La Cremonese perde anche a Lecce e scivola in zona retrocessione: il rigore negato non deve distogliere l’attenzione dai limiti della squadra
Un mese di scontri proibitivi aveva fatto crescere a dismisura le aspettative sulla trasferta di Lecce, snodo sì cruciale, ma non decisivo per il destino della Cremonese. La grande tensione per un match annunciato come vero e proprio scontro salvezza ha fatto tremare più di qualche gamba in casa grigiorossa, come ammesso dallo stesso Nicola nel post partita. Gli episodi arbitrali, seppur controversi, non devono tuttavia distogliere l’attenzione dal ripetersi di certi errori e dalle difficoltà di questa squadra nell’affrontare determinate situazioni.
TORNA BARBIERI – La partita in casa con il Milan di domenica scorsa deve essere piaciuta a Davide Nicola. Il tecnico conferma infatti dieci undicesimi della squadra che ha affrontato i rossoneri allo Zini. L’unico cambio è sulla destra, dove Barbieri prende il posto di Zerbin. Conferme quindi per Bianchetti e Folino, che prendono rispettivamente il posto di Terracciano (squalificato) e Baschirotto (ancora infortunato). Tra i “nuovi” Thorsby e Maleh c’è ancora Vandeputte, davanti il solito duo Bonazzoli-Vardy. La sorpresa più grande è l’annuncio della vigilia: Okereke, fuori rosa da settembre, torna a disposizione di Nicola e siede in panchina con i compagni. Dall’altra parte Di Francesco recupera Gandelman solo per la panchina e schiera Coulibaly in supporto a Stulic.
ERRORI DECISIVI – L’approccio grigiorosso è anche buono. La Cremonese inizia cattiva, forse fin troppo. Nei primi 4 minuti gli uomini di Nicola commettono 4 falli, quasi un terzo di quelli commessi in 90′ contro il Milan. La manovra è appannaggio del Lecce, ed è anche normale. La patata bollente è tra i piedi degli avversari, che giocano in casa e che dovranno poi affrontare un calendario complicato con le sfide a Napoli, Roma e Atalanta. La Cremo prova a ripartire con le giocate di Bonazzoli per uno spento Vardy, rallentato da una botta subita in uno sconto con Falcone. Come spesso succede in queste partite sono gli episodi a indirizzare la gara. L’ennesimo buco su calcio piazzato, unito a un’uscita farfallesca di Audero, permette al Lecce di passare in vantaggio con il colpo di testa di bomber Pierotti, al primo gol in campionato. Poco dopo Bianchetti va scomposto su Stulic e devia con la mano: lo stesso attaccante realizza il rigore del 2-0. Banda si scatena, il Lecce si scioglie e solo per un mix di fortuna e Luperto la Cremonese non chiude la prima frazione sotto di tre reti.
CORAGGIO, FINALMENTE – La Cremonese si ripresenta in campo con un vestito nuovo. Fuori Vandeputte, Bianchetti e Vardy, dentro Payero, Djuric e Zerbin e grigiorossi schierati con il 4-4-2. Le mosse ripagano subito, visto che dopo due minuti Djuric manda in porta Bonazzoli per la rete del 2-1. Il gol mette benzina nelle gambe grigiorosse, Nicola crede nella rimonda e butta nella mischia anche Okereke e Sanabria, aumentando il peso offensivo della squadra. Mentre Luperto regge da solo la difesa, davanti si creano occasioni, ma sempre e solo sulle spizzate di Djuric. L’energia si spegne presto e quando l’adrenalina lascia il posto alle qualità tecniche la Cremonese si scontra con le solite problematiche di gioco. La partita si trascina tra palle alte riversate in area leccese e ripartenze dei padroni di casa che sfiorano in più occasioni la rete del k.o.. L’episodio finale del rigore negato a Sanabria fa rabbia. Per la seconda volta in stagione ai grigiorossi viene negata anche la revisione Var in un episodio capitato in pieno recupero.
A MENTE FREDDA – Per quanto possano fare arrabbiare, questi episodi non devono distogliere l’attenzione dai problemi in casa Cremonese. Non serve ripetere i numeri del disastroso girone di ritorno: può bastare un rigore negato a cambiare il giudizio dopo tre mesi senza vittorie? Ciò che deve fare arrabbiare è la reazione del secondo tempo. Nella ripresa i grigiorossi hanno dimostrato di poter interpretare un calcio più offensivo interpretando la gara in una certa maniera. Come sarebbero finite le gare contro Verona, Sassuolo e Lecce se la Cremonese avesse giocato con un po’ più di coraggio? Questa squadra ha uomini e qualità per salvarsi, serve solo credere più in se stessi e nelle proprie possibilità, cosa venuta meno negli ultimi mesi probabilmente anche a causa del gioco imposto da Nicola. Il mister nel post partita ha detto che tutti devono credere nella salvezza, ma il modo in cui sono state affrontate alcune partite fin qui sembra suggerire che sia proprio il mister a dubitare delle possibilità di questo gruppo.
AVANTI CON CORAGGIO – Il percorso di una squadra che lotta per salvarsi è un po’ come la vita: il 10% è ciò che ti succede, il 90% come reagisci. Se Nicola e la Cremonese vogliono davvero salvarsi devono archiviare alla svelta gli episodi arbitrali e concentrarsi sugli errori da non ripetere. Soprattutto, ripartire dall’atteggiamento del secondo tempo di Lecce, da quel coraggio che è conditio sine qua non per la squadra grigiorossa. A prescindere da chi ci sarà in panchina lunedì prossimo contro la Fiorentina, la Cremo deve ricominciare a giocare con coraggio, a credere nelle qualità dei proprio giocatori e a interpretare la partita di conseguenza. E visto che la stagione di ciclismo è alle porte, riparto da una massima del Magro: è la testa che fa girare le gambe.
