Gazzetta – Strizzolo: «Volevo smettere e fare il geometra»
Gazzetta – Strizzolo: «Volevo smettere e fare il geometra»

L’attaccante friulano Strizzolo si è raccontato alla Gazzetta dello Sport: «L’Udinese? Magari, devo crescere molto. Vorrei avere la mentalità di Piatek»

L’attaccante della Cremonese Luca Strizzolo, che si è sbloccato con la doppietta realizzata al Lecce domenica scorsa, ha parlato alla Gazzetta dello Sport«Vedevamo ad un certo punto la zona retrocessione, siamo stati poco sereni. Però poi abbiamo lavorato bene e siamo ripartiti». La società a gennaio ha speso 650mila euro per acquistare il cartellino dal Cittadella: «Volevo ricompensare la società, mi sentivo in dovere di fare qualcosa in più. Nelle scorse gare ho sbagliato qualche gol di troppo, preferisco invece essere abituato a sentire l’adrenalina del gol, che è unica».

VOLEVA SMETTERE – Anche lo stipendio è salito, dai 18mila euro di Pordenone ai 45mila di Cittadella e i 180mila attuali: «Mi sento ora un vero professionista: nelle due esperienze precedenti ho trovato società molto ben organizzate, ma la svolta non era arrivata. Cremona me la sta dando, il gruppo è maturo e di grandi professionisti». In passato, nel 2015, Strizzolo voleva smettere: «Ero fatto così, le cose non andavano bene: giocavo poco e non segnavo, così mi sentivo poco sereno. La famiglia mi ha aiutato, papà e zio hanno caratteri belli tosti e mi hanno fatto vedere cose positive. Mio fratello in Eccellenza ha avuto gli stessi dubbio, lui ha smesso e io invece ho deciso di proseguire».

POSSIBILE GEOMETRA FRIULANO – Avrebbe fatto il geometra: «Non ero riuscito a diplomarmi, mi piace disegnare l’arredamento delle case e organizzare un appartamento. Progettare era un modo per sentirmi sereno, infatti avrei voluto fare Architettura o Interior Design. Anche a Scienze motorie ho pensato, che non c’entra nulla, ma visto il mio lavoro…». Strizzolo, da buon friulano, si identifica nel suo popolo: «Per la precisione sono di Bicinico, ho quel carattere chiuso ma come i friulani lavoro molto e cerco di arrangiarmi e di affermarmi. Noi calciatori abbiamo una carriera limitata, non si può perdere tempo. Udinese? A casa tornerei volentieri, è la mia squadra. Ma devo crescere molto per meritarmela».

PARAGONI E SOPRANNOMI – Molti hanno paragonato il gigante Strizzolo a Elkjaer e Immobile. «Elkjaer non l’ho mai visto, il mio tipo di gioco è vario. Vado in profondità, mi sacrifico e colpisco bene di testa. Mi piacciono i movimenti di Quagliarella, ma mi piacerebbe avere la mentalità di Piatek: credo lavori sulla testa, si vede da come approccia la gara e da come cerca costantemente il gol». A Cittadella era obbligatorio avere un soprannome, Strizzolo racconta questo: «Camigliano mi chiamava “l’arciere” ma in B c’era già Calaiò e non mi sembrava il caso. Mi chiamavano già “Re Leone”, mi piaceva di più. Io come Batistuta? Leggero come paragone! Ho scelto la numero 9 come maglia perché era andato via Brighenti e già era sulle mie spalle in Veneto. Un numero importante».

Redazione
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