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Daniel Ciofani è l’anima della Cremonese
Daniel Ciofani è l’anima della Cremonese

Capitano e trascinatore nelle vittorie, riferimento nelle sconfitte: per la Cremonese Daniel Ciofani non è un calciatore come tutti

Minuto 82 di Cremonese-Roma, 24ª giornata di Serie A. In una gara ad alta intensità in cui erano addirittura passati in vantaggio, i grigiorossi vengono raggiunti da Spinazzola e temono di dover assistere all’ennesima beffa di una stagione che ancora non ha regalato alcuna vittoria in campionato. Ad un certo punto, quasi all’improvviso, Daniel Ciofani controlla un pallone al limite dell’area e lo colpisce di destro, con una deviazione di Matic che lo rende più un assist per Okereke. Questi controlla, viene steso da Rui Patricio e l’arbitro Piccinini indica subito il dischetto. Il capitano raccoglie la sfera e dopo un lungo sospiro si appresta a tirare uno dei rigori più pesanti della sua lunga carriera.

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Il mix di gioia e paura percepiti allo Stadio Zini negli istanti che hanno separato la rincorsa di Ciofani e il suono del pallone che si insacca alle spalle di Rui Patricio hanno provocato una sensazione che solo i tifosi della Cremonese e lo stesso numero 9 possono capire. L’insostenibile pressione dei zero successi in campionato, l’ansia di vivere l’ennesimo capitolo da incubo di una stagione quasi stregata, i fantasmi degli errori dal dischetto della stagione 2021-22. Tutto scacciato da quel calcio di rigore, preciso e imparabile. Le urla di gioia dell’intero stadio diventano un tutt’uno con quelle della squadra, che nel frattempo si ammassa intorno al suo capitano. Paradossalmente lui è anche l’unico a farsi avvolgere dal delirio generale: silenzioso e con lo sguardo fisso nel vuoto, sembra quasi che debba ancora elaborare l’accaduto. Alla fine si lascia andare in un urlo che forse è più un ruggito, con la rabbia e la spietatezza di chi sapeva che prima o poi quel gol sarebbe arrivato.

Ciofani è la dimostrazione che volere è potere. Così come Ibrahimovic si è detto convinto di poter ancora dire la sua nel Milan nonostante l’età e i recenti acciacchi, l’ex Frosinone è certo di avere tutto quello che serve per aiutare la Cremonese a scrivere un’altra importante pagina di storia dopo la promozione (il paragone non è casuale). E se può permettersi di farlo è grazie agli sforzi delle scorse stagioni: arrivato come bomber tanto atteso, si è fatto carico di tutte le critiche del caso quando, nel 2019, la squadra costruita per la promozione diretta navigava nei bassifondi della Serie B. Invece di cambiare aria, come molti avrebbero fatto al suo posto, ha scelto di rimboccarsi le maniche e mantenere la promessa, risollevando la Cremo non una, ma ben due volte: prima con la doppietta di Castellammare di Stabia che ha ufficializzato la salvezza, poi la stagione successiva con gli 11 gol che hanno dato il via alla risalita firmata Pecchia. Ciliegina sulla torta l’annata scorsa, con le sue 8 reti (capocannoniere grigiorosso insieme a Zanimacchia) che hanno permesso di conquistare la Serie A. Un esito che per lui era tutt’altro che inaspettato.

Già, perché sin dall’estate del 2021 Ciofani aveva percepito che quella in procinto di iniziare sarebbe stata una stagione magica. «Tutte le squadre che in Serie B fanno 20 vittorie vengono promosse direttamente», diceva spesso a microfoni spenti. E ci ha creduto sempre, anche dopo la sconfitta di Lecce (forse il vero spartiacque della stagione grigiorossa) e il tonfo di Pisa. Da chioccia di un gruppo di giovani talenti, coadiuvato da altri compagni esperti e soprattutto coesi, è finalmente riuscito nel compito che si era prefissato ad agosto 2019, momento del suo arrivo all’ombra del Torrazzo. Da capitano. 

La stagione in corso di Serie A lo ha messo davanti ad un’altra impresa, questa volta ancora più difficile: la salvezza. Quel risultato che con il Frosinone gli è sfuggito per ben due volte e che per lui sarebbe «il coronamento di una carriera». Ciofani affronta il campionato consapevole di non essere al centro del progetto (anzi, fino al 31 agosto a forte rischio cessione), ma anche con la testa di chi si prepara per scendere in campo da titolare ogni giornata e giocare 90’. Quando le cose vanno male è il primo a metterci la faccia e fare mea culpa, quando vanno bene prende orgogliosamente i complimenti. Ecco perché lo vediamo sempre inseguire gli avversari con l’argento vivo addosso quando gioca titolare e fare a sportellate con chiunque pur di conquistare il pallone quando subentra, che sia per giocare mezz’ora o solamente cinque minuti. Ecco perché è il secondo miglior marcatore della rosa e non ha paura di presentarsi dal dischetto anche quando il pallone scotta tantissimo, come a Salerno e contro la Roma. 

Un po’ come nell’antico racconto cinese “Yu Gong sposta le montagne”, il 9 grigiorosso vuole essere l’anziano saggio che convince chi lo circonda a credere in un’impresa all’apparenza impossibile: «Sappiamo che sarà molto difficile. Però se io sono arrivato in Serie A, e ci va uno su 33mila, la Cremo può credere nella salvezza, anche se ci fosse l’1% di possibilità». Affrontare il resto della stagione con questa mentalità è l’unica soluzione per non avere alcun rimpianto, a prescindere da quello che sarà l’esito finale. Una certezza però c’è: di uomini come Ciofani, nel mondo del calcio, ce ne sono pochi.


Di Lorenzo Coelli

Lorenzo Coelli

Redattore e Social Media Manager

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