La Reggiana passa allo Zini senza difficoltà e i tifosi della Cremonese sono sempre più spazientiti. L’ennesima sconfitta dopo “fuochi di paglia”
Ormai è necessario guardare alla realtà delle cose. Ancora una volta la Cremonese, dopo un paio di risultati e prestazioni di buon livello, crolla contro una delle ultime della classe. In questo caso allo Zini a passare senza grosse difficoltà è stata la Reggiana dell’ex grigiorosso William Viali: gol iniziale di Vergara, gol conclusivo di Vido. E per la Cremo di Stroppa restano soltanto le briciole di una prestazione opaca e “senza senso” fin dalle primissime battute. Perché questa squadra non trova continuità? Anche Corini, in quelle poche partite, ripeteva: «Ci serve quel qualcosa in più». È possibile ridurre tutto al “furore agonistico”, come lo ha chiamato Sernicola in conferenza stampa? E anche se fosse, perché questa Cremonese non riesce a metterlo in pratica?
NESSUNA CONTROMISURA – In effetti, sempre citando Sernicola, è inammissibile che anche la Reggiana abbia più cattiveria, forza e determinazione rispetto a una Cremonese costruita per la promozione in Serie A. Se questa è una stagione “senza senso”, come da titolo, è perché per i grigiorossi è un continuo copia-incolla di prestazioni e risultati, indifferentemente se con Stroppa o con Corini. Una squadra che non riesce a incidere, ad avere la meglio sulle formazioni che danno tutto, che alzano i ritmi. Com’è possibile non aver ancora trovato le contromisure necessarie per fronteggiare Reggiana, Mantova, Cosenza (giusto per citarne tre)? Il Mantova ha vinto una volta nelle ultime 10 giornate, indovinate contro chi? La Reggiana, con oggi, una vittoria nelle ultime 7. Insomma, è evidente che l’aspetto mentale di questa Cremo è tra le principali cause di insuccesso.
SOLO PLAYOFF – Le sconfitte in casa grigiorossa diventano 6 in 16 partite, un po’ tante per una squadra che punta alla Serie A. Il ritmo delle prime tre è inarrestabile: la promozione diretta è, da tempo, esclusiva di Pisa, Sassuolo e Spezia. Loro sì che hanno la testa giusta e la mentalità giusta per guardare in alto: non a caso, dopo le (pochissime) sconfitte, sono sempre ripartiti in quarta. Alcune volte anche in quinta o sesta, come il Sassuolo (5-1 alla Samp dopo la scoppola in Coppa Italia) e lo Spezia (5-0 al Citta dopo il k.o. di Palermo). Siamo soltanto a inizio dicembre e già si parla solo ed esclusivamente di playoff. È un fallimento per tutti, dal primo all’ultimo. I due cambi di mister nel giro di 33 giorni erano già un segnale forte di come sarebbe stata questa stagione a Cremona. È inizio dicembre e si guarda soltanto alle spalle, ed è una sensazione che irrita (e non poco) i tifosi grigiorossi, dopo i proclami estivi.
DIFFICOLTÀ INFINITE – Come si guarda avanti dopo una prestazione del genere? Con quale fiducia, sapendo che tutti i tifosi hanno perso la pazienza? Basta una giornata negativa di Vazquez (limitato alla grande dalla Regia) che la squadra non gira. Quante volte è capitato, dai tifosi avversari, di sentire frasi tipo: «Ma ora tanto la Cremonese ha una panchina che stravolge tutto». Invece, anche contro la Reggiana, De Luca, Johnsen, Nasti e così via non combinano nulla. Una Cremonese compassata, in difficoltà, sempre in ritardo sulle seconde palle. Eppure pensavamo che, dal match col Frosinone in poi, mister e squadra avessero stretto un “patto di ripartenza“, un po’ come quello stretto dallo stesso Stroppa con i ragazzi lo scorso anno, dopo il 2-1 fuori casa a Cittadella. Ora si va proprio a Cittadella: sarà una vera ripartenza o l’ennesimo fuoco di paglia? O, peggio ancora, i veneti avranno la meglio dopo aver trovato un solo successo nelle ultime 12?
Dal nostro inviato Andrea Ferrari
