Le parole di Nicola alla vigilia di Cremonese-Udinese: «La gara con l’Inter non va dimenticata, ha indirizzato il lavoro nella pausa»
Alle 20:45 di domani, lunedì 20 ottobre, la Cremonese tornerà in campo al termine della sosta nazionali per la fondamentale sfida dello Zini contro l’Udinese. Una vittoria contro i bianconeri di Runjaic darebbe uno slancio importantissimo in vista delle prossime gare, visto il fitto calendario. Di seguito, la conferenza stampa integrale di mister Davide Nicola nel giorno antecedente alla gara.
Come si affrontano 4 partite in pochi giorni, dopo 20 di pausa? Come andranno gestiti gli sforzi?
«Alle quattro partite ci penseremo, intanto arriva l’Udinese, al secondo anno di stessa guida tecnica e al 30° anno di Serie A. Un modello di società per tante squadre. Una squadra molto fisica, capace di attaccarti con più strategie. Serviranno coraggio e organizzazione. Il nostro pubblico ci darà una grandissima mano. Nella sosta abbiamo lavorato su noi stessi cercando di continuare il percorso di miglioramento. Abbiamo cercato di fare un nuovo step».
Prima dell’Inter dicevi: “Andiamo a imparare dai migliori”. In queste due settimane la lezioni si è depositata?
«Più che lezione, abbiamo appreso il livello che devi avere quando incontri certe squadre. Sono quelle partite che non devi cancellare, perché ti mostrano dove devi insistere e quali nuove strategie adottare per essere competitivi. Siamo riusciti comunque a fare un gol contro una squadra fortissima. Un impegno molto importante a livello di apprendimento, che ha indirizzato il lavoro delle due settimane di pausa».
Avete approfittato della sosta per recuperare gli infortunati e alzare il livello di alcuni elementi?
«Gli unici indisponibili ancora per un po’ sono Moumbagna e Audero, torneranno tra poco a lavorare con la squadra. Siamo stati un po’ in difficoltà a centrocampo con l’assenza di Collocolo. I minuti si sono alzati per tutti, chi più chi meno. Ogni partita è un carico di lavoro, dobbiamo metterli in condizione senza rischiare».
L’Udinese è una squadra sia fisica e compatta, che di qualità. Quanto può contare un lampo di fantasia?
«Conterà sempre. A livello organizzativo devi avere delle certezze dietro per cercare di sfruttare l’imprevedibilità data dalla qualità dei singoli. La fantasia fa sempre la differenza, ma va sfruttata. Inoltre serve limitare quella degli avversari».
Ha pensato a qualche novità tattica?
«Ciò che abbiamo usato finora è funzionale alla struttura della rosa per come è stata costruita. La tattica in senso lato è molte cose: costruzione, passaggio da una fase all’altra. Noi stiamo lavorando molto sulla transizione: velocità, lettura degli spazi. La difficoltà nel calcio è rendere semplice ciò che è drammaticamente complesso, frutto di 22 teste in campo. Noi già da subito abbiamo dato l’identità di occupare il campo in modi diversi. Dobbiamo diventare più qualitativi, più fluidi e mettere a frutto le caratteristiche di tutti».
Runjaic ieri ha detto che i giocatori della Cremonese hanno molta più esperienza nella categoria rispetto ai suoi. Ma l’Udinese è comunque una società che viene da 30 anni di Serie A. Crede che questo metta un po’ più di pressione su di loro?
«A me dei giochi mentali interessa poco. Li utilizzo poco perché credo che l’attenzione debba essere sullo sviluppo di te stesso. Non siamo ancora in un periodo dove una partita è più decisiva di un’altra. L’Udinese è da 30 anni che fa questa categoria. Noi abbiamo tanti giocatori giovani o che erano in Serie B, ma crediamo possano dimostrarsi di Serie A. Ne abbiamo presi altri con esperienza per sfruttare quello che di buono già c’era. Il resto lo lascio agli altri».
Come procede il cammino di crescita di Floriani Mussolini?
«È un 2003 che non ha mai fatto la Serie A, ma che sta dimostrando di poterla fare. Dobbiamo sostenerlo per farlo crescere ancora più velocemente. A San Siro ha dato il suo contributo, penso che farà tante partite straordinarie un domani. Vogliamo in futuro essere orgogliosi di aver lanciato certi giocatori. Il discorso vale anche per altri. Dobbiamo essere felici di ciò che hanno già dimostrato, ma senza accontentarci. Ognuno ha i suoi tempi di apprendimento»
A San Siro, qualche indicazione positiva c’è stata anche dai subentrati, Vardy compreso. Quanto minutaggio ha?
«Vardy sta bene, è a posto. Il minutaggio lo dirà la partita a seconda del ritmo del gioco. Aveva bisogno di tempo anche per entrare in sintonia con i compagni. La sua mentalità non è in discussione. Forse è giusto dargli ancora più possibilità di determinare. Le tante sostituzione ora ti permettono di tenere tutta la rosa impegnata. Le aumenterei ancora».
La marcatura a uomo sembra diventata essenziale, ma secondo molti ruba spazio allo spettacolo.
«L’Italia ha la marcatura a uomo nella sua identità, fin dall’82. Il calcio è in evoluzione continua, ma non credo che prima mancasse spettacolo. Negli ultimi 20 anni i cambiamenti sono stati tantissimi. Ma quel tipo di difesa credo che esisterà sempre, si tratta di corsi e ricorsi storici. Io non credo che tutti debbano fare le stesse cose, la bellezza sta nelle diversità. Le strategie devono per forza cambiare, perché gli aspetti fisici e tecnici non possono bastare».
La paura può prevalere domani, visti i risultati di ieri?
«Non ho badato molto ai risultati delle altre. “Avere paura di perdere” è un sofisma. Noi facciamo questo lavoro con la voglia e la speranza di vincere. Servono i punti per arrivare all’obiettivo».
Fonte: dal nostro inviato al Centro Arvedi Michele Iondini
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