La Cremonese incappa nella prima sconfitta in Serie A a San Siro: brutto k.o. per i grigiorossi, ma ci sono anche indicazioni positive
La Cremonese torna da Milano con le ossa rotte, dopo una partita dominata dall’Inter in cui i grigiorossi hanno faticato a uscire dalla propria metà campo. Non fingiamoci stupiti. Ok, la scoppola non se l’augurava nessuno, ma si sapeva che sarebbe stata una trasferta dura, la più tosta di questo inizio campionato. Il divario d’altronde è questo. Per fare risultato contro le prime della classe serve che coincidano diverse circostanze, tra cui la giornata storta dell’avversario. Non è successo, ed è vero che la Cremo avrebbe potuto fare di più, ma dalla trasferta di San Siro arriva anche qualche notizia positiva.
CON LA BBC – Complice qualche infortunio Nicola presenta diversi volti nuovi rispetto all’undici che ha ben pareggiato a Como. Tra i pali c’è la conferma di Silvestri visto che Audero, infortunatosi in riva al lago, non è nemmeno convocato. Dietro prima da titolare per Ceccherini, chiamato a sostituire l’acciaccato Terracciano, con lui i soliti Baschirotto e Bianchetti per una cremonesissima BBC. A sinistra c’è Pezzella mentre a destra un altro esordio dal primo minuto: a San Siro trova finalmente spazio dall’inizio Floriani Mussolini dopo i grandi impatti sul match dalla panchina. In mezzo non c’è Payero ma Vazquez, schierato come mezzala destra, con Grassi e Bondo. Davanti con Sanabria c’è Johnsen: l’ex Bonazzoli va in panchina, dove c’è anche il recuperato Vardy, pronto a subentrare.
SAN SILVESTRI – Le difficoltà della serata si palesano quando sul cronometro non è ancora apparso il numero 1: la deviazione volante di Frattesi sul cross di Dimarco lascia presagire che i 90 minuti saranno molto lunghi. L’Inter mette molta pressione alla Cremonese, già poco abile a gestire il possesso nella propria metà campo. I grigiorossi – come a Verona – faticano ad alzare il baricentro. Se a Como era stato utile Johnsen, che aveva vinto diversi duelli aerei, a Milano né il norvegese né Sanabria riescono e tenere palla e a conquistarsi qualche fallo per fare respirare la difesa. Proprio da un errore del paraguaiano arriva il vantaggio nerazzurro, con Barella che approfitta del ritardo di Baschirotto nell’alzarsi per mandare in profondità Bonny per l’1-0 di Lautaro. Solo un grande Silvestri tiene in piedi il risultato fino a dopo la mezz’ora, quando è lo stesso Bonny a impattare di testa sul cross di Dimarco per il 2-0.
DOMINIO INTER – Nella ripresa l’Inter dilaga con Dimarco e Barella. Mentre Silvestri mette altre pezze, Nicola mette mano ai cambi e inserisce Vandeputte, Vardy, Bonazzoli, Faye e Barbieri. Solo nel finale, quando l’Inter abbassa il ritmo, i nuovi ingressi danno il boost sperato, soprattutto in fase di possesso. Sono loro infatti a orchestrare una rete che rende meno amara la sconfitta: Vardy recupera rabbiosamente una palla sulla trequarti, Vandeputte fa il Vandeputte e crossa perfettamente sul secondo palo dove Bonazzoli trova il suo secondo gol a San Siro dopo quello contro il Milan.
SCELTE CHE NON PAGANO – L’enorme divario tecnico con l’Inter non deve essere una scusa per non analizzare la partita della Cremonese. Col senno di poi (lusso che può permettersi solo chi scrive) certe scelte non hanno pagato. In primis quella della posizione di Vazquez, per diversi motivi. L’intenzione di Nicola era quella di partire con un 3-4-2-1 che in fase difensiva diventava 5-4-1. Il Mudo invece si è ritrovato – volente o nolente – a fare la mezzala e a spendersi soprattutto senza palla nel tentativo (fallito) di limitare gli inserimenti avversari. L’argentino è stato speso in una fase difensiva in cui è poco avvezzo mentre sarebbe servito più avanti, dove Johnsen e Sanabria hanno fallito nel compito di tenere palla e fare alzare il baricentro della squadra. Davanti il Mudo avrebbe certamente saputo gestire meglio alcuni possessi, in modo da far respirare la difesa, perennemente in apnea sotto i continui attacchi dell’Inter. Anche la scelta di Floriani Mussolini non ha pagato. Nonostante il mismatch fisico con Dimarco, l’esterno della Lazio è stato continuamente preso in mezzo. Davanti non ha saputo incidere e nelle rare volte in cui è stato cercato è stato sempre anticipato. D’altronde non deve essere facile esordire dal 1’ a San Siro: forza e coraggio, una partita da titolare al Meazza è come andare dall’Università.
NASCERANNO DEI FIORI – La sconfitta, seppur pesante a livello di risultato e di gioco, non deve ridimensionare il cammino fatto finora. Come si diceva nell’incipit, per fare punti contro certe squadre serve la concatenazione di una serie di fattori. Come all’esordio contro il Milan quando la Cremonese, in serata super, ha trovato la giornata no dei rossoneri. Quindi niente drammi perché il campionato è lungo, la classifica è ancora bella e nonostante la sconfitta i grigiorossi portano via alcune belle cose da Milano. Come dichiarato da Nicola nel post gara la squadra non si è disunita nonostante difficoltà e frustrazione. Ancora una volta poi è da elogiare l’impatto di chi è entrato dalla panchina. Vandeputte è entrato cattivo, e ha dimostrato che anche in Serie A è un assistman prezioso. Vardy ha finalmente fatto cose da Vardy, come il recupero sul gol di Bonazzoli (ah se potesse giocare sempre a San Siro) e un colpo di tacco per Bondo. Faye è stata una piacevole sorpresa: entrato sul 4-0 si è reso protagonista di qualche bella chiusura e ha dimostrato grande calma nel gestire il possesso, uscendo con eleganza da alcune situazioni complicate. Apprezzabile anche l’esordio stagionale in Serie A di Barbieri, finalmente arruolato e pronto a dare il suo contributo alla causa. Insomma, le riflessioni a mente fredda dicono che non tutto è da buttare. Dopo certe partite la prima idea sarebbe quella di andare via dal campo. Invece si dovrebbe ascoltare Via del Campo. Perché come cantava De André, è dal letame che nascono i fiori.
