Appuntamento della nostra rubrica amarcord dedicato a Riccardo Taddei, che ha avuto un passato tormentato. A Cremona è stato decisivo
La storia del calcio è ricca di giocatori che, pur avendo mezzi tecnici sopraffini, non sono poi riusciti a sfruttarli appieno, perdendo numerose opportunità. Riccardo Taddei è fra questi calciatori. Alle spalle, un passato tormentato: continui infortuni al ginocchio hanno limitato la carriera di questo mini-attaccante che avrebbe meritato sicuramente molto di più di quello che ha ottenuto. L’ex giocatore della Fiorentina ha passato forse gli anni più belli della sua carriera con la maglia grigiorossa indosso, segnando diciotto gol in due anni e contribuendo con le sue giocate e i suoi assist alla risalita della Cremo dalla C2 alla B.
L’ARRIVO A CREMONA – Taddei nasce calcisticamente nel Pontedera. Dopo qualche stagione, i dirigenti della Fiorentina si accorgono della classe di Riccardo e lo tesserano con la Viola. Sono gli anni burrascosi della gestione Cecchi Gori, è la squadra di Rui Costa, Amaral, Morfeo e Nuno Gomes. Tutti gli addetti ai lavori parlano bene di questo attaccante tascabile, ma gli spazi sono pochi e Riccardo rescinde il suo contratto finendo in B al Genoa. Dopo soltanto un anno Rispoli, da buon genovese, si ricorda di lui e lo tessera con i nostri colori. È l’estate del 2003 e la Cremonese non sa di aver messo a segno uno degli acquisti decisivi per la doppia promozione.
QUALITÀ SOTTO IL TORRAZZO – Taddei insieme a Prisciandaro e a Marchesetti compone un trio d’attacco atomico che farà faville sia in C2 che in C1 (anche se orfano di Marchesetti ma rimpiazzato poi da Strada come trequartista). Il primo anno Riccardo segnerà soltanto cinque reti, ma tutte decisive: gol dell’1-2 e del 2-0 contro il Legnano, 2-2 a Vercelli e reti dell’1-0 contro il Pizzighettone e del 2-0 contro il Sudtirol, rete che ci manda virtualmente in C1. Quel che sorprende però è la sua capacità innata di palleggio, una dote non comune che dimostra quanto la sfortuna si sia accanita su questo giocatore che avrebbe potuto conoscere senza problemi tutti i palcoscenici più importanti della Serie A. Andare allo Zini in quegli anni significava rimanere affascinati dal suo tocco di palla e dalla sua qualità. In C1 i gol diventano addirittura 13 e per Taddei arriva la consacrazione: secondo miglior marcatore grigiorosso (ovviamente dietro l’irraggiungibile Prisciandaro), partite risolte grazie ai suoi guizzi e assist al bacio trasformati in rete dai propri compagni. È una squadra che rema nella stessa direzione e, all’interno di questo gruppo, Ricky si sente a suo agio. Giunta la promozione in B l’ex fantasista del Genoa si candida a un ruolo di protagonista. In estate si sceglie il 10 e il popolo grigiorosso sogna le sue giocate anche nel campionato cadetto, nonostante l’addio di un pilastro come Strada. La sfortuna, però, è nuovamente dietro l’angolo: appena prima di iniziare il campionato, il ginocchio fa nuovamente crack. Stagione finita ancor prima di iniziare. Il verdetto è tremendo e nessuno sarà in grado di sostituirlo degnamente. La Cremo retrocede e molti addebitano questo ritorno in Serie C anche alla pesante assenza del talento grigiorosso. La retrocessione del 2006 e la successiva rifondazione della squadra segnano la fine della carriera grigiorossa di Taddei.
GLI ULTIMI LAMPI DI CLASSE – Dopo un anno fermo Taddei si sposta a Brescia, cercando un ulteriore occasione: con i biancazzurri resta per 4 anni, tornando in Serie A dopo tanto tempo e, nonostante un altro infortunio che gli fa saltare diversi mesi, anche a Brescia dimostrerà con le sue giocate di poter essere a tratti decisivo. Dopo la parentesi con le Rondinelle, Taddei inizia un breve pellegrinaggio tra nobili piazze decadute in categorie minori. La migliore stagione è sicuramente quella con il Casale, dove realizza 15 gol in Lega Pro Seconda Divisione (includendo i playoff), dispensando ancora una volta malinconici lampi di classe sopraffina.
