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Cremonese, le brutte abitudini sono dure a morire: zero gol in finale
Cremonese, le brutte abitudini sono dure a morire: zero gol in finale

La Cremonese, conscia di dover segnare almeno un gol, ricade nell’inconcludenza e non buca il Venezia tra andata e ritorno

Ci sono tanti modi di dire per esprime il concetto dietro alla sconfitta in finale playoff della Cremonese, uno è stato proposto nel titolo. Ma indipendentemente da come vogliamo dirlo, la squadra di Stroppa rimane quel lupo che perde il pelo, ma non il vizio. O in questo caso che perde le partite. Il principale motivo dietro la mancata conquista della Serie A e della sconfitta del Penzo contro il Venezia, rimane quello che non ha permesso ai grigiorossi di agguantare il 2° posto in regular season: la poca freddezza in zona offensiva, abbinata ad un palleggio tanto sterile e deprimente quanto lento e prevedibile. Segnare un gol era l’unica cosa da fare, consci dei vantaggi dei veneti, ma la Cremo si è scontrata con le parate di Joronen all’andata e con sé stessa al ritorno. Tanti tiri centrali, tanti passaggi sbagliati, tanti cross nel nulla. Così, l’exploit contro il Catanzaro si è rivelato un unicum coadiuvato dalla difesa simil groviera dei calabresi. 34 tiri totali nella doppia finale, 11 partite in stagione senza reti all’attivo, 25 gare con meno di 2 reti segnate sulle 42 giocate tra campionato e playoff. Insomma, a Stroppa i demeriti per non essere riuscito a guarire la sua Cremo, ai giocatori per la fragilità mentale dimostrata.

Michele Iondini

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