Ecco la presentazione in grigiorosso di Alberto Grassi: «Con Nicola qui a Cremona, non ci ho pensato due volte a dire di sì»
Lo scorso mercoledì, 22 luglio, Floriani Mussolini si è presentato davanti alla stampa al Centro Arvedi come nuovo giocatore della Cremonese. Quest’oggi, venerdì 25, è stato il turno di Alberto Grassi, arrivato a titolo definitivo dall’Empoli pochi giorni dopo l’ex Juve Stabia. Di seguito, le sue parole al completo.
Giacchetta: «Grassi si presenta da solo, da 10 anni è in Serie A. Ha già collaborato con mister Nicola, e porta la sua tanta esperienza. Ci auguriamo che possa metterla a frutto sul campo e fuori».
Quanto è stato determinante per il tuo trasferimento il fatto che a Cremona ci fosse Nicola?
«Cremona mi è sempre piaciuta come piazza, poi essendoci Nicola non ci ho pensato due volte».
Quale ruolo preferisci?
«Mi è sempre piaciuto fare la mezzala, ma anche fare il mediano mi piace, mi ci adatto bene».
Ti senti più muro o costruttore di gioco?
«Mi trovo meglio da muro. Mi piace giocare la palla, ma mi vedo più davanti alla difesa quando faccio il play».
Come ci si salva in Serie A?
«Con grande umiltà e unione, soprattutto in spogliatoio. Senza questo è difficile salvarsi. Serve davvero remare tutti nella stessa direzione».
Com’è cambiato il calcio rispetto a quando hai iniziato? Ti piace ora?
«Ogni allenatore ha la sua idea. Io ho iniziato con Gasperini che ci voleva molto uomo a uomo, per esempio. Il calcio di adesso mi piace quanto quello dei miei primi tempi».
Sei bresciano, a casa ti prendono in giro per il trasferimento?
«Non direi, sono tutti molto contenti. Ci sono tanti tifosi grigiorossi anche dalle mie parti in realtà».
Primo impatto con i compagni di squadra?
«Trovato bene subito, mi hanno integrato fin dall’inizio. Sembrava li conoscessi da una vita. Con Bonazzoli ho già giocato, poi adesso è arrivato Pezzella».
Dall’alto della tua esperienza, come reputi questo gruppo di lavoro? In attesa degli altri movimenti di mercato, ovviamente.
«Secondo me qui ci sono dei giocatori che hanno fatto carriere al di sotto delle loro reali qualità, io li reputo davvero molto forti».
Patron italiano e cremonese. Quanto conta una presenza costante rispetto alla tendenza straniera?
«Ti fa certamente sentire più a casa. Ho già capito che vedremo spesso il Cavaliere e credo sia un valore aggiunto».
Che ricordi hai dello Zini e della Cremo?
«Ci ho giocato contro con l’Empoli e abbiamo perso 1-0 se non ricordo male. Lo Zini è un bellissimo stadio».
Al di fuori del calcio cosa fai?
«A me piace stare con la mia famiglia, con i miei amici. Sono una persona tranquilla. Mi piaceva molto andare a caccia con mio nonno, come a parecchi bresciani».
Vazquez come qualità è simbolo dell’essenza del calcio. Come vi trovate con lui?
«Devo ancora conoscerlo bene come persona. Come giocatore non serve parlarne. È un fenomeno».
Ci sarà l’asta per il numero in ritiro, tu quale vorresti?
«Cinque magari, un numero basso. Ero innamorato del sette di Sheva ma la qualità è un’altra».
Fonte: dal nostro inviato al Centro Arvedi Michele Iondini
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