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Castagnetti: «In Serie A si abbina qualità e quantità»
Castagnetti: «In Serie A si abbina qualità e quantità»

Intervista di Michele Castagnetti a Numero Diez: «Mio padre mi ha dato tanto. Nei Dilettanti non pensavo di arrivare sino in Serie A»

Dopo aver esordito nella massima serie, Michele Castagnetti sta diventando importante per Alvini, tanto che è stato titolare a Lecce e lo sarebbe stato anche contro il Napoli: «La Serie A? Io non ho mai avuto questo sogno, solo mi piaceva tantissimo giocare a calcio – ha dichiarato a NumeroDiez.comHo cominciato nei Dilettanti, poi in Eccellenza, poi in Serie D, e quando sei lì non pensi che tu possa diventare un giocatore di alti livelli. Poi sono andato in C2 e anche lì giocavo solo a scadenza di contratto. Addirittura in C1 mi sono ritrovato senza squadra. Ho capito che potevo farlo veramente di mestiere quando sono andato alla SPAL, l’anno in cui abbiamo vinto il campionato in C1, e lì ho detto: «questo è quello che farò fino alla fine della carriera».

FIGURA DI RIFERIMENTO – Se è arrivato dove é arrivato, però, lo deve a una persona in particolare: «Mio padre mi ha mai spinto e lasciato totalmente libero. Mi ha aiutato tanto dandomi consigli e soprattutto nella logistica: quando facevo la Primavera a Mantova mi veniva a prendere a scuola e mi portava fino al campo. Ha visto tutte le mie partite dell’Eccellenza fino ad adesso in Serie A. È stato un grande sacrificio, lui lo faceva con piacere, ma è stato veramente un grande sacrificio. Mio padre mi ha dato veramente un aiuto incredibile. Il calcio mi ha dato tantissime cose, emozioni difficili da trovare fuori dall’ambito sportivo, tanti amici negli spogliatoi e fuori. Adesso che ho quasi 33 anni ho conosciuto veramente tante persone speciali che sento ancora e con cui ho rapporti anche fuori dal campo. Cosa mi ha tolto? Ho dovuto fare tanti sacrifici, soprattutto quando ero più giovane; per esempio non potevo uscire più di tanto con gli amici e non potevo dedicare i weekend alla mia compagna. Ma ripensandoci solo all’inizio sono stati sacrifici, poi sono diventati la normalità anche perché erano impegni talmente belli e stimolanti che non potevano definirsi tali».

SPECIALISTA – Negli anni, il regista di Parma si è rivelato uno specialista delle promozioni dalla Serie B alla Serie A: Spal, Empoli e poi Cremonese: «L’anno scorso noi avevamo una base importante che ci portavamo dietro già dalla stagione prima, abbiamo fatto un girone di ritorno in crescendo e abbiamo mantenuto quella stessa identità di gioco, in più nel momento chiave del campionato, verso marzo, in cui abbiamo giocato 9 partite nel giro di 40 giorni, abbiamo fatto tantissimi punti, grazie anche ad una rosa importante, giostrata bene e ricca di giovani. Lì ci siamo portati dal quinto al primo posto, anche con un po’ di fortuna, bisogna ammetterlo. Differenza tra le due categorie? Rispetto alla Serie B, dove è difficile combinare qualità e quantità a livello assoluto, la Serie A ha centrocampisti tutti completi: sono tecnici, fisici, veloci, potenti e resistenti, sicuramente ad un livello superiore rispetto ad altre categorie. Credo che il centrocampista perfetto al momento sia colui che riesca a combinare tecnica e fisicità».

Nicolò Casali

Redattore

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