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Verdelli: «Simoni, Wembley suo capolavoro»
Verdelli: «Simoni, Wembley suo capolavoro»

Corrado Verdelli ha così commentato la scomparsa di Gigi Simoni: «É stato il mio mentore, come un padre»

La notizia della morte di Gigi Simoni ha rattristato il mondo e soprattutto qua a Cremona, dove – a detta sua – ha trovato una nuova giovinezza dopo anni nefasti nelle categorie inferiori. Il punto cardine della sua rosa fu Corrado Verdelli, arrivato dall’Inter e insignito subito della fascia di capitano che ha indossato per ben sette anni: «Per me era come un padre – queste le sue parole a La Gazzetta dello Sport – Da lui ho imparato tantissimo, soprattutto la gestione del gruppo, la capacità di motivare i giocatori, di parlare a una piazza molto esigente e di allentare la pressione. Mi ha insegnato l’importanza di soffrire in una squadra di provincia. Preparava la gara con umiltà, studiando nei minimi particolari le qualità degli avversari e adattando le proprie idee alle caratteristiche dei giocatori che allenava. Intelligente e misurato, era impossibile non volergli bene. Il nostro rapporto andava al di là dell’aspetto tecnico. Ci ha lasciato una persona fantastica».

ESORDIO DIFFICILE – La sua avventura all’ombra del Torrazzo, però, non è partita con il piede giusto: «Ricordo le prime settimane alla Cremonese, in Serie B. Un brutto inizio, la squadra stentava, i risultati non arrivavano. Litigava di continuo con il d.s. Favalli, suo grande amico, perché il gruppo non gli sembrava competitivo. Una volta sul pullman, tornando da Cesena, si era sfogato chiedendomi un consiglio. Era in crisi, voleva andarsene. E io gli avevo detto di provare a cambiare qualcosa a centrocampo perché subivamo troppo, di spostare Nicolini davanti alla difesa e soprattutto gli avevo suggerito di avere pazienza, perché la squadra era forte. Maspero, Dezotti, Tentoni… E infatti poi con 8 vittorie di fila le cose si sono sistemate».

TRAIT D’UNION – Già perché quando le cose non è andavano bene, Simoni sapeva a chi doveva rivolgersi: «Con Dezotti ero il più esperto del gruppo e Simoni si rivolgeva a me quando c’era qualche problema. Ero il collegamento tra lui e la squadra. Ad esempio quando c’era da far accettare un ritiro non previsto: Gigi era scaramantico, voleva partire il giovedì per andare nello stesso albergo sul lago di Garda anche se non serviva perché la classifica era buona. Ma lui voleva cementare il gruppo, stare con noi, giocare a carte, vivere la vigilia».

IL MOMENTO PIÙ BELLO – L’emozione principale non può che essere legata a un ricordo ben preciso: «In campionato abbiamo vinto con Napoli, Lazio e Roma il primo anno di A e quello dopo, con il Milan a San Siro. O i derby con il Piacenza, i rivali storici della Cremonese. Ma in assoluto sicuramente dico la vittoria con il Derby County a Wembley nel 1993, davanti a 35mila spettatori e tanta gente arrivata da Cremona. Con un mio gol, tra l’altro, io che segnavo sempre pochissimo: ricordo la corsa per andare ad abbracciare Simoni. Se lo meritava, era il suo capolavoro con la promozione in A».

Nicolò Casali
Nicolò Casali

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