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Cremonese, Stroppa sì o Stroppa no? Pro e contro della sua permanenza
Cremonese, Stroppa sì o Stroppa no? Pro e contro della sua permanenza

I problemi sorti nel finale della passata stagione ricompaiono pericolosamente all’inizio di questa, alimentando la sfiducia nei confronti di Stroppa

Come già analizzato nell’immediato post Palermo, la partenza con handicap della Cremonese rischia di rendere pericolante la posizione di mister Stroppa in panchina, oltre che di compromettere l’intero campionato. Sì, siamo solo al 28 agosto, ma i punti persi non tornano più e lo sappiamo molto, molto bene. Anche la squadra lo percepisce, come dimostrano le due espulsioni a fine partita di Pickel e Lochoshvili, segno di un certo nervosismo all’interno del gruppo, non dovuto soltanto ad arbitraggi agghiaccianti. E sabato, non dimentichiamo, c’è il Sassuolo. Il rischio, dunque, di rimanere invischiati nella zona retrocessione, o comunque perdere terreno in ottica promozione, è elevato. Molti tifosi vorrebbero il cambio in panchina, convinti che l’idea di calcio di Stroppa – tanto decantata dal mister in conferenza – non corrisponda a ciò che possa permettere il salto di qualità a una squadra costruita con molti dei giocatori più forti del campionato cadetto. Un’altra fetta di lettori, decisamente minore, aspetterebbe quantomeno l’esito del match del Mapei Stadium.

CONTRO STROPPA: POCHI GOL – Sebbene il mister continui a dire che questa squadra possieda un’identità chiara e forte, viene da chiedersi se davvero questa sia la migliore per il gruppo costruito. L’anno scorso la Cremonese ha chiuso con il peggior attacco delle prime otto, e ora la stagione nuova è cominciata con zero gol su azione in tre partite, di cui due contro squadre che verosimilmente lotteranno per non retrocedere. E il gol (ingiustamente) annullato a Majer non può essere una scusante, perché parliamo comunque di una giocata estemporanea nata da un calcio d’angolo ribattutto. Tutto qui? No. Stroppa rivendica sempre la pericolosità dei suoi ragazzi. Vero, però evidentemente non basta. Ci saranno motivi, magari riconducibili anche a certe sue scelte, se i calciatori sbagliano anche le occasioni apparentemente più semplici? Può essere anche un discorso di lucidità, considerato che la seconda punta continua ad abbassarsi addirittura a prendere il pallone dal portiere. Che finché è Vazquez è tutto sommato comprensibile, ma se quel ruolo è ricoperto da Tsadjout come a Cosenza – che ha altre caratteristiche – viene da pensare che i dettami tattici dell’allenatore siano al di sopra di tutto e di tutti. Quello che, in gergo, viene definito come il “non saper adattare il guanto alla mano”, oltre all’idea contestata di lasciare solo il centravanti. Oltretutto, il mercato estivo ha portato in dote un certo Federico Bonazzoli, che per la categoria è considerato un lusso, ma ha giocato solo poco più di un tempo su quasi 300 minuti totali. Forse lo stesso Stroppa non si aspettava la permamenza (almeno fino a prova contraria) del Mudo, ed è chiaro che senza una rivisitazione tattica rischiano di esserci troppi galli nel pollaio, preso atto degli arrivi di Nasti e De Luca.

CONTRO STROPPA: ALTRE INCONGRUENZE TATTICHE – Chi vi scrive se la sente di indicare il punto di rottura nell’infortunio di Buonaiuto della passata stagione. Prima di allora, la squadra viaggiava e segnava, anche grazie al trequartista ex Perugia che si inseriva nei panni di mezzala e andava a posizionarsi sotto la punta assieme a Vazquez. Senza di lui, sono stati fatti esperimenti (a cui sarà dedicato il paragrafo successivo, strettamente collegato con questo), ma quasi totalmente infruttuosi. Inoltre, a questa Cremonese mancano elementi mancini di piede che aiutino la fluidità della manovra quando l’azione si sposta sulla sinistra (quante volte lo abbiamo scritto, detto, ripetuto?, ndr). Perché Bianchetti, per quanto gli soddisfi il ruolo di “braccetto”, ha anche ammesso di fare un po’ più di fatica, e anche Sernicola, per quanto si impegni, è comunque limitato nel movimento costante di venire verso il centro.

CONTRO STROPPA: UN PATRIMONIO DISSIPATO – E veniamo al punto cruciale, quello della mezzala offensiva, che dal post Buonaiuto in poi non ha più avuto un padrone. Per sostituirlo, infatti, Stroppa ha chiesto e ottenuto César Falletti, salvo poi accorgersi che l’ex Ternana non disponeva della medesima disciplina tattica. E infatti ora, dopo pochi mesi, sta per trasferirsi al Bari. In questo inizio di campionato ha totalizzato zero minuti. Lo scorso mercato di gennaio, oltretutto, ha portato in dote anche Dennis Johnsen, che a detta del mister poteva giocare un po’ ovunque, ma che alla fine ha riscontrato difficoltà ovunque nel 3-5-2 proposto nel corso dei mesi (d’altronde, ha sempre giocato in un attacco a tre). Ma se è vero che Johnsen, a differenza dell’uruguaiano, è stato più un’occasione di mercato che non una precisa richiesta, verrebbe da chiedersi come mai tale esperimento sia stato riproposto con Vandeputte, altro elemento uscito alla ribalta in altro ruolo. Praticamente, tra gennaio e giugno sono stati spesi almeno 6 milioni di euro per due degli esterni più forti della categoria, per non farli giocare in fascia. Come se fosse una formazione di fantacalcio, dove basta acquistare un giocatore circoscritto a una zona di campo e trovarsi gli stessi bonus indipendentemente dalla posizione in cui lo si schiera nella grafica. Johnsen non è da etichettare come giocatore “jolly”, semplicemente bisogna cercare di farlo rendere al meglio.

PRO STROPPA: ESPERIENZA IN CATEGORIA – Giacché sembra che non sia trascorsa un’estate intera tra la prima esperienza di Stroppa e l’inizio della seconda, il mister sa come si vincono i campionati, che sia in modo diretto o attraverso i playoff. E non è nemmeno successo così tanto tempo fa. È un allenatore abituato a gestire gruppi numerosi e con tanti giocatori di qualità, oltre a quelli che spesso vengono definiti “teste calde” o ancora “prime donne”. In queste settimane il nervosismo pare dilagante, per le tante cose che stanno capitando, ma Stroppa è un allenatore razionale, in grado di intervenire col bastone o con la carota a seconda delle circostanze che si presentano. Essere autorevole non vuol dire per forza essere autoritario: un allenatore è chiamato a fare delle scelte e non si può dire che il tecnico lodigiano non abbia considerazione del gruppo che sta allenando da qualche mese (approfondiremo il discorso nell’ultimo “pro”). Oltretutto, quali altre squadre dell’attuale Serie B si sono presentate ai nastri di partenza con un allenatore con quel curriculum? Si contano sulle dita di una mano: Inzaghi, Longo, Grosso, Dionisi e Vivarini. Dunque, meglio dare tempo al tempo e aspettare ancora un po’ prima di prendere drastiche decisioni.

PRO STROPPA: SOLIDITÀ DIFENSIVA – Forse un po’ in controtendenza rispetto ad altre sue esperienze in panchina, mister Stroppa a Cremona ha sistemato in primis la parte difensiva. Nonostante la volontà di proporre un gioco avvolgente in avanti, coinvolgendo anche i “braccetti” di difesa alla Simone Inzaghi nell’Inter, la sua Cremonese ha sempre subito molto poco. In termini di occasioni e in termini di gol. Le sconfitte hanno superato le vittorie nei mesi finali della passata stagione non per i gol incassati, ma per i pochissimi gol all’attivo. Ed è ancora oggi, come dicevamo, il problema principale della squadra. La Cremo ha chiuso la stagione 2023-2024 con la miglior difesa, di gran lunga. Antov-Ravanelli-Bianchetti è un terzetto che pare ormai una filastrocca, a cui si è aggiunto un portiere di assoluta affidabilità come Fulignati. Certo, qualche distrazione o disattenzione è capitata anche a loro, ma nulla in confronto ai limiti sorti nell’altra metà di campo. È purtroppo come se la Cremonese aspetti di essere “infilata” dagli avversari per poi augurarsi in un recupero da parte di uno di quei quattro e ripartire di conseguenza, con la speranza di riuscire in quello che gli avversari hanno fallito poco prima. Altrimenti, come con la Ternana, con la FeralpiSalò o recentemente col Palermo, è una Cremonese che attacca molto e che, al primo contropiede rivale, crolla miseramente. Magari è un gol solo (anzi, quasi sempre), ma si rivela decisivo.

PRO STROPPA: LA SQUADRA È CON LUI – Tante volte gli esoneri sono inevitabili perché i giocatori perdono la fiducia nel tecnico e nelle sue idee. Non sembra questa la situazione della Cremonese: né a parole (e quello è ovvio) né a fatti. Una squadra che non segue l’allenatore non può sfoderare settanta minuti intensi e di qualità come quelli visti contro il Palermo. Sono arrivate ottime prestazioni anche da chi di solito gioca meno (Majer in primis) segnale evidente che il mister è riuscito a motivare anche i giocatori meno utilizzati. È inoltre innegabile che, nonostante i problemi elencati, le prestazioni siano in costante crescita in quello che resta calcio d’agosto. Dopo la pessima prova di Cosenza è arrivata la vittoria, non troppo convincente, contro la Carrarese e la bella prova (con beffa finale) contro il Palermo. E se a Reggio la Cremo vincesse e convincesse?

Redazione

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