Djuric, nuovo attaccante della Cremonese, in conferenza stampa: «Già nel 2012 il Cavaliere aveva grande ambizione, sono contento di essere tornato»
Si è svolta nella mattinata di oggi, mercoledì 28 gennaio, la conferenza stampa di presentazione di Milan Djuric, nuovo attaccante della Cremonese. Il gigante bosniaco, classe 1990, ha parlato ai microfoni della stampa locale al Centro Arvedi, ecco le parole rilasciate al completo.
L’introduzione è affidata al direttore sportivo Simone Giacchetta: «Presentiamo un nuovo giocatore, un volto conosciuto sia in Italia che a Cremona. Djuric non ha bisogno di grandi presentazioni per i nostri tifosi, abbiamo ponderato bene il suo arrivo, si è concretizzato nelle ultime battute, come avviene quasi sempre nel mercato di gennaio. L’acquisto è funzionale al nostro sistema di gioco, si confà agli altri attaccanti che abbiamo in rosa. Conosce bene i calciatori e gli obiettivi, abbiamo tanta fiducia in Djuric: uomo di valori e giocatore di esperienza, che ha già vissuto questi momenti».
Come e quando si è concretizzata l’opportunità di tornare a Cremona? Che effetto fa tornare qui dopo 13 anni? Un po’ di cose sono cambiate.
«Ringrazio la società e il Cavaliere per la fiducia mostrata nei miei confronti. Come ha detto il direttore, si era palesato il trasferimento già nei primi giorni di mercato, poi sappiamo che va un po’ per le lunghe la finestra di gennaio. Io avevo palesato la volontà di tornare ed è successo, sono contento. È un ritorno, è passato tanto, sono cresciuto nel tempo come calciatore e come uomo. Sono emozionato, qui ero stato bene e torno con un bagaglio di esperienza maggiore, pronto per lottare coi miei compagni per raggiungere l’obiettivo».
Le tue caratteristiche sono note, come possono sposarsi con gli altri attaccanti già in rosa? E con Bonazzoli, che già conosci bene.
«Da parte mia c’è tutta la disponibilità possibile, mi metto a disposizione del gruppo. I ragazzi davanti hanno caratteristiche diverse, sono pronto a ritagliarmi il mio spazio ma soprattutto a dare il mio contributo: è una stagione importante per la Cremonese e il suo futuro. Consolidare la categoria è il massimo che c’è. Le caratteristiche mie sono evidenti, potrei anche dare una mano a recuperare il risultato. Bonazzoli lo conosco bene, così come altri. Gli altri li conosco per averci giocato contro. Non è stato difficile inserirsi, sono tranquillo e concentrato per le prossime partite».
Quanto ha pesato nella tua scelta la presenza di mister Nicola?
«Ha pesato il giusto, sono molto affezionato a lui: so come lavora, so che persona sia. I tempi dell’accordo sono stati rapidi, il mister ha inciso e anche altri ragazzi che ho sentito in questi giorni. Mi hanno dato sensazioni ottime».
Come hai visto da fuori il momento che sta attraversando la Cremonese?
«Da fuori ho visto una squadra molto ostica da affrontare, con tantissimo entusiasmo dovuto al ritorno in Serie A. Sarà sempre dura affrontare la Cremonese. I momenti di difficoltà ci sono in tutte le squadre, non dobbiamo farci prendere dall’ansia e dallo stress, ma rimanere uniti nel bene e nel male. Bisogna concentrarsi ancora di più nei dettagli, dobbiamo guardare 90 minuti alla volta».
A Parma ti rimpiangono soprattutto per essere uomo spogliatoio. Ti ritrovi in questo ruolo?
«Sono stato bene a Parma con lo spogliatoio, la società e i tifosi. Nel calcio sappiamo che se hai poco spazio e hai ancora voglia di giocare, poi si fanno certe scelte. Sono orgoglioso del percorso che ho fatto, ci sono tanti giocatori stranieri anche là e io ho dato una mano da “vecchio” del gruppo. Mi sono sempre messo a disposizione, mi fa piacere se da Parma è arrivato questo messaggio».
Vi completate bene con Vardy, 39enne?
«L’età conta fino a un certo punto, ormai nel calcio si è arrivati talmente al dettaglio nel recupero che si può continuare a giocare fino a età avanzata. Con Vardy possiamo completarci, ma anche con gli altri ragazzi. Decide il mister, in base a quello che vede».
Che effetto fa tornare in un ambiente, quello di Cremona, molto diverso dal precedente?
«Ricordo bene la voglia del Cav. Arvedi anche ai tempi, per la voglia che aveva di portare in alto questa piazza. C’era un’ambizione pazzesca, eppure eravamo in Lega Pro. Si era capito cosa volesse fare il Cavalier Arvedi».
Fonte: dal nostro inviato al Centro Arvedi Andrea Ferrari
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