A Genova non è stata la solita Cremonese, ma esce indenne ancora dal Ferraris. Una partita in crescendo, un punto che allunga la striscia utile
Non è stata una partita indimenticabile, ma la Cremonese torna a casa con un buon punto dal Ferraris, allungando a otto la serie di risultati utili consecutivi (mai accaduto in stagione). La Sampdoria, costruita per lottare ai vertici, era praticamente all’ultima occasione per evitare la retrocessione diretta, invece dovrà lottare fino all’ultimo. La Cremo è parsa quella del “vorrei ma non posso”, dal “braccino corto” proprio a Genova (non ce ne vogliano i liguri per il noto luogo comune), molto distante da quella delle ultime giornate in cui ha dato vita a gare infuocate contro Cittadella, Juve Stabia o Mantova. Il caldo ha sicuramente inciso, l’ambiente pure. E lo ha confermato anche Stroppa in conferenza stampa: «La squadra ci ha messo un po’ ad adattarsi alla partita». Scopriamo perché.
CONDIZIONI – Chi era a Genova lo sa: il primo vero caldo della nuova stagione, un pubblico che a gran voce ha sostenuto i propri calciatori in campo. La Sampdoria è reduce da una deludente sconfitta a Carrara e in generale da un campionato disastroso, eppure decine di migliaia di persone hanno caricato i blucerchiati come se fosse la finale playoff per la promozione. La Cremo ha risentito di queste condizioni ambientali e se ha perso punti su Spezia e Juve Stabia è perché – obiettivamente – aveva la sfida più dura di questo B-Day del 1° maggio. Cremo che, oltretutto, aveva di fronte una Samp non con il 4-4-2 (come si era ipotizzato più e più volte nei giorni scorsi), ma schierata a specchio, con la speranza di vincere i duelli singoli.
LE SCELTE – A tutto questo aggiungiamo una Cremo timida in avvio e poco brillante. Stroppa sceglie Antov in difesa al posto di Ceccherini, non irreprensibile col Mantova; a centrocampo l’assetto del secondo tempo del derby con Pickel davanti alla difesa, affiancato da Collocolo e Vandeputte. Azzi torna titolare dopo l’infortunio a sinistra, a destra confermato Barbieri. In attacco l’ex De Luca – molto temuto e rimpianto dai tifosi di casa, considerando i pessimi dati offensivi della squadra di Evani – supportato da Johnsen, reduce forse dalla miglior prova stagionale. Castagnetti, apparso un po’ appannato in tempi recenti, finisce in panchina (non succedeva dal 2 febbraio a Salerno).
FULI-SHOW – In settimana Evani ha studiato una Sampdoria a specchio, con il recuperato Sibilli in azione alle spalle di Niang. Vanno in panchina sia il grande ex Coda, Borini e Abiuso. Dovendo conquistare punti salvezza, i blucerchiati la mettono soprattutto sull’aggressività e sui nervi: per Johnsen e De Luca non ci sono affatto spazi, il terzetto Ferrari-Curto-Altare non lascia spazio alle qualità degli interpreti grigiorossi. Nonostante questo, la prima chance capita sui piedi di Azzi: si accentra come suo solito, calcia di destro e… come suo solito non centra la porta. Inizia poi il Fulignati show: tra il 17′ e il 25′ para tutto, che sia fuorigioco oppure no. Due volte su Niang, una su Sibilli.
LENTI E IMPACCIATI – Di fronte c’è una Cremo lenta, a basso ritmo e poco reattiva. Stroppa si arrabbia molto, a gesti platealmente fa capire che vorrebbe più velocità di palleggio e verticalizzazioni. Pickel gioca soprattutto in orizzontale e perde qualche pallone banale, poi ci si mette anche Azzi che da una rimessa laterale in zona offensiva getta il pallone sulla testa di un avversario che era a terra, che però poi si rialza e dà il là a una nuova conclusione di Sibilli con diagonale a lato di poco. Quante volte è successo, in campionato, che le occasioni degli avversari nascessero su palle velenose perse dopo la metà campo? Verso l’intervallo anche Vandeputte incespica in mediana e apre al contropiede due vs due che Niang, fortunatamente, non sfrutta. In mezzo l’unico guizzo di Johnsen: servito in area, stop appetitoso e destro che supera Cragno ma centra in pieno due blucerchiati.
UN’ALTRA RIPRESA – Quando l’arbitro Marchetti fischia la fine del primo tempo, è netta la sensazione in casa Cremo che qualcosa dovesse cambiare, in primis l’atteggiamento, poi qualche interprete. Pickel, Azzi e Barbieri sono gli indiziati alla sostituzione: Stroppa fa subito scaldare Castagnetti, Zanimacchia e Ceccherini. Entrano al 46′ soltanto gli ultimi due, Stroppa racconterà che Barbieri è uscito per un colpo alla coscia e Ravanelli aveva sentito un fastidio muscolare. Questa volta Ceccherini è impenetrabile: lotta come un leone contro Niang, costringendolo anche al cartellino giallo (l’opposto di quanto accaduto con Mensah nel derby). Il copione cambia sensibilmente: la Sampdoria è ancora più tutta dietro e fa giocare la Cremo, l’unico obiettivo è lanciare lungo per Niang, sperando nella torre per Sibilli, per gli esterni di centrocampo (Beruatto e Venuti) e per le mezzali (Benedetti e Vieira).
AMMINISTRAZIONE – Se la Samp della ripresa sembra tornata quella delle scorse settimane con la palla lunga per gli attaccanti come unica idea offensiva, pian piano anche la Cremo cresce e ricorda quella dell’ultimo periodo: prende campo, scambia velocemente da sinistra a destra, sfrutta il buon impatto di Zanimacchia (qualche palla dentro interessante) e un Johnsen più dentro alla partita. L’unico tiro però è di Collocolo al 61′, un destro secco da fuori, preparato bene, e respinto da Cragno. Entra poi Valoti per un Vandeputte in ombra, l’ex Monza dà vivacità e si comporta bene anche nei ripiegamenti difensivi. Tutti si aspettano un forcing finale della Samp davanti al proprio pubblico, ma tutto fila via senza patemi d’animo. Nel recupero però Azzi certifica l’insufficienza regalando palla a Venuti: cross in mezzo, vola Fulignati per impedire l’1-0. La scena è incresciosa: l’arbitro chiama subito i soccorsi per il portiere, caduto male, ed entra anche la barella. I tifosi della Samp urlano: «Devi morire», per fortuna Fuli si rialza e porta a termine gli ultimi tre minuti (la Cremo aveva finito i cambi, Bonazzoli sembrava l’indiziato per mettere i guantoni).
AD ALTO LIVELLO – Il pareggio di Genova ricorda molto quello ottenuto circa un anno fa dalla Cremonese a Catanzaro. Sempre 0-0 in trasferta con le due squadre che, a un certo punto, sembravano accontentarsi (anche se al Ceravolo la Cremo di Stroppa aveva sofferto molto di più rispetto al Ferraris). A fine gara tanti tifosi di entrambe le parti hanno gridato al “biscottone”, in realtà è parso – come detto – che Samp e Cremo abbiano voluto inconsciamente, verso la fine della partita, evitare di scoprirsi troppo per uscire da Marassi con una sconfitta (che sarebbe stata molto più pesante per la Doria). La Cremo ha ottenuto quel che cercava, in fin dei conti: la continuità. Certo, in classifica si allontana dallo Spezia e si riavvicina alla Juve Stabia, ma la situazione resta solida e la squadra sta bene. Ora tre partite di fila contro le prime tre: tre banchi di prova perfetti in vista dei playoff, per dimostrare che se c’è una squadra da battere, quella è la Cremonese.
dal nostro inviato a Genova Andrea Ferrari
Credit Photo: U.S. Cremonese
