A eccezione delle 4 reti di Sassuolo-Cremonese, nessuna delle marcature grigiorosse nasce da azione manovrata e costruita dal basso
Poco prima della disfatta nel derby del Rigamonti, avevamo evidenziato come la scarsa produzione offensiva della Cremonese non potesse più essere, in parte, spiegata dalla sfortuna come nella scorsa annata, ma fosse frutto di un evidente calo nei tentativi di conclusione. A rafforzare il fatto che la manovra offensiva degli uomini di Stroppa non produca più occasioni da gol come faceva in passato, c’è il fatto che gran parte dei gol segnati dai grigiorossi siano arrivati su palla inattiva, o per mezzo di un’iniziativa individuale, non certo tramite un’azione avvolgente e strutturata costruita dal basso come nelle idee del mister. L’unica eccezione è la partita di Reggio Emilia, isola felice fin qui della stagione della Cremo.
ESTEMPORANEITÀ – A partire, chiaramente, dal rigore di Franco Vazquez contro la Carrarese, ai due gol nella mancata rimonta contro il Brescia: 33% di reti segnate su palla inattiva in campionato. A cui aggiungere le reti su sviluppo di calcio piazzato, vedi Castagnetti a Catanzaro e Collocolo contro lo Spezia. Infine, il raddoppio in Calabria, nato da un lancio lungo (ciò che di più lontano esista dal gioco di Stroppa) di Castagnetti e concretizzata da un controllo fantascientifico di Johnsen. Quest’ultima istanza è l’emblema dell’estemporaneità della fase offensiva della Cremonese. L’esatto opposto della continuità invocata a gran voce nelle conferenze stampa. Una squadra che non riesce nemmeno a dimostrarla nel corso di una singola partita (vedi i tempi sistematicamente regalati), come può trovarla in campionato con un filotto di risultati?
