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Piccolo a CGR: «Fosse per me annullerei tutto»
Piccolo a CGR: «Fosse per me annullerei tutto»

Intervista esclusiva a CuoreGrigiorosso.com per Antonio Piccolo: «La voglia di giocare è tanta ma la salute di tutti è la cosa più importante»

È Antonio Piccolo l’ospite della quarta puntata di GrigiorossOnAir, il nuovo appuntamento di CuoreGrigiorosso. Dopo Vittorio Parigini, Simone Pesce, Michele Cavion e l’ospite speciale Romano Perticone, il numero 7 della Cremo è stato raggiunto in diretta Instagram dal nostro redattore Lorenzo Coelli: «Ho un senso di appartenenza diverso rispetto a chi è appena arrivato perché sono a Cremona ormai da tre anni. Me lo porto dietro e cerco di trasmetterlo ai nuovi ». Piccolo si è espresso anche sull’eventuale ripresa dei campionati: «Di certo noi calciatori abbiamo un contatto fisico importante nel nostro sport ed è la cosa che si dovrebbe evitare il più possibile. Fosse per me annullerei tutto». Ringraziando ancora Antonio e la società U.S. Cremonese per la disponibilità, ecco quanto emerso durante la chiacchierata.


OGNI REPLICA, ANCHE PARZIALE, NECESSITA DELLA CORRETTA FONTE CUOREGRIGIOROSSO.COM


PERIODO DIFFICILE – Piccolo ha iniziato ribadendo la difficoltà del momento: «È un periodo un po’ pesante, sono stato fino a fine marzo a Cremona. All’inizio ci si poteva allenare al Centro Arvedi, poi siccome si è prolungata questa sosta sono tornato dalla mia famiglia. A casa faccio la pizza, da napoletano vado a braccio, seguo la ricetta classica che mi ha dato mia sorella, per ora mi viene buona, lo assicuro! Quando smetterò mi aprirò una pizzeria». Piccolo è stata protagonista di un bel gesto, un videomessaggio per Mattia, il tifoso grigiorosso di 18 anni che ha lottato contro il coronavirus, uscendone vincitore: «In questo momento difficile le persone più fortunate devono aiutare quelli che sono stati colpiti, dobbiamo far sentire la nostra vicinanza anche con un pensiero».

VECCHIA GUARDIA E RINNOVO – Escluso Ravaglia, Piccolo è uno dei pochi reduci dal primo anno di B insieme a Claiton e Arini: «Ho un senso di appartenenza diverso rispetto a chi è appena arrivato perché sono a Cremona ormai da tre anni. Me lo porto dietro e cerco di trasmettere ai nuovi quello che ho imparato dalla piazza e dalla gente. È uno spirito in più che ci deve portare a fare bene». Fra i tre lui è l’unico non in scadenza (ha un contratto fino al 2021): «Le ambizioni della società mi hanno spinto a continuare. La trattativa per il rinnovo è stata veramente lampo, sia io sia la società vogliamo lottare per traguardi importanti, entrambi abbiamo grandi ambizioni. Volevamo continuare insieme e in breve tempo abbiamo chiuso».

SUL GRUPPO E IL TIFO – Il segreto di una squadra vincente è sempre il gruppo e secondo Piccolo quello a Cremona non manca: «Il gruppo a Cremona è sano, si sta bene insieme, si ride e si scherza, ci si ritrova anche fuori dal campo. Con Migliore ho un bel rapporto, giocavamo insieme anche a La Spezia. Me lo sono ritrovato qui, va bene anche se mi fa meno assist. Lui è l’unico che è rimasto a Cremona tra l’altro perché la sua famiglia è in Francia. L’ho sentito un quarto d’ora prima della diretta, ci sentiamo veramente spesso. Fantacalcio? Io non lo faccio, lo fanno in spogliatoio ma io evito, non ho mai neanche capito le dinamiche, so solo che Gaetano si lamenta sempre». Altra cosa che a Cremona non manca è il tifo: «La Curva Sud si sente sempre, non ha mai fatto mancare l’appoggio. Il gol che preferisco è quello nel primo derby che ho giocato, proprio sotto la Sud: abbiamo vinto 2-0, è stata una grande emozione. La curva è venuta giù, letteralmente».

ALLENATORI E RUOLI – Piccolo ha giocato in diversi ruoli in grigiorosso, pur avendone uno preferito: «Prima di arrivare a Cremona avevo sempre fatto l’ala destra, ruolo che sento più mio. A livello tattico chi mi ha fatto giocare lì sono stati Mandorlini e Bisoli nell’ultima partita a Frosinone. Con Tesser abbiamo fatto un paio di partite io e Castrovilli dietro una punta (a Brescia, a Pescara e in casa col Frosinone, ndr) e non mi sono trovato male, anche con Baroni ho fatto qualche partita sull’ala. Sono le situazioni in cui a livello tattico mi sono trovato meglio. In altre partite ho fatto ruoli un po’ diversi dove mi sono adattato, seconda punta o trequartista, a volte anche mezzala nell’ultimo periodo, quando abbiamo usato il 3-5-2». Certo che Mandorlini chiedeva un bel lavoro copertura agli esterni: «Sì certo (ride, ndr) quelle sono idee degli allenatori, però in quello schieramento ero nel mio ruolo».

CON TESSER – Un dato strano: nel primo anno a Cremona Piccolo è stato il più sostituito del campionato, Secondo l’ex mister grigiorosso il numero 7 era uno che dava tutto e raramente riusciva ad arrivare lucido al termine dei 90’: «Sì è vero, mi toglieva sempre al 60’. Non sono molto d’accordo con il mister, vorrebbe dire che nei successivi due anni a Cremona non ho dato tutto perché raramente sono stato sostituito. Secondo me era scaramanzia perché quando arrivava quel minuto uscivo sempre, a prescindere dalla prestazione e dal risultato. Mi pare che solo a Novara ho giocato tutta la partita, altrimenti sono sempre stato sostituito».

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INFORTUNI E SERIE A – Una lunga carriera in Serie B, mai il salto in A, forse anche a causa di due brutti infortuni al ginocchio: «Gli infortuni al ginocchio sono eventi traumatici importanti che non si possono prevenire, anche i dottori a volte non hanno risposte, c’è chi parla di postura e chi di carichi di lavoro e altro ancora. Possono penalizzare la carriera di un calciatore. Se uno non si abbatte e trova lo spirito di non mollare può riprendere con la forza mentale». Eppure un paio di volte è stato vicino alla massima serie: «Ci sono stati due anni, a Lanciano e Spezia, in cui ho avuto proposte dalla A. Sono state sempre neopromosse a cercarmi, una volta il Pescara e una il Crotone, le trattative poi non si sono mai concretizzate».

LA LOTTA PER LA 10 E IL SEGRETO DELLA 5 – Sono tre anni che Piccolo insegue la numero 10, senza riuscirci: «Quest’estate è stata una bella lotta con Soddimo, era il più mattacchione nello spogliatoio. Io, lui e Deli volevamo la 10, si è scatenata una piccola asta (da devolvere in beneficenza) e l’ha vinta lui dopo una lunga diatriba. A gennaio poi se l’è presa Gaetano perché io non potevo più cambiare numero a stagione iniziata». A Lanciano invece per una stagione ha vestito la casacca numero 5: «Vi racconto questo retroscena. In estate avevo preso la 25, l’unica casacca libera. Poi però in occasione della seconda giornata di campionato a Varese, nel 2012, si è verificato un problema perché il giocatore che ce l’aveva in precedenza ha avuto problemi di transfer e non è stato ceduto, nel frattempo però avevano già stampato le divise. Abbiamo messo del nastro adesivo sul 2 ed ecco il mio 5. Poi però mi sono ripreso la 10».

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LANCIANO E INIZIATIVA BENEFICA – Nel Lanciano Piccolo ha vissuto alcune delle sue migliori stagioni, una delle quali sotto la guida di Baroni, ritrovato poi a Cremona: «A Lanciano a inizio anno ci davano sempre per spacciati ma avevamo un gruppo forte e ci siamo sempre divertiti, cosa che ci ha permesso di raggiungere traguardi importanti. Eravamo proprio un bel gruppo, tuttora mi sento con gran parte dei miei ex compagni. Baroni è stato bravo a trasmettere le sue idee alla squadra, poi comunque c’erano giocatori di qualità. Siamo stati primi fino forse a metà febbraio, poi abbiamo perso terreno e abbiamo sfiorato i playoff per due punti. Il gruppo è troppo importante, fa la differenza in ogni ambito di lavoro, non solo nel calcio». Proprio con gli ex compagni Piccolo ha lanciato un’iniziativa benefica in questi giorni: «È partita con me e un mio compagno di squadra, abbiamo contattato i nostri ex compagni e abbiamo messo in palio delle nostre maglie. Abbiamo devoluto il ricavato all’ospedale di Lanciano che ha lo ha utilizzato per acquistare attrezzature e dispositivi di protezione individuale. L’iniziativa è quasi conclusa, c’è ancora la maglia di Pavoletti da comprare, scade tra due giorni. La mia maglia se l’è aggiudicata un ragazzo di Gussola. Siamo contenti perché abbiamo fatto qualcosa anche noi. Mi fa piacere che anche quelli che giocano in Serie A ad alti livelli si siano resi subito disponibili come Leonardo ma anche Cragno e Sepe».

ADDIO CONTROVERSO – Piccolo ha lasciato il Lanciano nella sessione invernale, qualche mese prima che la società fallisse: «È finita un pochino male nonostante io abbia ancora un rapporto bellissimo con la piazza. La società ci aveva comunicato che aveva grossi problemi economici tanto che aveva avuto punti di penalizzazione. Io avevo fatto 8 gol nel girone d’andata e sono arrivate delle offerte, in condizioni normali e quindi senza difficoltà economiche sarei rimasto, stavo bene lì. Dopo tre mesi è pure nato mio figlio, sarei rimasto volentieri, l’estate precedente avevo rifiutato offerte addirittura più importanti. Mi voleva infatti anche il Pescara, distante 30 km, che poi sarebbe salito in Serie A».

LA SPEZIA E GOL AL NAPOLI – Nell’esperienza a La Spezia Piccolo non dimenticherà mai il gol al “suo” Napoli in una gara di Coppa Italia: «Era gennaio, eravamo tornati da due giorni dalla sosta e il Napoli aveva fatto anticipare la data dell’incontro per problemi con la Champions, siamo andati in campo quasi senza allenamenti nelle gambe. Per me è stata una grande emozione, sono napoletano e tifoso del Napoli, mio fratello e tutti i miei amici vanno in curva. Segnare è stata una grandissima emozione, tra l’altro era il Napoli più forte degli ultimi anni, abbiamo fatto pure una grande partita. È stata una grandissima esperienza, tra l’altro in campo c’era pure il mio amico Migliore».

CON RADJA – Piccolo ha avuto anche un’esperienza con un’altra squadra del nord, quella dall’altra sponda del Po: «Io sono cresciuto nella Salernitana comunque, sono arrivato alla prima squadra che poi è fallita, sono arrivato lì già grande. Con Nainggolan ho un bel rapporto, abbiamo addirittura vissuto insieme per un anno, si vedeva che aveva un talento più grande rispetto a noi. Quando andò in prestito con diritto a Cagliari lo incontrammo da avversario dopo due mesi in Coppa e aveva già fatto un salto incredibile rispetto al livello della B».

STAGIONE E STIPENDITornando alla Cremo, cosa non ha funzionato quest’anno? «Quando le cose vanno male non c’è mai una sola ragione, ci sono molte dinamiche. Non siamo riusciti a esprimerci al meglio, nella prima parte di campionato abbiamo cambiato troppi moduli e non siamo riusciti a trovare continuità tattica. Ma è solo una delle ragioni, la Cremonese è fatta da giocatori troppo forti per avere una classifica del genere». Sull’eventuale taglio degli stipendi: «Se n’è parlato perché noi come calciatori (della Cremonese e non solo) pensiamo che sia doveroso fare un passo verso l’altra parte, per aiutare la propria società e le persone che hanno gravi perdite, siamo favorevolissimi al taglio degli stipendi, aspettiamo solo indicazioni in tal senso».

SOPRANNOME E D’AVERSA – Da dove nasce il soprannome di Piccolo, “The Commander”Davvero non lo so, già altri giornalisti me l’hanno chiesto. È nato tutto da un video caricato su YouTube ma non so da dove sia nato, credo proprio dall’autore del video». A Lanciano ha giocato anche con D’Aversa, che poi è diventato il suo allenatore: «D’Aversa l’ho conosciuto da giocatore i primi sei mesi a Lanciano, vedendolo in campo non mi aspettavo potesse allenare. Quando mi ha allenato però mi sono reso conto della sue qualità. Le sua squadre giocano benissimo e raggiungono sempre traguardi importanti, spesso vanno oltre le aspettative, oltretutto è un grande uomo e penso che riuscirà ad arrivare ai massimi livelli».

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COMPAGNI TOP – Fra i tanti compagni, quale lo ha impressionato di più a Cremona? «Due nomi su tutti, Castrovilli e Paulinho. Nemmeno Castro sa quanto può diventare forte, ora sta trovando una grande continuità. A Cremona forse ci ha messo un po’ a esplodere perché all’inizio giocava da trequartista o da esterno, avesse fatto prima la mezzala avrebbe sfondato ancora prima. Paulo a livello tecnico non c’entrava nulla con noi. Io ho giocato con lui anche a Livorno, quando l’ho rivisto a Cremona era cresciuto tantissimo, era ancora più forte, veniva anche da una  A da 15 gol. Forse poteva fare una carriera diversa, ha fatto la sua scelta di andare in Qatar ma aveva una qualità impressionante».

SUL FUTURO – Chiusura sul futuro dei campionati. Cosa farebbe Piccolo? «Siamo in una situazione troppo particolare, neanche gli esperti hanno un parere certo, ci sono troppe incognite. Di certo noi calciatori abbiamo un contatto fisico importante nel nostro sport ed è la cosa che si dovrebbe evitare il più possibile. Fosse per me annullerei tutto. La voglia di giocare è tanta ma la salute di tutti è la cosa più importante. Credo se ne stiano rendendo conto in molti, l’annullamento dei campionati francesi è un segnale forte, qui in Italia ci sono sempre tanti fattori ma per la salute di tutti credo si potrebbe fare a meno di giocare».


OGNI REPLICA, ANCHE PARZIALE, NECESSITA DELLA CORRETTA FONTE CUOREGRIGIOROSSO.COM


 

Nicola Guarneri
Nicola Guarneri

Direttore Responsabile

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