Il Torino, prossimo avversario della Cremonese, con il cambio in panchina ha cambiato marcia e ora la salvezza è a un passo
No Future cantavano i Sex Pistols in God Save the Queen nel 1977. Lo slogan ora potrebbe valere anche per il Torino, non in ottica nichilistica ma pur sempre in una forma anti-istituzionale. Il sentimento di disillusione e rabbia covata dai tifosi verso Urbano Cairo, infatti, cresce di anno in anno e ha ormai raggiunto il picco, senza più sbocchi di rappacificazione. La mancanza di ambizione è il peccato originale del presidente, a detta dei sostenitori granata. L’esonero di Baroni, avvenuto a febbraio dopo una pesante sconfitta a Genova, ha dato perlomeno gli stimoli per evitare il peggio. La Serie B, si intende. Da quando si è seduto in panchina D’Aversa i granata hanno infilato una serie di risultati positivi e ora la retrocessione è quasi scongiurata. In estate si valuterà la conferma del tecnico, ma finché l’ambiente intorno alla squadra non cambia, che futuro può esistere per il Toro?
IL MOMENTO – Non ci si sarebbe potuti aspettare un esito migliore dalle prime sei gare in granata per D’Aversa. Sono arrivate quattro vittorie, di cui tre negli scontri diretti: Parma (4-1); Pisa (0-1); Verona (2-1). In più, il 2-0 all’esordio contro la Lazio. Le sconfitte in trasferta contro Milan (3-2) e Napoli (2-1) non fanno male, sia per il blasone delle avversarie che per il risultato finale, di misura in entrambi i casi. Il bottino del tecnico campano consiste in dodici punti in sei gare, per una media di due punti a gara, dato da qualificazione in Champions League. Storicamente, D’Aversa ha sempre iniziato alla grande e rallentato alla distanza: le ultime partite saranno fondamentali per giocarsi il futuro.
MERCATO – A gennaio, il direttore Petrachi (subentrato a Vagnati prima dell’andata contro i grigiorossi), si è rimboccato le maniche per rinforzare una rosa che presentava alcune mancanze. Masina si è svincolato, sostituito da Ebosse. Il fallimento dell’operazione Asslani è stato certificato dalla risoluzione anticipata del prestito. Al suo posto, in regia, è arrivato Prati, in realtà neanche lui fondamentale per ora nell’ecosistema Toro. A sinistra, già accantonato Nkounkou, è arrivato Obrador in prestito dal Benfica. Lo spagnolo è l’acquisto più interessante del mercato invernale dei granata: le qualità sono indiscusse, ma il riscatto è alto (9 milioni) e Cairo è solito a non esercitare l’opzione per tentare di limare sul prezzo in estate. Marianucci è stato un altro colpo in entrata, scippato proprio alla Cremonese. Per ora, poco spazio per lui. Infine, Kulenovic dalla Dinamo Zagabria, attaccante mobile e frizzante (alla Shomurodov, per citare un calciatore accostato alla Cremo in estate).
GIOCATORI CHIAVE – Il leader tecnico della squadra è Nikola Vlasic (7 gol e 3 assist in 31 gare). Anche quando il Toro era in crisi, il 10 era l’ultimo a mollare. La quasi totalità delle azioni pericolose passano dai suoi piedi, un Re Mida sportivo. Anche la coppia d’attacco Simone-Che Adams (Zapata probabilmente out) è da coppe europee: la retroguardia grigiorossa non potrà permettersi cali di concentrazione. Nonostante non sia considerato un titolare inamovibile, Casadei sta tornando a incidere (6 reti in stagione) e di testa sarà il pericolo numero uno. La retroguardia granata, se messa sotto pressione, potrebbe invece regalare qualcosa.
PROBABILE FORMAZIONE – Nel 3-5-2 di D’Aversa, davanti a Paleari dovrebbe essere schierato il terzetto Coco-Maripan-Ebosse, complice anche la squalifica di Ismajli. L’unica incognita è Marianucci. A centrocampo, potrebbe essere confermata l’opzione senza regista con Gineitis e Casadei. L’alternativa è l’inserimento di Ilkhan, presumibilmente al posto di Casadei. Prati e Ilic verso la panchina. Più ibrida la posizione di Vlasic, a cavallo tra centrocampo e attacco. Intoccabile Obrador a sinistra, sull’altra fascia dovrebbe giocare Pedersen, con Lazaro ormai ostracizzato a furor di popolo dai titolari. Davanti si va verso la coppia Simeone-Adams, ma occhio a Kulenovic, che insidia lo scozzese.
