La Primavera della Cremonese sta volando, le parole di mister Pavesi: «E ancora dobbiamo capire qual è la nostra vera pelle»
Da Lo Sport Cremonese, riportiamo le parole del tecnico della Primavera Elia Pavesi, che sta voltando in campionato e in Coppa Italia di categoria. Ieri, sabato 4 novembre, è arrivata la vittoria netta per 4-1 sulla FeralpiSalò con tripletta del solito Stuckler. Pavesi dal 2020 dirige la Primavera grigiorossa e vuole conquistare la promozione in Primavera 1, sfiorata giusto un paio di stagioni fa.
Mister, si aspettava un inizio di campionato così forte?
«Mi piace pensare che siano risultati in continuità con quelli della scorsa stagione. È un po’ come se avessimo gettato un seme: oggi ne raccogliamo i frutti per merito di chi c’era già e dell’aiuto consistente di chi è appena salito. I ragazzi sono stati bravi a costruire in brevissimo tempo, ma ci stiamo scoprendo e sono convinto che dobbiamo ancora capire qual è la nostra vera pelle, anche tatticamente».
Il suo sistema di gioco è molto prolifico: in 6 gare avete fatto 23 gol.
«Sicuramente il nostro tipo di proposta esalta i giocatori offensivi, ognuno con le proprie caratteristiche. Il nostro obiettivo è aiutare tutti ad interpretare la partita con la giusta volontà, e per farlo bisogna dare loro un riscontro concreto a partire dall’allenamento. L’importante è far crescere i ragazzi e aiutarli ad esprimersi lavorando sulle individualità, al di là delle mie preferenze tattiche. In questi anni abbiamo avuto continuità grazie alla presenza di Belingheri, che dopo essere stato il mio vice ha allenato per due anni l’Under 17: così i ragazzi che completavano il gruppo arrivavano con un’idea ben precisa».
Siamo al suo quarto anno in grigiorosso. Che percorso è stato il suo sin qui?
«Nelle giovanili non è così scontato avere questo genere di continuità. Sono arrivato nella stagione in cui si usciva dall’emergenza sanitaria del Covid: un anno particolare sotto tutti i punti di vista, quindi con incertezza su quello che sarebbe stato il futuro. Siamo partiti senza farci troppe domande, se non pensando agli obiettivi educativi e formativi della società. Nel settore giovanile i risultati sono un acceleratore, e questo ha aiutato a creare un entusiasmo vicendevole».
Quali sono i principi di gioco sui quali insiste di più?
«La maggior parte sono orientati alla crescita del singolo, non solo tattica ma anche di personalità. Un grande focus è sulla tecnica individuale, spesso abbandonata troppo velocemente. Ricordiamoci che i ragazzi sono persone, non ancora professionisti, e bisogna saperli accompagnare, stimolare e completare. Parallelamente intervengono aspetti del collettivo che permettano al singolo di emergere».
Cosa significa lavorare con un gruppo di ragazzi in continua evoluzione, anche a livello psicologico?
«È una continua scoperta. I ragazzi vivono cambiamenti velocissimi, spesso anche inattesi. C’è chi fa fatica fino a metà anno e poi improvvisamente riesce a fare tutto, rivelando nuovi lati di sé. Il bello sta anche qui, nello scoprirsi e nel cercare di capire quali sono le proprie capacità. Penso anche all’anno scorso e al nostro girone di ritorno: se me l’avessero detto ad inizio campionato non so se me lo sarei potuto immaginare. Cambiare e trovare gruppi diversi ogni anno è stimolante e permette ad un allenatore di crescere, perché bisogna sempre scoprire insieme ai ragazzi come poterli valorizzare al meglio. È tutto un percorso di crescita personale».
Qual è la soddisfazione più grande che trova nell’allenare i ragazzi?
«Vedere ragazzi passati di qui crescere e vivere il proprio percorso, anche se non sempre lineare, è stimolante. Io cerco sempre di trasmettere loro la passione per ciò che fanno, perché il mondo che ci circonda rischia di fargliela perdere. A livello di settore giovanile l’ambizione è coniugare la crescita dei ragazzi ai risultati».
Alcuni suoi ex giocatori hanno esordito in Serie A con la Cremo (Acella, Basso Ricci) e ora si stanno mettendo alla prova in Serie C…
«Passare tra i Pro non è semplice, perché il campionato Primavera è lontano da quello degli adulti. Si pensa che la visibilità ci sia solo con la prima squadra, invece i ragazzi possono aver bisogno di fare campionati formativi in serie inferiori. È bello sapere che ci sono ragazzi che stanno vivendo certe esperienze. La speranza è che possano tornare per essere al servizio della società che li ha aiutati a crescere».
