Tempi bui per la Cremonese, e il calendario non fa ben sperare. La rosa ha bisogno di rinforzi nell’ultima settimana di mercato
«Fiducia ed entusiasmo non devono mai mancare» così si è espresso mister Nicola alla vigilia della partita col Sassuolo, ma considerando prestazione e risultato, potremmo dire che questa Cremonese non possiede più né l’una né l’altra cosa. Nei primi quattro minuti, infatti, gli emiliani sono entrati in area una volta al minuto, trovando anche il gol partita. Qualche domanda sorge spontanea: ma è normale che in una fase di gioco in cui le squadre tendenzialmente si studiano il tuo portiere venga impensierito già quattro volte? Possibile entrare in campo già privi di energie e idee? Chiaramente, su questo aspetto, la responsabilità non può che ricadere sullo staff tecnico, perché fintanto che si hanno a disposizione 11 giocatori da mandare in campo una volta a settimana, questi sono tenuti a dare il massimo, soprattutto all’inizio del match. Ma la formazione è contestabile: perché Collocolo (tornato titolare dopo quattro mesi di assenza) ha dovuto alzare bandiera bianca al 22′ in favore di Zerbin. Era il caso di rischiarlo, sapendo che Terracciano in quella posizione ha già giocato, e in panchina vi erano altri tre difensori centrali schierabili al suo posto? Questo errore di valutazione ha influito non poco nel piano partita, perché ha fatto sì che al 45′ il tecnico piemontese avesse già finito ogni cambio offensivo a disposizione con Zerbin prima e Johnsen poi.
ROSA RIDOTTA ALL’OSSO – Però a mister Nicola vanno date non poche attenuanti. Contro il Sassuolo, la Cremonese aveva in panchina sei giocatori di movimento (tre difensori centrali, un terzino, un centrocampista e una mezza punta), frutto sicuramente di un attendismo ingiustificato da parte di chi fa (o dovrebbe fare) il mercato. Banalmente, in una situazione di emergenza così, lo stesso Lordkipanidze sarebbe potuto risultare comodo anche a partita in corso, eppure è di poche ore fa il trasferimento a Carrara, e non crediamo che Calabro avesse fretta di averlo, considerando che contro l’Empoli è stato in panchina. Così come Vazquez, partito per l’Argentina proprio il giorno della partita contro i neroverdi; senza contare la gestione di Sarmiento, che nel 4-4-2 del secondo tempo poteva fare molto comodo. Capiamo che l’esigenza principale, come dichiarato da Giacchetta, fosse provvedere alle uscite, ma il bilancio oggi è di sei cessioni (tra fuori rosa e non) e ancora nessun acquisto. Sicuramente in società ne staranno parlando, ma noi dobbiamo giudicare i fatti, e quelli dicono che, nel mese di gennaio, la Cremonese, anche per i sopracitati errori, ha avuto quattro scontri diretti e li ha falliti tutti, e ora arrivano Inter, Atalanta, Roma e Milan. Praticamente vuol dire essere obbligati a battere Genoa e Lecce che intermezzano questo ciclo di fuoco. Capiamo che sia difficile «per una realtà come la nostra» (cit.), ma Lecce, il Pisa e la Fiorentina hanno già acquistato quattro giocatori, il Genoa tre, il Verona altrettanti, il Cagliari due. Il Pisa forse più di tutte, con anche gol decisivo di Durosinmi al debutto.
