Il nuovo episodio di “C’era una volta…” è dedicato a Domenico Luzzara, presidente che portò la Cremo nel paradiso del calcio.
Prima di iniziare a parlare di lui qualunque tifoso potrebbe fermarsi a pensare anche ad un singolo aneddoto su di lui. Ci si può fermare a pensare al suo sorriso, alla sua umanità e alla sua allegria. Ci si può fermare e pensare a quella foto con in mano la Coppa Anglo Italiana mentre veniva portato in trionfo dai suoi giocatori, a quella foto insieme a Ugo Tognazzi con tanto di bandiera della Cremo fra le mani mentre festeggia la promozione in A del 1989. E chi più ne ha più ne metta. Ognuno di noi conserva un ricordo (personale o calcistico che sia) di questa grandissima persona, di un uomo che ha fatto la Storia con la S maiuscola della Cremonese. Domenico Luzzara: due parole, quindici lettere. Un unico grande amore verso i colori grigiorossi.
L’INIZIO DELLA STORIA – L'”epopea” del Presidentissimo inizia verso la fine degli anni ’60: la Cremonese, nella stagione 1966/67, naviga nelle acque paludose del fondo classifica di Serie C e, a fine campionato, alzerà bandiera bianca retrocedendo in Quarta Serie dopo tredici anni. Il presidente dell’epoca è Guido Maffezzoni il quale, dopo il cocente ritorno in Serie D decide di abdicare dopo dieci anni esatti dal suo insediamento. Nell’estate del 1967 si fa avanti allora Domenico Luzzara, imprenditore cremonese. Inizialmente il suo compito è quello di Commissario Straordinario, carica che ricoprirà per due stagioni. Dal 1969, però, inizia il suo periodo al timone della Cremo: i tifosi non possono minimamanete sospettare che, anche se con qualche interruzione nel mezzo, la guida di Luzzara durerà fino al Nuovo Millenno e sarà ricca di gioie e successi.
LA LENTA SCALATA VERSO IL PARADISO – I primi anni sono difficili e per tre stagioni si naviga fra Terza e Quarta Serie (perdendo clamorosamente anche il derby inedito contro la Leoncelli), poi nel 1976 arriva il ritorno in Serie B dopo 26 anni. Nel mezzo, nella stagione 1972/73 si insedia alla presidenza Luciano Grandi ma il suo “regno” dura soltanto dodici mesi. Gli anni ’70 si concludono con la disputa di tanti campionati di Serie C consecutivi con una squadra che ha utilizzato giocatori che faranno la storia grigiorossa come Mondonico, Cesini, Cabrini e altri che faranno la storia del calcio italiano (Walter Novellino su tutti come allenatore). Negli anni ’80 con i vari Garzilli, Montorfano e Vialli la Cremo torna in A dopo mezzo secolo. La città è in delirio e i tifosi sono entusiasti dei risultati raggiunti sotto la gestione Luzzara. Dal punto di vista dei risultati inizia così la lunga altalena fra Serie A e Serie B che si concluderà soltanto nel 1997 con il ritorno in C1. Luzzara ha portato sotto l’ombra del Torrazzo tutti i calciatori più importanti della storia più o meno recente della Cremo: da Dezotti a Tentoni, passando per Gualco, Verdelli, Turci, Bianchi, Bonomi, Nicoletti, Lombardo, Chiorri. E la lista è ancora molto lunga.
LA CREMO COME UNA FAMIGLIA – Quel che fa più riflettere è che anche giocatori che sono rimasti per poco tempo sotto l’ombra del Torrazzo hanno tutti un ottimo ricordo della società di quel tempo. Nelle loro memorie, i giocatori conserveranno per sempre una dirigenza alla mano, Uomini con la U maiuscola prima ancora che dirigenti di una squadra di calcio. La Cremonese era vista come una grande famiglia, non particolarmente dotata dal punto di vista economico ma sicuramente orientata a curare scrupolosamente i rapporti umani, considerati sempre in primo piano rispetto a qualunque altra esigenza di pubblicità e di denaro. Il merito della creazione di questa società “pane e salame” va tutto a Domenico Luzzara in collaborazione con il grandissimo Erminio Favalli e il direttore sportivo dell’epoca Cesare Morselli.
LE DIFFICOLTÀ E L’ADDIO – Come detto si arriva al 1997, anno del ritorno in C1. L’anno successivo si ritorna in Serie B dopo i playoff al cardiopalma vinti contro il Livorno: Luzzara dichiarerà “mai più in Serie C” ma, purtroppo, sappiamo tutti come è andata a finire. Il presidente è stanco, il calcio si sta modernizzando e i sentimenti e le relazioni umane non vengono più considerati come una volta. Le televisioni e le esigenze pubblicitarie stanno prendendo il sopravvento e il calcio di Luzzara fatto a misura d’uomo sta passando lentamente in secondo piano. Dopo la retrocessione in C2, Luzzara è stanco e in una situazione economica negativa. Nel 2000 si fanno avanti i Mastagni che però dopo pochi mesi lasciano e rispediscono a Luzzara una squadra indebitata e vicina alla Serie D. Per fortuna, nel gennaio del 2002 Triboldi rileva la società dalle mani del grandissimo Domenico salvandone le sorti che sembravano completamente avverse.
Dopo aver lasciato la Cremonese, Luzzara si ritira ufficialmente prima di spirare nella sua Cremona il 29 aprile 2006. La Cremonese era in Serie B ed era impegnata nella difficile trasferta di Vicenza quando viene informata dell’accaduto. La città si ferma per applaudire, piangere e commemorare un uomo che ha portato la Cremonese in alto e che ha fatto conoscere i colori grigiorossi anche all’estero. Un uomo che ha fatto la storia della Cremo: e noi non lo dimenticheremo mai.
