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Incredibile ma vero: Cittadella-Verona si giocano la A
Incredibile ma vero: Cittadella-Verona si giocano la A

Il Verona dalle mille crisi arriva alla finale playoff: simbolo di un campionato, a livello generale, scadente svariati motivi. Cittadella, che modello!

Questa sera, alle ore 21, scendono in campo allo Stadio Tombolato Cittadella ed Hellas Verona per la finale di andata dei playoff di Serie B. Ebbene sì, sono loro le squadre che sono arrivate in fondo agli spareggi promozione, dopo aver eliminato rispettivamente Spezia-Benevento e Perugia-Pescara. Entrambe sono quindi partite dal turno preliminare, per poi avere la meglio contro le formazioni che nella regular season sono arrivate immediatamente dietro a Brescia e Lecce, le due che hanno stravinto il campionato (senza contare il Palermo, terzo sul campo, che prima è stato retrocesso direttamente in Serie C dal Tfn, poi magicamente portato a metà classifica per effetto di 20 punti di penalizzazione).

CON LA CREMO – Si giocano la promozione in Serie A due squadre che anzitutto contro la Cremonese non hanno mai vinto durante il campionato, né quando i grigiorossi hanno ritrovato smalto per il finale di stagione, né tantomeno quando le cose, nel girone di andata, non procedevano per il meglio. Contro il Cittadella è arrivato un pareggio senza reti allo Stadio Zini molto nervoso e fisico, con poche vere occasioni da gol, poi una vittoria rotonda e senza discussioni per i grigiorossi al Tombolato, nel giorno di Pasquetta, poco più di un mese fa (1-3); il Verona, neo retrocesso, aveva il dovere di “ammazzare” il campionato, invece si è inceppato sotto la guida di Grosso (poi esonerato nel finale) in svariate occasioni, fra cui i due 1-1 ottenuti con la Cremonese (il primo con ancora Mandorlini in panchina, una vita fa).

CAMPIONATO SCADENTE – È un discorso che non vuole essere la controprova del fatto che la Cremonese avrebbe potuto tranquillamente dire la sua nei playoff, ma che ci fa capire a livello generale quanto sia stato scadente, soprattutto per qualità del gioco espresso, il campionato di Serie B che è appena terminato. Il Lecce, e lo abbiamo visto allo Zini malgrado la sconfitta, per trame di gioco è stata la miglior squadra della B, per merito di Liverani che è riuscito a dare un’impronta ben precisa ad una rosa senza grandi nomi, riuscendo così a tirar fuori il meglio da coloro che aveva a disposizione (La Mantia e Mancosu, le rivelazioni, mai in carriera avevano fatto così bene, anzi spesso erano bersagliati di critiche). Il Brescia di Corini è arrivato primo soprattutto per carattere, grinta e ottime individualità: Donnarumma trasforma in gol ogni pallone, Torregrossa è migliorato tantissimo, per non parlare dei vari Tonali, Tremolada, Spalek, Romagnoli e tutti gli altri. Vincere con questi nomi è (relativamente) “più facile”. E cosa sarebbe stato il Benevento senza i capolavori balistici di Coda? Nel Sannio è stata un’annata da mani nei capelli.

LE CRISI DEL VERONA – Ricordiamo molte altre partite del Verona di Grosso, criticato fin dalla sesta giornata per una serie di risultati negativi che nessuno avrebbe mai pronosticato: tanto fumo e poco arrosto, scambi rapidi ma spesso solo in orizzontale, ad addormentare il gioco. Tra fine settembre e fine novembre ha guadagnato 6 punti in 8 partite, tra fine dicembre e inizio febbraio una seconda crisi da 4 punti in 5 giornate e, infine, quella più profonda: da metà marzo all’ultimo weekend della regular season – che è costata pure il posto dal tecnico ex Bari – ha ottenuto 7 punti in 9 match. L’unica vittoria di questa serie è firmata Aglietti all’ultima giornata, lui che aveva esordito con i gialloblù il sabato precedente crollando 3-0 proprio sul campo del Cittadella. Il posto nei playoff è stato a repentaglio fino all’ultimo, quel 2-1 al Foggia risicato e irto di difficoltà ha dato fiducia alla squadra, che nonostante una stagione da dimenticare è costantemente rimasta nella griglia delle prime otto posizioni. E le altre dov’erano?

MODELLO CITTADELLA – Paradossalmente, il “piccolo” Cittadella, che ormai piccolo non è più da diverse stagioni, avendo sempre raggiunto i playoff di Serie B dalla promozione ottenuta nel 2016, è stato ben più continuo delle big annunciate della stagione cadetta 2018-19. Si registra infatti un solo calo, abbastanza evidente, a cavallo della sosta natalizia: tra fine dicembre e metà febbraio, infatti, 5 sconfitte, un pareggio e una vittoria in 7 partite. Di certo l’acquisto di Moncini a gennaio è stato determinante per la risalita, avendo segnato nel 2019 poco meno di due “mostri” come Messi e Mbappé. È una società modello per la fiducia riposta nei confronti dell’allenatore Venturato, ormai da 4 anni alla guida dei granata, e per aver fatto grandi cose nonostante il monte ingaggi più basso di tutte le 19 squadre che hanno affrontato il campionato. Pur rinnovando in gran parte la rosa, i risultati sono gli stessi, anzi migliori: rispetto al 2017-18 infatti, quando il cammino si fermò in semifinale, sono stati venduti – fra gli altri – Alfonso, Arrighini, Litteri, Kouamé, Vido e Chiaretti. Venturato da sempre schiera i suoi con un 4-3-1-2 di marca offensiva, talvolta riuscendo a dare spettacolo, ma in altri casi la prestazione è scialba e priva di mordente come quel 22 aprile con la Cremonese in casa.

Naturalmente onore al Citta per aver raggiunto una finale così prestigiosa, ad un passo da un traguardo che sarebbe davvero clamoroso per un comune di 20mila abitanti. I meriti sono tantissimi, li abbiamo appena elencati per cui tanto di cappello, e se contro il Verona non ci sarà una fra Crotone, Verona, Benevento o Palermo è proprio perché evidentemente i soldi a disposizione – molti derivanti dal “paracadute” – non sono stati investiti correttamente.


Di Andrea Ferrari

Andrea Ferrari
Andrea Ferrari

Caporedattore, Content Manager e Social Media Manager

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