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Piccolo-Cremo, storia di tre anni controversi
Piccolo-Cremo, storia di tre anni controversi

Dopo tre anni è finita l’esperienza controversa di Piccolo alla Cremo: miglior marcatore, ma troppi infortuni. Paga poi il cambio di modulo e… generazionale

Durante il lockdown causato dalla pandemia da coronavirus abbiamo avuto ospite, fra i tanti, Antonio Piccolo. Era il momento in cui, dal punto di vista sportivo, ci chiedevamo cosa ne sarebbe stato della Cremonese. Una Cremo, appena ereditata da mister Bisoli, che molto probabilmente avrebbe puntato sulla “vecchia guardia” per salvarsi in Serie B. Un giocatore per ruolo: Ravaglia, che si era alternato molto con Agazzi, Claiton, Arini e – appunto – Piccolo. I grigiorossi alla ripresa hanno viaggiato a due punti a partita, ma senza questi pilastri, eccezion fatta per Ravaglia (complice la risoluzione di Agazzi). Piccolo era stato finalmente portato sull’esterno di un tridente offensivo, ma l’ennesimo guaio muscolare non gli ha permesso di fare la differenza. Due spezzoni, la risoluzione.

PROBLEMI – Inconsciamente sapevamo che Piccolo non sarebbe più rientrato dopo l’ultimo problema fisico, ma non ci saremmo aspettati un addio simile, in totale silenzio. Gli sono state concesse diverse chance, è un calciatore dalle immense qualità, però – come aveva spiegato ai nostri microfoni – le condizioni instabili non gli hanno permesso di essere continuo, di salire addirittura sui palcoscenici della Serie A (gli furono giunte proposte). Qualche tempo fa avevamo sviscerato una statistica assai negativa in tal senso. È stata la base del triste epilogo, che lascia inevitabilmente con l’amaro in bocca, così com’è stato per Ravaglia, Claiton e Arini. Il gol col Brescia al primo anno resta nella storia, è comunque il grigiorosso che ha segnato più gol dal ritorno del club in B (15 reti).

ADDIO – Gli 81 minuti in casa del Frosinone, in quel match con Bisoli in panchina per la prima volta, avevano scatenato mille pensieri: con Piccolo nella sua posizione prediletta, esterno destro del tridente offensivo, chissà cosa sarebbe successo. La sua zolla di terreno: prende palla, si accentra, crossa o calcia in porta. Solo durante la breve parentesi con Mandorlini aveva ricoperto lo stesso ruolo. Non c’è stato seguito, forse doveva andare così. Durante l’estate Piccolo è stato altrove rispetto al gruppo di lavoro per curarsi, ed è stato penalizzato anche dal cambio generazionale e dal ritorno al 4-3-1-2. Tra virgolette, perché con Tesser (e anche con Rastelli) agiva dietro le punte.

Dopo tre anni le strade si sono separate. In bocca al lupo Antonio per il tuo futuro e grazie di tutto!

Redazione
Redazione

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