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Alvini: «Il ritiro sarà fondamentale. Sul mercato…»
Alvini: «Il ritiro sarà fondamentale. Sul mercato…»

Mister Alvini alla Gazzetta dello Sport: «Mi piace che la squadra rispetti il mio stile. Nel calcio servono coerenza, trasparenza e professionalità»

Buono e gentile fuori dal campo, pazzo e sanguigno al suo interno. Massimiliano Alvini si è descritto così alla Gazzetta dello Sport, in una lunga intervista nella quale traspare sia la sua lunga gavetta che la grande volontà di mettersi alla prova in Serie A con la Cremonese.

LO STILE – Da ex lavoratore nel mondo della moda, il tecnico di Fucecchio sa quanto conti lo stile: «Mi piace che la squadra rispetti il mio stile: un calcio aggressivo in cui si riconquisti palla subito non per gestirla, ma per andare in gol il più velocemente possibile. Un calcio in cui si riesca a dominare in entrambe le fasi. Non ho un modulo di riferimento, ma mi adatto sempre alle caratteristiche tecniche, psicologiche e fisiologiche dei miei giocatori. Il mio è un lavoro quotidiano, mi piace determinare sul campo e negli allenamenti. Nel calcio, come nella moda, servono coerenza, trasparenza e professionalità». La grande passione dell’ex Reggiana è la preparazione delle gare: «È la cosa che amo di più, per la quale vivo. Mi diverto proprio ad allenare, non ho mai immaginato un traguardo da raggiungere, ma un viaggio da fare. Un viaggio che è ancora lungo. Di modelli non ne ho, ho avuto la fortuna di seguire gli allenamenti di Sarri quando era ad Empoli».

IN SERIE A – Essendo una squadra che dovrà lottare fino all’ultimo per salvarsi, la Cremonese dovrà imparare a contenere gli avversari. Alvini spiega come: «Limitando il gesto tecnico del campione e imponendo le nostre idee: pressione, recupero palla e sviluppo in verticale. L’organizzazione è importante, ma in A la differenza la fa la qualità individuale. Studieremo come ridurre il gap tecnico, sapendo che l’obiettivo è la salvezza. Quando vedo la squadra che lascia giocare gli avversari scapperei dalla panchina». E sul mercato: «Non ho esigenze particolari, mi fido ciecamente di Braida e Giacchetta. Ho condiviso il mio progetto con loro».

RITIRO – In attesa di partire per Dimaro il 21 luglio, il 4 ci sarà il raduno al Centro Arvedi, con i grigiorossi che potranno conoscere il mister e iniziare a lavorare: «Il ritiro sarà fondamentale, abbiamo la fortuna di poterlo fare inizialmente nel bellissimo centro sportivo realizzato dal Cavaliere Arvedi. Voglio vedere i giocatori arrivare all’allenamento con il piacere e il gusto di divertirsi e sacrificarsi – racconta il mister -. Intensità, fatica, amore e passione non possono mancare. Chi non le ha è un giocatore mediocre, e a me i giocatori mediocri non piacciono». Per giocare ad alti livelli l’aspetto psicologico è fondamentale: «Non si può pensare di non allenare la mente. Il lavoro mentale va di pari passo con quello fisico, tattico e tecnico. Non a caso molti giocatori si rivolgono a psicologi della prestazione (non mental coach)».

SU DI LUI – Nel corso dell’intervista mister Alvini si racconta: «Mi sento una persona buona, di principi e di valori. Fuori dal campo sono amabile e gentile, non un toscanaccio ruvido. Sono legato alle amicizie e alla mia Fucecchio, ma in campo mi trasformo un po’: divento pazzo, sanguigno, passionale». E la sua famiglia? «Sono abituati a vedermi poco, loro restano sempre a Fucecchio. Mia moglie si chiama Carla, abbiamo tre figli: Amelia di 14 anni e due gemelli di 9, Umberto e Cosimo».

Lorenzo Coelli

Redattore

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