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Vardy: «In Italia il direttore sportivo ha voce in capitolo su tutto»
Vardy: «In Italia il direttore sportivo ha voce in capitolo su tutto»

Nel suo nuovo podcast Jamie Vardy ha parlato di Cremonese e delle differenze tra il calcio italiano e il calcio inglese

Prima le Serie tv e ora il podcast. Jamie Vardy, dopo (aver concluso) la sua esperienza con la Cremonese, ha deciso di raccontarsi a tutto tondo e ha iniziato un nuovo progetto. In collaborazione con lo studio Contentuual l’ormai ex attaccante grigiorosso ha lanciato un podcast dal titolo “Jamie Vardy’s Having a Party”. Un format innovativo nel quale l’attaccante inglese si racconta in compagnia di ospiti provenienti dal mondo dello sport e non solo. Nel primo episodio, uscito quest’oggi, mercoledì 10 giugno, tra le altre cose, Jamie ha parlato anche della sua esperienza in Italia. In particolare, si è soffermato sulle differenze tra il calcio inglese e il calcio italiano, descrivendo la Serie A come un campionato «molto più lento e difensivo» rispetto alla Premier League. 

CORRERE, CORRERE – Che il calcio inglese e il calcio italiano fossero diversi non è di certo una novità, ma quando a dircelo sono campioni del calibro di Vardy fa sempre notizia. L’ex 10 grigiorosso ha sottolineato in particolare la differenza nel tipo di allenamenti: «Gli allenamenti sono continui. Corri, corri, corri. Arrivi alla partita e non hai più niente da dare. Funziona così per tutte le squadre. È il direttore sportivo ad avere voce in capitolo su tutto».

EPISODIO PRE-PISA – Ad avvalorare la sua tesi Jamie Vardy ha portato come esempio la settimana di allenamenti che ha preceduto la sfida del Dall’Ara contro il Bologna: «Quella settimana avevamo fatto quello che facciamo normalmente in Inghilterra, con un giorno di riposo dopo la partita. Siamo andati in campo freschi. Abbiamo vinto 3-1 fuori casa ed eravamo tutti euforici». La stessa cosa, però, non avvenne alla vigilia di una gara considerata “più importante” rispetto alle altre nonché la partita d’andata contro il Pisa:  «Il direttore sportivo considerava questa più importante delle altre. Gli dissi che tutte le partite erano importanti e non c’erano differenze. Niente da fare. Ci siamo allenati ogni giorno, abbiamo giocato con il Pisa e abbiamo perso».

Enrico Girelli

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