Grande prova per la Cremonese a Milano col Milan. Ballardini ha azzeccato ogni cosa, nonostante la difficile situazione di partenza
Bastava dargli tempo, ora mister Ballardini raccoglie i frutti di un lavoro che nei mesi è stato eccezionale e sempre in crescita. La partita di San Siro contro il Milan è stato un capolavoro, la migliore da quando è arrivato alla Cremonese per preparazione, gestione delle forze, piano tattico e molto altro ancora. Anzitutto, è proprio vero che questa squadra, malgrado difficoltà oggettive di qualità e costruzione della rosa, quando mette in campo determinazione, grinta e umiltà può fare risultato con chiunque e in qualunque stadio. Serve però anche un’impostazione tattica di un certo tipo e una compattezza che solo l’allenatore e il suo staff possono fornire.
CONTESTO – La Cremonese si apprestava a giocare la quarta partita negli ultimi 11 giorni. E non era una partita qualsiasi, si andava in casa dei campioni d’Italia in carica del Milan, una squadra ancora in corsa per vincere l’attuale Champions League e affamata di punti per partecipare alla prossima. Se da una parte i rossoneri hanno fatto molto turnover, la Cremo ha dovuto dal canto suo gestire moltissimo i giocatori a disposizione, pensando anche allo scontro diretto di tre giorni dopo con lo Spezia. E la rosa del Milan non è certamente quella della Cremonese, per questo Ballardini ha dovuto attingere ai migliori del momento, tra acciacchi, squalifiche e infortuni.
LE SCELTE – La prima difficoltà è stata proprio quella: in un tour de force impressionante di partite, e con una rosa corta a disposizione, Ballardini ha scelto i titolari per la partita di Milano tenendo conto di Benassi a mezzo servizio, Chiriches che rientrava dopo due mesi, Lochoshvili non al top, Ciofani ancora convalescente dalla frattura al naso, Quagliata squalificato, Meité all’ennesima prova da titolare di fila, Tsadjout infortunato e Dessers che per un fastidio tendineo non è nemmeno partito dalla panchina. In tutto questo, il mister ha deciso di affrontare la squadra di Pioli a casa sua con Valeri, Castagnetti e Okereke dalla panchina. Benassi titolare sulla linea dei difensori in fase di non possesso, Afena-Gyan unica punta.
PRIMA PARTE – Ballardini e il suo staff ormai conoscono le potenzialità di ciascun calciatore, per cui l’unico modo per mettere in difficoltà il Milan era mettersi dietro, coprire ogni spazio e sperare in una situazione in contropiede. Così è stato dal minuto 1: Milan in costante possesso e proiezione offensiva, difesa grigiorossa quasi a sei con Vasquez, Lochoshvili, Chiriches, Sernicola, Benassi e un centrocampista tra Pickel e Meité che rientrava costantemente. Eccezion fatta per alcune sbavature, la Cremo ha chiuso il primo tempo sullo 0-0 ed era il primo grande obiettivo. Saelemaekers e Origi raddoppiati sugli esterni, De Ketelaere sempre anticipato.
SECONDA PARTE – Il Milan, sempre più innervosito col passare dei minuti, ha smesso di giocare da squadra, come sostenuto anche da Pioli in conferenza. In campo quindi l’armata pesante: Leao, Giroud, Tonali, Krunic. Uscite fuori le individualità, la Cremonese ha fatto un po’ di fatica a contenere gli avversari, che hanno anche fallito alcune situazioni nitide con Brahim Diaz e Leao. Dovendo forzatamente sbilanciarsi in avanti, i grigiorossi hanno colpito come avevano preparato: Okereke, entrato con Valeri al 56′, confeziona su un lancio lungo dalla difesa un gol magnifico, facendo esplodere il Settore Ospiti e tutti i tifosi della Cremo presenti al Meazza. Un gol che avrebbe riaperto concretamente la lotta salvezza, purtroppo pareggiato al 93′ con una punizione di Messias concessa ingenuamente ai padroni di casa. Una grande beffa, ma una grande Cremo.
FUTURO – Per concludere, la prova della Cremonese contro il Milan testimonia l’ottimo lavoro svolto da Ballardini e dal suo staff in questi mesi. Pensate se il cambio in panchina fosse avvenuto qualche mese prima, oppure pensate se la rosa fosse stata migliorata anziché peggiorata con il calciomercato invernale. Non è ancora tempo di rimpianti perché il campionato non è finito, di certo – che sia Serie A o Serie B – il prossimo anno sarebbe necessario partire loro (che hanno ancora un anno di contratto) per evitare rivoluzioni importanti e rinforzare una chiara idea di Cremo.
