L’ottavo episodio di “C’era una volta…” è dedicato a “Jumbo” Ghisolfi, talentuoso portiere di una sfortunata Cremo di metà Novecento.
Un personaggio iconico che ha vestito la maglia della Cremo a metà Novecento, un giocatore talentuoso e tra i più presenti nella storia grigiorossa. Stiamo parlando di Mario “Jumbo” Ghisolfi, portiere della Cremonese tra il 1949 e il 1957. Fu il portiere di una squadra che raccolse ben poche fortune, che ingoiò molti rospi amari e che ebbe tantissimi problemi sotto il profilo economico, ma nonostante questo un personaggio che rimarrà nel cuore di molti tifosi.
L’ESORDIO – Ghisolfi nasce a Sospiro il primo di Settembre del 1928, pochi anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. L’estremo difensore grigiorosso debutta fra i pali grigiorossi nella stagione 1949-50 esattamente il 30 ottobre 1949 ad Alessandria. Inizialmente Mario è la riserva di Vasirani, neo acquisto della dirigenza cremonese. Il suddetto portiere, però non convince la piazza e, alla lunga, passerà il testimone al buon Mario. Dopo le prime quattordici partite, nel 1950-51 Ghisolfi parte ancora come riserva stavolta di Ferrari (che risulterà essere molto più performante di Vasirani) e per lui ci saranno solo le briciole. Dal 1951, però, Mario diventa il titolare inamovibile e da quel momento iniziano a uscire le caratteristiche tecniche di Ghisolfi.
ALTALENA DI EMOZIONI – Il portiere cremonese è molto bravo tecnicamente, anche se a volte si lascia andare a dei cali di concentrazione che lo portano a compiere errori importanti. Il suo rendimento è altalenante e le partite da lui giocate ne sono la testimonianza: alla terza giornata con una papera clamorosa permette al Piacenza di vincere il derby del Po ma soltanto tre settimane dopo blinda la porta parando l’impossibile e permettendo alla Cremo di strappare un punto contro il forte Parma. Contro il Villasanta invece si fa superare da un innocuo spiovente che non termina in fondo al sacco soltanto grazie all’imprecisione degli avversari.
IL SOPRANNOME “JUMBO” – La Cremo retrocede in Quarta Serie e risparmia su tutte le trasferte in quanto i fondi societari stanno per esaurirsi. L’inferno dura poco e i grigiorossi tornano in C: gli anni passano e Ghisolfi continua a difendere i pali della nostra squadra anche nelle acque paludose della Terza Serie alternando sempre errori evidenti a miracoli. Per questo motivo il buon Mario si guadagna il soprannome “Jumbo”, proprio perchè, se in giornata, è capace di volare da un palo all’altro della porta compiendo veri e propri miracoli. Ghisolfi entra nei cuori di tutti i tifosi per dedizione, LO spirito di sacrificio e perchè il suo impegno è sotto gli occhi di tutti. Oltretutto è anche una persona molto buona e benvoluta. Se questo portiere avesse avuto un po’ più di continuità, forse saremmo qui a raccontare un’altra storia…
L’APICE – Jumbo tocca l’apice nel 1956-57 quando la Cremo conquista un quinto posto in Serie C e lui risulta essere uno dei migliori della stagione mentre due stagioni dopo si vede sfilata la maglia da titolare da Sartori. Ghisolfi riguadagnerà il suo posto in porta soltanto nel derby perso a Piacenza. Fra l’altro, di ritorno da quella sfida, un finto tifoso lo distrae e con una scusa lo ferma per parlare della partita. Al termine della chiacchierata Ghisolfi si accorgerà di essere stato derubato del portafogli… Quella fu l’ultima stagione di “Jumbo” fra i pali della Cremo: lui e Zeglioli vengono svincolati e la sua avventura in grigiorosso termina dopo 264 partite disputate. Ghisolfi vanta anche il record di essere il primo portiere capitano della Cremonese.
DOPO LA MORTE – La sua morte nel 1966 generò molto cordoglio nel mondo dello sport, a Cremona ed a Sospiro. Nonostante la morte prematura a 38 anni, il suo ricordo verrà comunque mantenuto vivo. Il comune di Sospiro, infatti, ha deciso prima di intitolargli il campo del paese dove disputa le gare casalinghe la Sospirese e poi nel 2018, a novant’anni dalla sua nascita, la giunta comunale ha deciso di appendere una gigantografia vicino agli spogliatoi del campo, nella speranza che le presenti e future generazioni sospiresi non dimentichino le gesta di un grande uomo e grande calciatore, protagonista di una Cremonese di tempi lontani, polverosi e in bianco e nero.
