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Gazzetta – Coda: «Tornato anche per rivincita. Riconfermarsi mai facile»
Gazzetta – Coda: «Tornato anche per rivincita. Riconfermarsi mai facile»

Le parole di Massimo Coda, bomber della Cremonese, alla Gazzetta dello Sport: «Mi piace essere protagonista, voglio la A e il record di Schwoch»

Un gol a partita come media è qualcosa di strepitoso. Per Massimo Coda, attaccante della Cremonese, è invece una costante, una consuetudine. Ha un rapporto con il gol meraviglioso e con questo importante bottino sta riportando i grigiorossi nelle posizioni più importanti di classifica. «Riconfermarsi non è per niente facile, ogni volta si riparte da zero e non è scontato ripetersi. Io ci riesco ed è un pregio: mi piace essere considerato uno che fa la differenza, è una fiducia che fa da stimolo – racconta il bomber alla Gazzetta dello Sport -. L’importante è farmi essere protagonista, a Salerno è successo anche se non dovevamo vincere. Mi piace essere al centro non solo per i gol, ma anche per gestire palla nei momenti di difficoltà».

SERIE A E RIMPIANTI – Alla domanda se sia troppo forte Coda o troppo scarsi gli altri, l’attaccante ha risposto: «Tutti gli allenatori mi hanno detto che avrei potuto fare la A. Ma non è possibile che siano sempre scarsi gli altri». Serie A che non ha vissuto come avrebbe meritato, in carriera: «Quando si passa in A cambia l’atteggiamento nei miei confronti: la fiducia viene meno, allora ho sempre preferito fare un passo indietro per sentirmi ancora io. Voglio giocare, la panchina non fa bene». A Parma, nel 2014, stava facendo bene in massima serie ma un infortunio bloccò la sua crescita, e Coda ha rimpianti: «Sono rientrato a fine stagione e in quel Parma si parlava solo di fallimento, eravamo una squadra morta. Poi ho fatto ancora la A col Benevento, con De Zerbi è andata bene ma ormai eravamo spacciati. In Serie A capita di tirare in porta una volta ogni due partite, in B va meglio perché posso far vincere la squadra calciando più spesso». E poi un segreto: «Dopo Parma ero svincolato e ho firmato tre anni per il Chievo, con la prospettiva di andare via in prestito. Poi mi ha chiamato la Salernitana e ho deciso di fare la B con certezza ed è stata la mia fortuna».

RECORD DA BATTERE – Coda, grazie anche ai suoi gol, è maestro di promozioni dalla Serie B alla Serie A. L’obiettivo è fare lo stesso anche quest’anno con la Cremonese. «Cerco di allungare ovviamente questa striscia, pur conoscendo le insidie del campionato cadetto – ha raccontato l’attaccante alla rosea -. Avete visto l’anno scorso? Le squadre che dovevano vincere, alla fine, sono retrocesse». Ed è sempre più vicino il record di gol in Serie B, al momento appartenuto a Schwoch (135 gol contro i 118 di Coda, ndr): «Voglio batterlo! Ho sentito Schwoch in passato e mi ha dato qualche consiglio, tra questi quello di andare a giocare in A. Forse lo diceva per non farmi battere il suo record! Quest’anno sarà dura arrivarci, anche se i numeri fin qui mi danno ragione. Ho vinto due volte la classifica marcatori? Sì, mentre l’anno scorso a Genova ho sofferto, volevo fare tre su tre. Di sicuro non è un’ansia, so gestire la situazione. Non devo segnare per forza». Quest’anno quali sono i rivali? «Pohjanpalo e Brunori hanno squadre che creano tante occasioni per loro, i giovani no».

SERIE B ATTUALE – A Coda è stato chiesto un parere anche su questo inizio di stagione in Serie B, lui che conosce alla perfezione la categoria: «Dal vivo ho visto solo il Parma e penso sia una squadra molto affiatata che si difende bene, e arriverà lontano. Le altre hanno rose forti con giocatori che fanno la differenza, ed è la cosa che in B conta di più». Da quando è tornato a Cremona, ha giocato con vari partner, da Vazquez a Okereke: «Con Okereke ci creiamo più spazi a vicenda e più scompiglio, invece con Vazquez devo muovermi di più e fargli spazio. Due soluzioni comunque ottime». Come abbiamo scritto in fase di presentazione, Coda ha un conto aperto a Cremona dopo quella finale playoff di Lega Pro persa nel 2010: «Dopo quel giorno a Varese ero rimasto per riprovarci, ma andò male. Sì, sento di avere un debito: la Cremonese mi aveva consacrato, non lo dimentico».

Redazione

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