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Primavera, Pavesi: «Sconfitta che non cancella una stagione fantastica»
Primavera, Pavesi: «Sconfitta che non cancella una stagione fantastica»

Le parole di Elia Pavesi al termine della Supercoppa di Primavera 2: «Un gruppo fantastico che ha saputo amalgamarsi alla perfezione»

Al termine della sfida di Supercoppa di Primavera 2 persa dalla Cremonese contro il Cesena per 6-5 ai calci di rigore, il mister della Cremonese Primavera, Elia Pavesi, ha commentato la partita dello Stadio Zini e l’intera stagione davanti alle telecamere. A suo avviso, quella di oggi non è stata la miglior partita dei suoi ragazzi, ma la sconfitta non compromette di certo la loro fantastica stagione. Un cammino splendido che ha permesso alla Primavera di tornare nel massimo campionato giovanile dopo 18 anni, frutto della forza di un gruppo i cui risultati rimarranno per molto tempo nella storia di questo club. Di seguito l’intervista completa

I calci di rigore sono una lotteria ma la sconfitta di oggi non sposta di un centimetro il giudizio su questa squadra.
«Non sposta certamente il giudizio sulla stagione. È stata una partita molto aperta proprio come ci aspettavamo che però a mio avviso non abbiamo giocato al massimo delle nostre capacità. Questo è l’unico rammarico perché avremmo potuto fare qualcosa in più. Il gol del pareggio è arrivato poco dopo l’occasione che avrebbe potuto portarci sul 2-0. Per il resto, complimenti al Cesena. Per quanto riguarda la stagione, questo risultato non cambia nessun giudizio su questa squadra. Anche oggi, nei novanta minuti, la sfida è terminata 1-1. Poi i rigori sono una lotteria, può capitare di tutto: abbiamo fatto degli errori e non abbiamo portato a casa la coppa».

Quando c’è stato il cerchio finale, prima dei calci di rigore, cosa ha detto ai suoi ragazzi?
«È sempre un momento particolare dove cerchi di far sentire il calore e la vicinanza, anche perché nei rigori l’emotività prende il sopravvento. Ho cercato un po’ di tranquillizzarli. Loro avevano già gli occhi sulla coppa e quindi non è stato semplice. Gli ho detto che avevamo già fatto qualcosa di molto grande e che questa vittoria poteva essere un plus di una stagione fantastica. Ho cercato di toccare un po’ l’aspetto della motivazione, ma nei rigori c’è poco controllo su questo argomento».

Guardando alla stagione, qual è stato il momento in cui ha capito di avere tra le mani una squadra così dominante?
«La consapevolezza è cresciuta poco alla volta, vittoria dopo vittoria. La squadra ha capito di avere dei valori non tanto tecnici quanto più caratteriali e di gruppo che gli hanno permesso di fare la differenza. Noi abbiamo vinto questo campionato grazie al gruppo. Se devo scegliere un momento particolare, credo che la vittoria di Brescia arrivata all’ultimo minuto, prima della pausa natalizia, ci abbia dato la possibilità di vivere con un maggior distacco e maggior serenità il periodo di sosta. Lì abbiamo capito che si poteva provare a tener duro fino alla fine. Poi, sicuramente, siamo stati bravi a non mollare un centimetro e ad arrivare fino in fondo con un percorso netto». 

Ha parlato di gruppo. Qual è il segreto di questa squadra? Che valori ha? 
«Il segreto è stata proprio la capacità di amalgamarsi. Era un gruppo composto da diversi ragazzi che sono a Cremona da diversi anni e con loro è stato più facile trovare questa alchimia, ma anche i ragazzi che si sono aggiunti quest’anno sono stati accolti molto velocemente e a loro volta sono stati molto bravi ad inserirsi. Forse non eravamo la squadra più forte (se penso alle individualità), ma sicuramente eravamo il gruppo più coeso e questo ci ha permesso di vincere».

Com’è stato finire questa stagione all’interno del teatro dei sogni grigiorossi dello Stadio Zini?
«Questo secondo me è stato un premio extra per i ragazzi. Non dobbiamo dimenticarci che queste sono esperienze uniche per loro che devono far parte della loro crescita. Auguro a tutti i ragazzi di giocare in uno stadio di questo calibro, ma so bene che per alcuni di loro potrebbe non capitare più. È tutta esperienza che oggi devono portare a casa. È chiaro che avranno l’amarezza per come è finita, ma credo che l’esperienza che hanno vissuto oggi sia una delle più importanti fra quelle che hanno vissuto fino ad ora».

Enrico Girelli

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