Ripercorriamo la stagione 2015-16, in cui il nuovo centravanti grigiorosso Vardy contribuì alla vittoria in Premier delle Foxes con 24 gol
La stagione 2015-2016, per il Leicester, si aprì con diverse incognite. Prima fra tutte, l’arrivo come allenatore di Claudio Ranieri, su cui stampa e ambiente nutrivano un esplicito scetticismo. L’annata precedente si era conclusa con una salvezza insperata le Foxes: nelle ultime nove partite vengono accumulate sette vittorie, un pareggio e una sola sconfitta, in coda a un campionato passato a rincorrere le contendenti. Vardy raccoglie un bottino magro, solo 5 gol. All’alba dei ventisette anni, per il centravanti di Sheffield, città operaia per eccellenza, appare improbabile una consacrazione nel calcio d’elite.
SORPRESA INIZIALE – L’inizio della stagione, però, è oltre le aspettative. La sconfitta per 2-5 contro l’Arsenal, alla settima giornata, potrebbe fermare l’inerzia delle Foxes, il cui obiettivo dichiarato è, ovviamente, la salvezza. Delle otto partite successive, invece, la squadra di Ranieri ne vince sei: il Leicester, ora, è primo in classifica. Il 28 novembre, contro il Manchester United, Vardy rompe il record di Van Nistelrooy, segnando per undici giornate consecutive (primato oggi ancora intatto). Contro il Chelsea campione, due giornate più tardi, è la partita della consapevolezza: vittoria per 2-1, quota quaranta punti a un passo, è tempo di sognare.
VOLATA SCUDETTO – Nelle partite rimanenti, il Leicester cade solo all’Emirates e ad Anfield contro Arsenal e Liverpool. In mezzo, due vittorie memorabili: al ritorno contro i Reds per 2-0 e il 3-1 al Manchester City, entrambe nel segno del bomber operaio. Il gol contro il Liverpool è iconico, con Vardy che coglie un pallone rimbalzante sulla trequarti, da posizione defilata, tira al volo, e realizza una rete da cineteca. Alla 36ª giornata, il pareggio tra Tottenham e Chelsea regala il titolo al Leicester con due giornate d’anticipo. Vardy vince il Golden Boot come capocannoniere, con ventiquattro gol e sette assist. La favola ha la sua conclusione.
