Vialli al The Guardian non dimentica Cremona e pensa al male sconfitto: «Mi sentivo come se stessi deludendo qualcuno, non volevo che i miei genitori soffrissero per me»
L’ex attaccante di Cremonese, Sampdoria e Juventus Gianluca Vialli ha rilasciato una commovente e molto personale intervista al The Guardian, uno dei più importanti tabloid d’Inghilterra. Durante questa intervista sono venuti a galla molti aspetti personali della vita dell’ex fuoriclasse grigiorosso. Comincia così la sua intervista: «Sono stato sempre visto come un duro, un duro con tanta determinazione – ha detto Vialli -. E non esserlo mi ha messo a disagio. Non volevo sembrare un povero ragazzo malato. È anche un peso. La gente ti chiamerà per dimostrarti che ti pensa ma anziché passare del tempo al telefono avevo bisogno di tempo per me stesso. E il giorno in cui cominci a vedere le cose diversamente, la tua vita cambia. Adesso mostro le mie paure con orgoglio, sono il simbolo di quello che ho passato. Adesso capisco che quando voglio piangere, piango, senza vergogna. Cerco di non piangere davanti alle persone molto emotive, di farlo quando sono da solo. Ma se mi trovo in un posto dove sono a mio agio, non trattengo niente dentro. Mi lascio andare e poi mi sento meglio».
LA MALATTIA – A dicembre dello scorso anno i medici che lo avevano in cura, dopo la ricaduta avuta qualche mese prima, gli hanno dato la bella notizia. A Gianuca Vialli è stato comunicato di aver sconfitto il cancro, ma sa che potrebbe non essere finita qui: «Nel mio caso piangevo perché avevo paura dell’ignoto, non sapevo se sarei stato bene o no. Non ho mai pensato di dover combattere il cancro, perché sarebbe stato un nemico troppo grande e potente. L’ho presa come un viaggio con un compagno indesiderato nella speranza che si annoiasse e morisse prima di me. Sfortunatamente queste cose hanno la tendenza a tornare. Ma al momento sto bene e spero continui a essere così finché morirò di vecchiaia»
CREMONA – Un ultimo pensiero dedicato alla città in cui è nato e cresciuto, Cremona. «Per me è stato difficile perché vengo da Cremona, la città probabilmente con il più alto tasso di mortalità nella regione. In un certo senso sento che dovrei essere lì con la mia gente. Mi sono sentito così male a leggere che le persone morivano in ospedale senza i loro cari. È una tragedia». Gianluca sta trascorrendo questo brutto periodo di quarantena collettiva nella sua casa londinese con la moglie e le figlie: «Stare a casa a Chelsea non è un problema. Posso lavorare da remoto. Posso andare a piedi al parco. Mia moglie e le mie figlie sono qui ed è bello stare con loro. A Londra conosco solo due persone che sono positive. Grazie a Dio non ho perso nessuno che conosco in questo paese. Ma a Cremona è diverso dove ci sono solo 80mila persone, Londra ne ha sei milioni. Lo senti di più in un posto più piccolo».
