La Cremonese esce sconfitta dallo Zini per 0-2. I campioni d’Italia del Napoli sono più abili a sfruttare le occasioni
Il Napoli batte la Cremonese per 0-2 allo Zini. Quale occasione migliore per citare la smorfia tanto cara ai nostri avversari? Nel libro napoletano utilizzato per interpretare i sogni il numero 2 indica ‘a piccerella, ovvero “la piccola”. Per carità, questa Cremonese non può definirsi una grande del campionato. Contro i Campioni d’Italia tuttavia, nonostante la sconfitta, la Cremo ha dimostrato di essere tutt’altro che piccola.
CAMBI – Nicola prosegue con il suo intento di dare minutaggio a tutti i giocatori della rosa. Dopo la sorpresa-Johnsen all’Olimpico, il tecnico grigiorosso pesca ancora a piene mani dall’organico per la gara che saluta un irripetibile 2025. Dietro rientra Bianchetti, assente contro Torino e Lazio per una frattura al setto nasale e dotato di mascherina in stile Oshimen. In mezzo al campo non c’è Vandeputte, mezzo influenzato, accanto a lui in panchina siede anche Bondo, alla prima vera esclusione dall’undici titolare dal suo arrivo a Cremona. Davanti alla difesa gioca quindi Grassi, ai suoi lati l’ex Zerbin e Payero, di rientro dopo la squalifica. Davanti c’è un’altra sorpresa, perché si rompe la BO-VA: insieme a Vardy gioca Sanabria, che non partiva titolare da più di due mesi.
UOMO SU UOMO – L’inizio grigiorosso è guardingo, perché guai a scoprirsi contro una squadra a cui poi risulta difficilissimo segnare. In campo si formano presto le coppie. Terracciano su Elmas, Baschirotto su Hojlund, Bianchetti su Neres, Barbieri su Spinazzola, Pezzella su Politano. Grassi, da play di rottura, gioca come a calcetto, andando a prendere Hojlund da “davanti” e cercando di sporcare le linee di passaggio con le quali i centrocampisti partenopei vorrebbero mandare in profondità il danese. All’inizio la cosa funziona, ma l’ex Empoli non ha dalla sua la capacità di fare ripartire l’azione e i grigiorossi, soprattutto nei primi minuti, non riescono a portare la palla in maniera pulita nella metà campo avversaria.
OCCASIONI DA GRANDI – Un po’ come contro la Juve la Cremonese si ritrova sotto senza sapere come. Il Napoli combina poco, ma riesce a portare dalla sua parte quelle mezze palle come solo le grandi squadre sanno fare. Succede che sul cross sporco di Politano Hojlund si fa trovare al posto giusto al momento giusto. Stessa scena a fine primo tempo: tiro deviato di Spinazzola e palla che magicamente carambola dalle parti del danese per una facile doppietta. Un vero peccato, perché in mezzo ai due gol dell’attaccante ex United c’è anche la Cremo. Guidati da un Payero mai domo e dalle sgroppate di Zerbin, i grigiorossi spingono nel periodo centrale del tempo, senza tuttavia riuscire a impensierire Milinkovic-Savic. Mancano le geometrie di Vandeputte e le giocate di Bonazzoli, senza le quali la Cremo non riesce a trovare il modo di mandare al tiro i propri giocatori.
ATTEGGIAMENTO GIUSTO – Nella ripresa la Cremonese ci prova fino alla fine. L’atteggiamento è quello giusto. I giocatori in campo non mollano mai e provano in ogni modo a scardinare la difesa del Napoli. La difesa alza il livello e nonostante sia lasciato spesso all’uno contro uno Baschirotto non concede più nulla allo scatenato Hojlund. Bianchetti rientra ad alto livello, non soffrendo giocatori molto più agili di lui come Neres, Politano e Lang. Anche il mister lancia i messaggi giusti, inserendo progressivamente tutti i giocatori più offensivi. Peccato che dalla panchina stavolta non arrivi il boost sperato. Johnsen è un fuoco di paglia, Moumbagna porta fisico e soluzioni diverse ma è troppo timoroso e avrebbe bisogno di un certo tipo di sostegno (anche dagli spalti). Il risultato finale risulta un po’ amaro, ma come già detto altre volte contro squadre di un certo livello a volte non basta nemmeno overperformare.
FASE OFFENSIVA DA SISTEMARE – Se c’è una cosa da migliorare in questa squadra è decisamente la fase offensiva. Contro il Napoli la Cremonese è arrivata a tre partite consecutive senza segnare: l’ultimo gol fatto è stato quello di Sanabria contro il Lecce il 7 dicembre. Là davanti ci sono meccanismi da registrare, perché nelle ultime uscite la Cremo è stata molto meno pericolosa che in precedenza. Vardy lotta come un leone, ma è evidente che viene servito male e lontano dalla porta: le uniche occasioni che ha sono quelle che si crea da solo, andando a inseguire i palloni sporchi rilanciati dalla difesa, facendo a spallate con i difensori avversari. Il tentativo di Nicola di alzare il livello offensivo puntando su Sanabria non ha funzionato, perché è tutta la squadra che deve accompagnare meglio l’azione. Quando dalle fasce non arriva l’apporto sperato e Barbieri non riesce a incidere come al solito i grigiorossi non riescono a buttare palloni di qualità nell’area avversaria. Manca un piano B, perché con gli uomini a disposizione è difficile arrivare all’area avversaria per vie centrali (ci penserà il mercato?).
DESIDERI PER IL 2026 – La sconfitta va dimenticata presto perché a differenza degli scorsi anni non ci sarà pausa invernale. Anzi, i grigiorossi saranno impegnati dal delicato (quanto imprevedibile) scontro salvezza di Firenze, subito dopo arriverà il Cagliari allo Zini per chiudere il girone d’andata. Visto che Santa Lucia è passata e Natale pure, scriviamo la letterina al nuovo anno, sperando che sia sulla falsariga di quello che si sta per concludere. Al 2026 chiediamo una sola cosa: che quella che ha iniziato l’anno come ‘a piccerella continui a crescere.
