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Cremona, la Cremonese e le 3 P
Cremona, la Cremonese e le 3 P

Pecchia, Programmazione, Pubblico: la ricetta per un futuro ricco di soddisfazioni per Cremona, la Cremonese e i suoi tifosi

Cremona e la Cremonese, per ripartire, hanno bisogno delle 3 P. Ovviamente non ci stiamo sbagliando, lungi da noi confondere le 3 P dalle tradizionali 3 T che contraddistinguono la nostra città e che la marchiano anche al di fuori del territorio (soprattutto per la terza T, che poi – chi lo sa -, sarà proprio vero?). Quello che abbiamo provato a fare a bocce ferme, qualche giorno dopo l’indolore sconfitta contro la Spal, è stato pensare a quale possa essere la ricetta per il futuro: dopo l’ennesimo campionato agrodolce (e per cuori forti), qual è la chiave di lettura per il futuro della Cremonese, fermo restando che Arvedi sia ancora il proprietario del club? Su cosa puntare per poter finalmente vivere una stagione tranquilla e per poter ambire ad un futuro diverso? Le 3 P potrebbero essere la risposta.

PECCHIA – Sembra scontato, quasi banale. Ma Fabio Pecchia è l’uomo da cui ripartire. E dire che inizialmente l’allenatore laziale non ha avuto vita facile. Quando la Cremonese lo aveva annunciato, i dubbi e le perplessità erano diffusi. Perché la Cremonese decide di puntare su un allenatore la cui parabola sembra essere di difficile lettura, invece che virare su allenatori di primissimo piano (ad esempio Donadoni o Andreazzoli)? Questione di soldi? La classifica della Cremonese era forse poco attraente? La risposta non la sapremo mai, ma quello che sappiamo è ciò che, a posteriori, abbiamo visto. Costruzione dal basso, gioco veloce e palla a terra, mentalità mai rinunciataria: certo, la Cremonese di Pecchia ha avuto diversi limiti, ma la testa e le gambe hanno corso nella stessa direzione e se la Cremonese si è salvata, il merito è anche dell’ex vice di Benitez. 

PROGRAMMAZIONE – Altra parola banale, che ogni anno sentiamo e risentiamo, ma che mai viene fino in fondo perseguita. Programmazione, è di fondamentale importanza avere un piano ben preciso e non lasciare nulla al caso. Ma cosa significa veramente “programmare”? Innanzitutto significa avere coraggio: abbiamo detto che Pecchia va confermato, vero, ma va confermato presentandogli un programma ben preciso. E a lungo termine. La società dovrebbe dare un segnale forte, proponendo a Pecchia almeno un triennale, e se l’anno prossimo le cose dovessero andare male, lasciar lavorare l’allenatore senza cedere alla tentazione di esonerarlo dopo dieci giornate. Se la Cremonese vuole puntare nel lungo termine a togliersi soddisfazioni (dopo tutti gli anni mesti di Serie C, non ce la sentiamo ancora di pronunciare quella categoria là sopra di noi che manca da così tanto tempo…), è necessario creare un progetto a lungo termine. E il primo step è l’allenatore. 

SOCIETÀ – La programmazione passa anche dall’assetto societario. È vero, fa strano pensare alla Cremonese come azienda, ma per come si è evoluto il calcio moderno non si può prescindere da pensarla in questo modo. È necessario quindi avere lungimiranza anche tra chi guida la Cremonese. L’assetto amministrativo e sportivo deve essere composto da persone competenti da un punto di vista manageriale, ma anche, e soprattutto, dal punto di vista umano. Chi gira intorno alla squadra (soprattutto la parte sportiva) deve poter trasmettere sensazioni positive, rassicurare l’ambiente nel momento del bisogno, mantenere la calma quando tutto sembra andare male. Braida resta ovviamente un caposaldo, intorno a lui va creato un assetto societario strutturato e futuribile. È importante non cambiare spesso la dirigenza, cercando di creare continuità d’intenti. In poche parole, bisogna prepararsi per tempo nel caso in cui si possa ambire ad altri palcoscenici.  

LA ROSA – La programmazione, infine, passa ovviamente anche dalla rosa. Probabilmente quest’anno non servirà solamente puntellare la rosa (questa era un’altra possibile P, ma – conti alla mano -, la situazione è diversa) perché invece crediamo sia necessario intervenire con 8-9 innesti (perché no, qualcuno anche promosso dalla Primavera di Pavesi) che possano garantire quella base che porti a puntellare la rosa a partire dalle prossime stagioni. Ci sono tanti giocatori in prestito, alcuni di questi andranno, altri potrebbero rimanere. Per alcuni di questi si potrebbe addirittura provare l’acquisto a titolo definitivo, cosa difficile ma non impossibile. Ad ogni modo, servono giocatori funzionali ad un progetto a lungo termine rivolto ai quartieri alti. Giocatori disposti a venire a Cremona non perché lo stipendio è garantito, ma perché credono in un progetto. Vedremo quali sorprese riserverà il mercato estivo, aspettiamo fiduciosi rimettendoci nelle mani di Braida (o del nuovo ds?).

In sostanza, come molte aziende, la Cremonese deve avere in mente una strategia per i prossimi 3-5 anni, chiedendosi dove veramente voglia andare e come ci vuole arrivare. Senza un prospetto di medio-lungo termine, si rischia di rimanere nelle sabbie mobili come fatto finora, con il rischio prima o poi di sprofondare.

PUBBLICO – E infine, una P in più, una P altrettanto importante, che per un anno e mezzo è mancata e che tutti noi avremmo voluto vedere, sentire e ammirare. Il pubblico, quella marcia in più che spesso in passato ha aiutato la Cremonese ad ergere lo Zini a fortino difficile da espugnare, quella marcia in più che ha protetto e sospinto i nostri colori anche nei momenti più contorti. Tutti noi non vediamo l’ora di sentire il chiacchiericcio genuino dei tifosi prima della partita e tra il primo e il secondo tempo, il boato dello stadio ad ogni gol, i cori della Curva Favalli rimbombare sotto la copertura. Non sappiamo ancora quando potremo rivedere lo Zini colmo e rumoroso, ma una cosa è certa. Se dobbiamo sognare, è più bello farlo tutti insieme.

Andrea Ferrari
Andrea Ferrari

Caporedattore, Content Manager e Social Media Manager

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