La Cremonese perde anche a Firenze dove non è mai in partita: la sterilità offensiva sta diventando un problema
Il nuovo anno non parte nel migliore dei modi per la Cremonese. Sull’onda di un 2025 stratosferico i grigiorossi commettono l’errore di non affidare al 2026 sogni ambiziosi, forse convinti che la straordinarietà dell’anno appena chiuso possa diventare normalità. Gennaio invece assomiglia più a un brusco risveglio da un bellissimo sogno. Il nuovo anno cancella le illusioni e ci fa tornare alla realtà: il cammino verso la salvezza è ancora lungo e zeppo di difficoltà.
AL CENTRO DEL BONDO – A Firenze mister Nicola torna a schierare quasi in blocco l’undici che fin qui ha portato più punti. Spazio quindi alla coppia Bonazzoli-Vardy davanti, con Barbieri e Pezzella sulle fasce. In mezzo ci sono gli importanti rientri di Bondo e Vandeputte, insieme a loro Payero. Dietro l’unica sorpresa. Il trio difensivo davanti ad Audero è composto da Terracciano, Baschirotto e Folino, come a Roma con la Lazio. Va quindi in panchina capitan Bianchetti. Dall’altra parte Vanoli insiste con un 4-4-2 atipico e lascia fuori il tanto discusso Kean, schierando Piccoli come unico riferimento avanzato.
FUORI DAL BONDO – Nell’approccio alla gara la Cremonese ripete un errore già commesso più volte in stagione. Come contro il Torino, altra squadra in grande difficoltà, i grigiorossi non riescono ad azzannare la partita, permettendo alla Fiorentina di acquistare fiducia. C’è del merito dei Viola ovviamente, che partono forte e sono molto aggressivi. D’altra parte nei primi minuti sono evidenti le crepe di una squadra che fin qui ha vinto una sola gara in campionato. La foga dei padroni di casa lascia praterie là davanti, dove arrivano palloni sporchi. Quando arrivano palle giocabili Vardy e Bonazzoli si cercano e non si trovano. Mentre Audero capisce che più tardi dovrà usare parecchio candeggina per lavare la divisa, Bondo commette due falli al limite mentre è già ammonito. Non è ancora passata la mezz’ora che Nicola deve già procedere ai cambi, inserendo Grassi al posto dell’ex Milan.
SOFFERENZA (IN CAMPO E FUORI) – Un lungo e tortuoso primo tempo si chiude sullo 0-0. La sofferenza dei grigiorossi, schiacciati nella propria area, è comunque secondaria rispetto al commento di Dazn. Un sentito ringraziamento va a chiunque abbia mai deciso di inserire sul telecomando un tasto per ammutolire il televisore. Sul contatto Baschirotto-Piccoli l’arbitro La Penna indica il dischetto, prima che il rigore venga revocato al Var. Il penalty sarebbe stato quantomeno eccessivo più o meno per tutti, tranne per – appunto – la coppia di commentatori. Forse non è stata troppo lungimirante la scelta di un ex Viola per commentare una gara della Fiorentina, soprattutto in questo momento storico.
OCCASIONE PERSA – Ma restiamo sul campo. I grigiorossi hanno una seconda chance per portare la partita dalla propria. Il rigore revocato scatena le proteste degli inventori della lingua italiana, il nervosismo è evidente e la rissa Dodò-Payero (provocata esclusivamente dal brasiliano) è lì a dimostrarlo. Una squadra navigata avrebbe cavalcato il momento, fatto innervosire ancora di più l’avversario per poi andare a colpirlo. I grigiorossi invece perdono l’occasione per cambiare gli equilibri di una partita fin lì in pieno controllo dei padroni di casa. Sembrano particolari, ma intere stagioni si giocano sulla gestione dei momenti e delle partite. In questo senso i margini di miglioramento di questa Cremonese sono ancora molto ampi.
GIUSTO COSÌ – Nella ripresa la Fiorentina va incontro a un inevitabile calo. Nicola sbaglia a non mettere mano alla squadra, inserendo il solo Vazquez dopo un quarto d’ora e restando quindi con tre cambi e un solo slot. Il Mudo fallisce nell’occasione di mettersi in mostra, perdendo tanti palloni in fase di costruzione dell’azione. Vardy ha un’occasione alla Vardy, ma è troppo altruista quando servirebbe l’egoismo. Nel finale entrano anche Zerbin, Sanabria e Moumbagna. Solo il paraguaiano dà una mano, mentre l’ex Napoli spreca un contropiede e il camerunese fatica a tenere su palla. Proprio da un suo possesso perso nasce il gol che decide la gara. Una difesa che fin lì l’aveva scampata, cade sul cross di Solomon e sulla torre di Fortini, dimenticato da Pezzella. Kean da due passi non può sbagliare. È giusto così, e forse anche meglio così.
CAMPANELLO D’ALLARME – Tre sconfitte nelle ultime quattro, 418 minuti (recuperi compresi) senza segnare. Un campanello d’allarme deve suonare in casa Cremonese, perché questi numeri iniziano ad essere preoccupanti. Che la soluzione sia il lavoro o il mercato non sta a noi dirlo, certo è che alcuni correttivi vanno presi prima che questo piano si inclini troppo. La classifica è ancora rassicurante, ma come sappiamo basta poco per tornare ad essere invischiati nelle sabbie mobili delle posizioni che scottano e sprecare il cammino straordinario fatto fin qui. Nessun disfattismo: la Cremonese è ancora in tempo per iniziare il 2026 con un buon proposito e inseguire il sogno salvezza. Che in fondo tutta sta cosa dei progetti e dei propositi quando inizia un nuovo anno è insita nel nostro DNA, l’uomo è geneticamente predisposto al miglioramento e costruirsi un futuro migliore del presente. Perché alla fine sono proprio i sogni a mandare avanti tutto sto baraccone che chiamiamo vita.
