovviamente, per noi che abbiamo il privilegio mettere in ordine le idee dopo il fischio finale – è che i due avrebbero reso di più a posizioni invertite. Nemmeno l’ingresso di Gustafson giova a una manovra che non ha sbocchi; forse sarebbe stata più utile la freschezza atletica di Kingsley o l’esuberanza in fascia di Mogos, entrato solo negli ultimi minuti.

Non siamo così brutti. La classifica piange e la Cremo sprofonda in zona playout per un autunno 2019 che assomiglia sempre di più a quello del 2018, quando il cambio Rastelli-Mandorlini sembrava peggiorativo. Poi il tecnico napoletano aveva trovato la chiave, il gruppo si era compattato ed era partita la rimonta. Baroni – che non è l’ultimo arrivato – deve accelerare significativamente il processo di conoscimento della rosa, urge una svolta subito. Nella marea di problemi di questa Cremo – di idee, di gioco, di condizione – il primo da affrontare è quello della tenuta mentale. Un problema che sembrava sulla via della guarigione dopo i due pareggi in rimonta contro Empoli e Frosinone e che le sconfitte con Benevento e Cosenza riportano in primo piano. Serve ritrovare fiducia, ripartendo dalle qualità di un gruppo costruito per fare qualcosa di importante. Perché no, non possiamo essere questi. Non possiamo essere così brutti.

Nicola Guarneri
Nicola Guarneri

Direttore Responsabile

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