Il grande salto dell’allenatore abruzzese Giampaolo, che in pochi anni dai grigiorossi in Lega Pro si è guadagnato la gloriosa panchina del Milan. In bocca al lupo!
Novembre 2014. La Cremonese, per il nono anno consecutivo nell’inferno della Lega Pro, è costretta al ribaltone in panchina dopo appena 12 giornate: il progetto giovani con la bandiera grigiorossa Mario Montorfano in panchina, voluto a gran voce dalla maggior parte dei tifosi e acconsentito dal presidente Gigi Simoni, si rivela un fallimento: 13 punti in classifica, +3 sulla zona playout. Simoni cambia tutto e per il ruolo di allenatore della prima squadra sceglie Marco Giampaolo, che aveva già avuto esperienze in Serie A, pur essendo sempre stato esonerato (Cagliari due volte, Siena, Catania e Cesena). Di recente era sceso in B al Brescia, ma – dopo sole 5 giornate e 6 punti – i tifosi avevano inneggiato al suo predecessore Calori, così lui scomparve per alcuni giorni, non si presentò agli allenamenti senza nemmeno avvisare lo staff. Una vicenda particolare che ebbe molto spazio sui giornali, con anche la redazione del celebre programma tv Chi l’ha visto? che si è interessata. E fu la Cremo, oltre un anno dopo, a dargli la possibilità di ripartire, di mostrare a tutti che sul suo conto erano state dette solo fesserie. Si ricomincia dalla Serie C.
INIZIO COMPLICATO – Eravamo presenti, il 22 novembre, all’esordio di Giampaolo con la Cremonese. Si giocava al Fortunati di Pavia, contro una delle prime forze del campionato, e per i grigiorossi fu un tracollo senza se e senza ma: 4-1 per la formazione di casa, guidata peraltro dall’ex Riccardo Maspero. Questo il 4-3-3 schierato dal tecnico abruzzese per la sua “prima” con la Cremo: Battaiola; Palomeque, Giorgi, Gambaretti, Favalli; A. Marchi, Jadid, Palermo; Di Francesco, Brighenti, Kirilov (il portiere Battaiola fu espulso nel finale). A distanza di anni, Giampaolo rivelerà al giornalista Paolo Condò nel programma Mister Condò di Sky Sport: «Fui catapultato in una realtà di cui conoscevo poco o nulla, mi sono preso il rischio, non li avevo mai visti giocare. Per la prima volta subentrai in carriera, era la mia ultima spiaggia. Erano tutti giocatori giovani, ma trovai massima disponibilità: uno di questi era Di Francesco, che ora gioca in A». E fu proprio il figlio d’arte a segnare a Pavia, uno di quelli che trovò maggiore giovamento con Giampaolo in panchina. Un avvio, però, da incubo: «Fra due mesi tracceremo una linea e vedremo che cosa avremo fatto – ha detto il tecnico ai nostri microfoni nel post partita –, solo con il lavoro sistemeremo le cose».
CAMMINO TURBOLENTO – La rincorsa ai playoff si faceva ostica, il gap con le prime cresceva partita dopo partita, perché la Cremonese aveva sì invertito il trend rispetto alla precedente gestione ma non abbastanza per insidiare le prime della classe. Importanti le vittorie allo Zini contro FeralpiSalò e Pavia, i due successi con l’Arezzo oppure il 3-1 esterno di Como, però il tutto compensato con alcuni k.o. inaspettati quali le trasferte di Sassari, Bolzano, Venezia e soprattutto Busto Arsizio alla terzultima giornata (ma sappiamo che il Penzo e il Druso sono ostici da sempre per i grigiorossi). La crescita nel finale di stagione non è bastata per approdare ai playoff, obiettivo minimo fissato dalla società e dalla proprietà l’estate precedente, dopo che con Torrente-Dionigi il cammino si era interrotto proprio agli spareggi promozione (indovinate dove? Sì, proprio al Druso di Bolzano). All’ultima giornata del campionato 2014-2015, datata 10 maggio, la Cremonese vinse 3-0 sul campo della Giana Erminio. Giampaolo, all’ultima in grigiorosso, congedava così in sala stampa: «Ce ne andiamo con il sorriso… fra virgolette». Ottavo posto, 50 punti.
I PUNTI CHIAVE – Ma cosa ci portava a capire che Giampaolo sarebbe presto tornato ad allenare in categorie superiori? Anzitutto lo stile: un allenatore “da campo”, che nelle conferenze ha sempre ostentato massima pacatezza, ma che sempre ti lasciava qualcosa, perché pensatore e lavoratore più di molti altri suoi colleghi. L’impostazione di gioco: un calcio tecnico, rapido, concentrato sulla fase offensiva con attenzione alle sovrapposizioni. Solitamente utilizza il 4-3-1-2 per le sue squadre, ma a Cremona ha ereditato il 4-3-3 di Montorfano per poi fare meglio nel finale con il 3-5-2, quasi come ha fatto Rastelli per la Serie B che si è appena conclusa. Giampaolo ha ottenuto il massimo con ciò che aveva a disposizione: tutti giovanissimi, eccezion fatta per gli unici over 30 Castellini e Briganti (arrivati rispettivamente a dicembre e gennaio) e il centrocampista Jadid. Brighenti aveva 26 anni ed era già fra i leader dello spogliatoio, tanto per intenderci. Le referenze: girovagando negli stadi d’Italia per lavoro, è solito imbattersi in discussioni con gli altri colleghi giornalisti, e a suo tempo è capitato innumerevoli volte di sentirci dire che ingaggiare Giampaolo fu un’ottima scelta poiché fra i più bravi allenatori italiani a preparare settimanalmente la partita e a curare la fase difensiva della squadra.
Non a caso, terminata l’esperienza alla Cremonese, è stato nientemeno che Maurizio Sarri a suggerire Marco Giampaolo per la panchina dell’Empoli in Serie A (il tecnico toscano era già stato scelto dal Napoli). Duplice salto di categoria, nessuna differenza. «Il calcio è sempre quello, indipendentemente dalla categoria» – ha riferito nel programma già citato di Sky Sport con Paolo Condò. Decimo posto in Serie A, poi i tre anni alla Sampdoria con cui ha raggiunto altri importanti risultati: ancora decimo nel 2017 e nel 2018, nono nel 2019. Voleva alzare l’asticella e ci è riuscito, guadagnandosi la chiamata del Milan, che aveva sfiorato qualche anno prima (dopo che era stato vicino alla Juventus per sua stessa ammissione prima che arrivasse Ciro Ferrara una decina di campionati fa).
In bocca al lupo mister per la nuova avventura rossonera.
Di Andrea Ferrari
