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Gazzetta – Paulinho: «Cremona merita la Serie A»
Gazzetta – Paulinho: «Cremona merita la Serie A»

Paulinho, tornato a prendersi carico dell’attacco della Cremonese, ha parlato alla Gazzetta dei grigiorossi, del passato in Qatar e molto altro…

Paulinho è tornato ed è già insostituibile, nonostante abbia saltato buona parte della preparazione estiva con i compagni di squadra per recuperare dagli infortuni che lo hanno tenuto fuori da fine gennaio fino a quest’estate. Alla prima da titolare contro il Cosenza ha trovato immediatamente il gol, mentre sono state un po’ più complicate per lui le partite di Ascoli e in casa con la Salernitana, marcato stretto e inevitabilmente obbligato a giocare soprattutto di sponda, spalle alla porta.

Mandorlini non può fare a meno del brasiliano, che con una giocata può risolvere qualsiasi gara, anche a ridosso del novantesimo (com’è accaduto l’anno scorso con Spezia e Cesena, ad esempio), ecco perché non si profila mai per lui una sostituzione. A suon di giocate e di gol vuole riprendersi la Cremonese e Cremona, con il sogno di ritornare nella massima serie con la maglia grigiorossa, ma è un obiettivo da non citare mai nel territorio per scaramanzia. Ecco quanto dichiarato sulle pagine de La Gazzetta dello Sport.

Paulinho Cremonese Salernitana

Sente la responsabilità di portare la Cremonese dove manca da 22 anni?
«Un’attesa molto lunga, troppo. Questa città merita di tornare finalmente in A, speriamo di farcela».

Cinque presenze, un gol finora.
«Sto abbastanza bene, ho potuto svolgere un adeguato lavoro precampionato a differenza dell’anno scorso».

L’anno scorso: un grande girone d’andata, poi un calo vistoso.
«Mi ha frenato proprio la mancanza di preparazione, ho voluto forzare i tempi dopo lo stiramento ai flessori e ho sbagliato». 

Quanti gol punta a segnare? 
«Tanti, e non m’interessa come, anche con la pancia se necessario».

Tre campionati in Qatar: bilancio?
«Un’esperienza positiva, soprattutto al secondo anno con Zola e Casiraghi. Al terzo mi sono fatto male e ci sono stati problemi».

Com’è il loro calcio?
«C’è poca intensità, anche per il caldo. L’Al Arabi e le altre squadre che giocano la Champions asiatica farebbero fatica nella A bassa o nella B alta. Per il resto siamo al livello della  C».

Pentito della scelta?
«No, dopo 10 anni in Italia ho voluto provare qualcosa di diverso. E di vantaggioso per me e il Livorno».

Come sarà il Mondiale in Qatar?
«Spettacolare e ben organizzato, le città sono in grande trasformazione, lo stadio principale è stato completato due anni fa. Resta l’incognita del caldo, anche se si giocherà tra novembre e dicembre e negli impianti ci sarà l’aria condizionata». 

Ma cosa c’è in comune tra Doha e Cremona?
«Niente, là è tutto artificiale, in Italia si respira la storia».

Quanto si sente italiano?
«Domanda difficile: diciamo al 50 per cento». 

Bisnonni veneti, giusto?
«Sì, di Sarcedo».

Mai andato alla ricerca delle sue origini?
«No, in Brasile ho scoperto di avere sangue italiano, e mi è bastato. A Bento Gonçalves, dove sono nato, molti portano cognomi veneti».

Com’è cambiato venendo qui?
«Sono diventato scaramantico, non dico più certe cose».

Non dirà mai che la Cremonese andrà in A.
«Infatti ho detto che può andare in A».

Scaramantico come Spinelli che indossa il giubbotto giallo anche con 40 gradi?
«No, lui è inarrivabile».

È vero che non sopportava il suo codino?
«Non mi risulta, discutevamo di molte cose ma non dei miei capelli. Gli devo molto, mi ha permesso di fare il salto di qualità». 

 Lucarelli è in difficoltà.
«Conosce bene l’ambiente, è preparato, sono sicuro che saprà venirne fuori». 

Proprio a Livorno, nel 2013/14, la sua stagione migliore: 15 gol in A festeggiati con la retrocessione…
«Un campionato balordo, deciso soltanto nelle ultime due giornate».

Ha detto: sono arrivato in A troppo presto.
«Vero, a 19 anni, non ero ancora pronto. E non avevo spazio con Protti e Lucarelli».

Il 4-3-3 di Mandorlini?
«Mi piace giocare con i due esterni che ti stanno vicino».

Più forte questa Cremonese o il Livorno promosso in A grazie ai suoi 23 gol tra campionato e playoff? 
«Non saprei, posso dire che quel Livorno non era partito per andare in A».

Più facile la B a 19 squadre?
«No, ancora più equilibrata visto che tutte le squadre si sono rinforzate».

Il  suo modello?
«A 32 anni non ho più miti da seguire. All’inizio erano Romario e Ronaldo, il Fenomeno».

Andrea Ferrari

Caporedattore, Content Manager e Social Media Manager

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