La sconfitta di Pisa non deve cancellare l’ottimo percorso fatto finora dalla Cremo, ma serve subito una reazione.
Alla fine è arrivata, e pure bella tosta. La sconfitta di Pisa brucia, per come e per quando è maturata. Un 3-0 netto, al di là degli episodi sfavorevoli, dopo un derby che aveva fatto entusiasmare e sognare una città intera. Ma come non si era da primo posto dopo la rete di Di Carmine contro il Brescia non si è da ottavo ora dopo la debacle toscana. Come sempre serve equilibrio nel giudicare prestazione e risultato.
SPREGIUDICATO – Nella scelta dell’undici iniziale Pecchia omaggia Nagelsmann (in settimana il suo Bayern ha battuto il Salisburgo 7-1 schierando una squadra iper-offensiva). Il tecnico grigiorosso schiera per la prima volta dall’inizio Fagioli e Gaetano in mezzo al campo. Dietro tocca a Meroni sostituire l’infortunato Bianchetti. Davanti c’è ancora a Ciofani, si siede in panchina l’uomo-derby Samuel Di Carmine. Sulla trequarti gioca Rafia, sugli esterni Zanimacchia e Baez. Restano ancora fuori dunque Buonaiuto e Gondo.
SOLIDI – In casa della (spoiler) futura capolista e miglior difesa del campionato, Pecchia vuole lanciare un segnale: non ci si accontenta, non basta un pareggio, bisogna vincere. I buoni propositi lasciano presto spazio alla realtà che parla di un avversario solido e ben messo in campo. Il Pisa non lascia spazio alla fantasia grigiorossa e per ogni uomo saltato c’è un raddoppio efficace. Dopo il rigore (generoso) trasformato da Torregrossa la Cremo si aggrappa alle discese di Valeri, l’uomo più in forma. Il rigore conquistato con cattiveria dal terzino viene tuttavia sprecato da Zanimacchia. Prosegue quindi la maledizione del dischetto: sono quattro (su cinque) i rigori sbagliati in stagione.
PREVEDIBILITÀ – Nella manovra della Cremo manca il guizzo negli ultimi metri, la giocata che ti permette di puntare la porta e concludere (saranno solo tre i tiri nello specchio a fine partita). Rafia continua a non convincere. Detta bene i passaggi ma quando riceve con l’uomo alle spalle non riesce a girarsi, né a creare la superiorità numerica, rallentando la manovra e costringendo la Cremo a ricominciare. Contro una difesa tosta come quella del Pisa serve imprevedibilità, mentre i grigiorossi non riescono ad accendersi. Al netto delle scelte poco felici di Pecchia, non va sottovalutato il valore degli avversari e le mosse di D’Angelo. Il tecnico avversario l’ha studiata nei minimi particolari. Andate a rivedervi quante volte i suoi attaccanti sono andati a disturbare Carnesecchi, impedendogli di rinviare subito per le punte.
SFIDUCIATA – La seconda rete di Torregrossa riporta sulla terra i grigiorossi, quasi stupiti di ritrovarsi sotto di due reti. Come se non fosse possibile perdere una partita dopo l’incredibile ruolino di marcia del ritorno. Quello che succede nella ripresa è quanto di più deve preoccupare Pecchia. Dopo il 2-0 la Cremo si scioglie, come solo un paio di volte a inizio stagione era successo. Sono venute meno intensità e distanze tra i reparti e il Pisa ha sguazzato nelle fragilità grigiorosse. Si è vista tutta la differenza di esperienza tra le due squadre, con Benali che ha dominato gli spazi sulla trequarti. Il 3-0 finale siglato da Puscas sta fin stretto ai padroni di casa che tornano meritatamente a guidare la classifica.
ESPERIENZA E DETTAGLI – La mancanza di esperienza si è vista tutta in questa sfida d’alta classifica. Se nella Cremo (dopo Ciofani) il più vecchio in campo è Baez (26 anni), il Pisa invece è infarcito di giocatori che hanno già lottato per certi traguardi e hanno alle spalle centinaia di partite. Il gap si è visto tutto nelle diverse fasi del match, a partire dall’uso dei falli e delle perdite di tempo, gestite in maniera sommaria dalla direzione arbitrale. I dettagli sono stati decisivi: Meroni, che pure ha giocato poco finora, è caduto nel tranello di quella volpe di Benali, entrando in ritardo sul giocatore in un’azione poco pericolosa. E mentre Torregrossa ha scaraventato in porta il rigore del vantaggio, Zanimacchia ha avuto il piedino, calciando a mezza altezza per paura di non trovare lo specchio della porta, lui che di solito le porte le butta giù. Sia chiaro, nessuna colpa all’esterno della Juve che sta giocando un grandissimo girone di ritorno e che forse non doveva nemmeno prendersi questa responsabilità.
RECUPERARE LA TESTA – Tre giorni e la Cremo affronterà una sfida ancora più difficile, perché partirà da favorita. Mercoledì allo Zini arriva il Pordenone (stra)ultimo in classifica. All’andata i ramarri hanno fermato i grigiorossi con un 2-2 allo scadere che ancora brucia. Pecchia dovrà lavorare soprattutto sulla testa di una squadra che è passata in una settimana dall’euforia del derby vinto alla cocente sconfitta di Pisa. Servirà innanzitutto equilibrio per metabolizzare una gara nata male e in cui gli avversari hanno dato il meglio. Toccherà anche al mister dare di più, cercando di evitare gli ultimi errori e capire su quali giocatori puntare. Ogni giornata che passa la posta in palio si alza e i palloni pesano sempre di più. Serve ritrovare spensieratezza e forse alzare un po’ l’età media della squadra, togliendo qualche responsabilità ai giovani.
