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Stroppa: «Rinnovo? Ora voglio solo godermi il momento»
Stroppa: «Rinnovo? Ora voglio solo godermi il momento»

Le parole di mister Stroppa a La Gazzetta: «Il percorso vale più del risultato. Non vorrei mai smettere di allenare questo gruppo»

Prosegue il clima di festa dopo la promozione in Serie A conquistata al Picco dalla Cremonese. Sulle pagine de La Gazzetta dello sport di oggi, martedì 3 giugno, mister Giovanni Stroppa si è raccontato in una lunga intervista, toccando diversi temi tra cui il proprio futuro in grigiorosso. Di seguito, le sue parole al completo.

“Non è il risultato a dare soddisfazione, ma il percorso”. Prego, Stroppa: ha vinto, ci spieghi.
«Il risultato conta fino a un certo punto. Siamo rimasti ammaliati dal Psg, o dall’Arsenal, ma il loro calcio è fantastico a prescindere. Per me un anno fa, dopo la finale persa a Venezia, era la stessa cosa».

Dice così perché la Cremonese se lo può permettere: il calcio d oggi è fatto anche di società il cui destino è legato a una promozione o una retrocessione.
«Può darsi, ma io guardo a come siamo cresciuti. Non parlo perché ho vinto, la penso sempre così. Quasi mi dispiace che sia finita, non vorrei mai smettere di allenare questo gruppo».

Ha il contratto in scadenza, se rinnova non c’è problema…
«Adesso mi voglio godere questa soddisfazione».

Il primo a farle i complimenti è stato Luca D’Angelo, battuto per la seconda volta in finale.
«Prima negli spogliatoi, poi in conferenza. C’è grande stima tra di noi, lo sento molto vicino».

Perché all’andata è stata una Cremonese più bloccata e al ritorno è stata padrona del campo?
«All’andata siamo partiti male, poi si è vista una partita sporca. Al ritorno abbiamo migliorato la qualità del palleggio. Ci mancava la difesa titolare, ci siamo aggiustati: non è questione di modulo, ma di testa e di idea di gioco. È una crescita».

Debuttò in A nel 2012 col Pescara. C’è tornato vincendo a Crotone e Monza. Si sente cambiato?
«Ho maturato più esperienze, ma l’idea è sempre quella. E mi voglio solo godere queste emozioni».

La prima dopo il fischio finale?
«Ho cercato mia figlia. Mia moglie e mio figlio stavolta non sono venuti, così sono corso da lei ad abbracciarla. La mia famiglia soffre come me, anche se cerco di non portare a casa il lavoro».

E poi a chi ha pensato?
«Al mio staff, sono davvero fantastici. E tutta la “squadra invisibile”, i tanti collaboratori della società che hanno fatto con noi questo percorso».

E i calciatori? A volte l’hanno fatta arrabbiare…
«Però sanno che gli voglio bene. La testa fa la differenza, a La Spezia avevano quella giusta. Alla fine la semplicità è riuscire a passare la palla al compagno. Sa cosa diceva Cruijff?».

Diceva e soprattutto giocava…
«Diceva che la prima cosa da imparare è saper stoppare la palla, la seconda passarla. Se non la sai stoppare, non la puoi passare. Lo volevo scrivere nello spogliatoio del settore giovanile».

Lei si sente un esteta del calcio?
«L’ha detto Sacchi a proposito del Psg: conta il gioco, poi vengono i giocatori. Oppure Silvio Berlusconi: bisogna essere padroni del campo».

Anche in Serie A si può giocare così?
«Ho detto che mi voglio godere il momento, voglio solo festeggiare con la mia squadra».

Qualche sassolino nella scarpa?
«Sono un po’ incattivito, tante cose sono passate inosservate, soprattutto il lavoro della stagione scorsa. Venezia è stata un punto di partenza. Sono arrivato (per Ballardini, ndr) all’11° posto, ci siamo giocati la A diretta con il Como e abbiamo dato un’identità ben definita. Poi c’è stata continuità, anche se qualcuno diceva di cambiare».

È stato esonerato e poi richiamato dopo le 5 partite e i 7 punti con Eugenio Corini.
«La squadra aveva perso qualche posizione in classifica. Ma al primo allenamento quando sono tornato tutti i pianeti si sono subito allineati».

Com’è stata la gestione di Vazquez? Quando ha preso 8 giornate di squalifica la squadra è andata forte, il rientro poteva sembrare complicato…
«Un giocatore così forte, ma scherziamo? Ha intelligenza e tecnica superiori alla media».

L’unico in questa Cremonese?
«La squadra è molto forte: so già cosa diranno: in A ti devi salvare, ti devi difendere, cavolate del genere. Io non lo farò, resto sempre questo: in B con i giocatori di B e in A con i giocatori di A».

Redazione

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