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Cremonese, è il festival degli errori
Cremonese, è il festival degli errori

A un mese da Sanremo la Cremonese inscena a Verona il proprio festival, fatto di stonature e attacchi sballati

Nuovo anno, vecchia Cremonese. I grigiorossi aprono il 2023 con due partite in fotocopia rispetto a quelle che avevano chiuso il 2022. La Juve come il Milan (almeno nella prestazione), il Verona come l’Empoli (anzi, peggio). Una squadra rispettabile con le forti, quando non può fare quello che vorrebbe; una squadra pessima con le piccole, quando può provare a fare il suo gioco. Insomma, la Cremo fa meglio quando non le viene data la possibilità di esprimersi.

QUANTI ERRORI – Se contro l’Empoli la Cremonese era stata fermata da una grande serata di Vicario, la sconfitta contro il Verona non può portare nessun tipo di alibi. In questo Alvini è stato corretto, smorzando subito le domande sul rigore negato a Dessers nel recupero del primo tempo. Il 2-0 finale sta pure stretto ai padroni di casa che nella prima frazione sfiorano a più riprese la terza rete. Il mister nel post partita ha chiesto scusa ai tifosi e ha dichiarato di aver visto una squadra con il giusto atteggiamento. Non lo so Rick.

ARROGANZA INGIUSTIFICATA – Attenzione, l’atteggiamento sbagliato non è solo quello di chi gioca rinunciatario, o di chi non ce la mette. Su questo siamo d’accordo: non è mai capitato ai giocatori della Cremo, che sono sempre scesi in campo con la giusta cattiveria agonistica. I grigiorossi però hanno sbagliato approccio in tante partite, più o meno sempre nelle stesse condizioni. Contro le squadre di pari livello la Cremonese ha troppo spesso approcciato la gara con un pizzico di arroganza, un gioco spregiudicato che ha concesso praterie agli avversari. La partita di Verona è stata l’apice, il punto massimo di un film già visto in diverse edizioni.

SENZA PUNTI DI RIFERIMENTO…PER NOI – Alvini decide di giocarsela senza dare punti di riferimento. Il problema è che i punti di riferimento servono in primis ai grigiorossi per costruire la manovra. La Cremo parte con un inedito 3-4-3 in cui Zanimacchia e Buonaiuto agiscono ai lati di Dessers. In fase di costruzione però i grigiorossi “ruotano” in senso orario e passano a quattro: Sernicola si abbassa, Ferrari e Bianchetti diventano centrali, Lochoshvili si allarga a sinistra, Valeri si alza e Buonaiuto si accentra. In una partita che era prevedibile fosse fisica, quindi con molti ribaltamenti, la Cremonese fallisce nella transizione tra la fase di possesso e quella di non possesso. Succede quindi che Lochoshvili si trovi troppo spesso con il doppio uomo sulla sinistra, proprio da dove arriva il cross per il primo gol di Lazovic. In generale, ogni grigiorosso sembra in inferiorità numerica in ogni zona del campo.

CENTROCAMPO STRESSATO – La cosa si nota soprattutto in mezzo, dove Pickel e Castagnetti si fanno un mazzo tanto per raccogliere poco o nulla. I due centrali sono abbandonati a se stessi e non trovano linee di passaggio facili perché i compagni sono troppo lontani. Contro la Juve era stato proprio Pickel a fare la differenza da trequartista, garantendo sostanza in entrambe le fasi; ieri sera è mancato l’uomo di raccordo, quello che ristabilisse la parità numerica in mezzo dove il Verona creava spesso densità accentrando Lazovic e Kallon. È successo che quindi la Cremo si è ritrovata a lanciare alto per Dessers, che contro i fisici difensori veronesi ha avuto vita complicata.

SUI SINGOLI – Alvini sostiene poi di aver preparato la partita diversamente. Eppure sarebbe bastato un dato per capire il gioco del Verona: come riportato da Dazn in telecronaca, Djuric prima di ieri aveva ricevuto 50 passaggi direttamente da Montipò. Il secondo giocatore con cui aveva scambiato più palla era fermo a 9 (!). Era dunque lecito aspettarsi la palla lunga per il gigante ex Cremo. Sorge spontanea la domanda: perché non puntare sui quasi due metri di Hendry? Bianchetti – che pur piccolo non è – non ne ha presa una, e sarebbe stato strano il contrario visti i centimetri concessi (10 giusti, secondo Wikipedia). Perché poi non giocare con un vertice alto, in modo da evitare il più possibile le palle lunghe? Djuric ha terminato la partita con 18 duelli vinti e solo 5 persi, segno che non è stato fatto nulla per evitare che il Verona facesse il suo gioco.

SALVARE IL SALVABILE – A differenza di altre uscite la Cremonese è poi mancata sul piano della reazione. Nemmeno le sostituzioni sono riuscite a dare la scossa. Forse per la prima volta in stagione la squadra è sembrata in balia della partita, scoraggiata, quasi arresa di fronte ai propri insormontabili limiti. Il fatto che la salvezza sia ormai un traguardo irraggiungibile – non prendiamoci in giro – non deve essere una scusa per tirare i remi in barca. I tifosi meritano un degno epilogo del primo anno in Serie A nel nuovo millennio. Servono decisioni forti e immediate: un cambio in panchina per dare la scossa e una bella mano dal mercato. D’altronde, come disse qualcuno che adesso non c’è più, quando si conosce il proprio destino non ne vale la pena di perdere tempo in stronzate.

Nicola Guarneri

Direttore Responsabile

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