fbpx
Turci a CGR: «Simoni uomo vero e persona onesta»
Turci a CGR: «Simoni uomo vero e persona onesta»

Il ricordo di Gigi Simoni nella puntata speciale di GrigiorossOnAir con Gigi Turci: «Gli sarò per sempre riconoscente, fu una Cremo straordinaria»

Una puntata speciale di GrigiorossOnAir ha visto protagonista Gigi Turci, portiere della storica Cremonese della Serie A con Gigi Simoni in panchina. Il mister, eroe grigiorosso, Signore del calcio (con la S maiuscola), è venuto a mancare settimana scorsa, e a lui abbiamo dedicato l’intero episodio, andato in onda ieri – mercoledì 27 maggio – su Facebook. Oltre all’ex portiere, cremonese e con oltre 150 presenze con la Cremo, è stato con noi l’amico e collega Giorgio Barbieri, memoria storica dei grigiorossi. È stato indispensabile per ricostruire al meglio quella squadra che fece miracoli, dal ritorno in A con annesso Trofeo Anglo-Italiano a Wembley alle storiche salvezze nel massimo campionato, cose mai accadute prima di quel momento sotto l’ombra del Torrazzo.

Ringraziamo di cuore Gigi Turci e Giorgio Barbieri per aver accettato l’invito, ringraziamo anche l’A.C. Milan per averci concesso Turci per questo intervento (oggi è preparatore dei portieri nel team rossonero di Pioli).


OGNI REPLICA, ANCHE PARZIALE, NECESSITA DELLA CORRETTA FONTE CUOREGRIGIOROSSO.COM


ULTIMO SALUTO – Domenica scorsa, in quel di Pisa, Turci ha partecipato al funerale di Gigi Simoni, dandogli di fatto l’ultimo saluto da parte del mondo grigiorosso: «Mi sono sentito di farlo perché avevo e ho ancora oggi un debito di riconoscenza nei suo riguardi, il mister mi ha aiutato tantissimo a crescere dal punto di vista umano e professionale e penso che la riconoscenza sia una delle virtù più importanti nella vita. Perciò ho voluto partecipare al funerale nonostante il periodo di grande emergenza».

MOSCA BIANCA – Nel corso dell’intervista, il nostro ospite, amico e collega Giorgio Barbieri ha voluto ricordare a modo suo mister Simoni: «Ha scritto le pagine più belle della storia della cremo e le ha fatte scrivere a me perché ho seguito quegli anni li (sorride, ndr). Era un grande allenatore e motivatore, e per me è e diventato anche un amico. Mi ricorda un calcio che forse non c’è più». Turci è più che d’accordo con il giornalista cremonese: «Giorgio l’ha descritto perfettamente. Era una persona vera, leale, onesta e di carattere, con una grande personalità oltre che grande conoscitore di calcio e del cuore umano, mosca bianca nel panorama calcistico italiano (e non penso di esagerare). Queste qualità ci hanno permesso e mi hanno permesso di far parte di una squadra che ha creato la storia di una società come la Cremonese, per me è motivo di orgoglio».

PRIMO IMPATTO – Nonostante la giovane età, mister Simoni ha deciso immediatamente di puntare sul giovane Turci, che ha ricordato la prima stagione passata ai suoi ordini, quella del 1992-93 in Serie B: «Il mio impatto con il mister è stato ottimo da subito. Mi ha dato una fiducia incondizionata che poi ha dimostrato tutti gli anni, ma  soprattutto in quella stagione. I primi tempi non furono dei migliori perché ero ancora acerbo e non avevo esperienza, ero un ragazzo del posto ed inoltre dovevo sostituire un idolo come Rampulla che ha fatto la storia a Cremona». Quell’annata è ricordata non solo per la vittoria della B, ma soprattutto per la vittoria del Trofeo Anglo-Italiano«Oggi sembra una cosa da fantacalcio, ma in realtà è un’esperienza formativa al 100%, con incontri internazionali e la fortuna di giocare al vero Wembley prima che fosse ricostruito. Questo è motivo d’orgoglio,  per Cremona e per tutti perché l’abbiamo anche vinta».

WEMBLEY – Per rievocare al meglio i ricordi, Nicola e Andrea hanno mostrato a Turci due foto della storica finale di Wembley, scattate da Muchetti e gentilmente offerte da Boiocchi per la diretta con Gigi: «Queste foto sono ancora esposte al Centro Arvedi nel reparto accoglienza e indicano la storia della società stessa, in quei 4 anni siamo riusciti a prenderci e a regalare tanto ai tifosi e alla gente di Cremona. Abbiamo fatto la finale col Derby County, eravamo consapevoli di poterli battere visto che l’avevamo già fatto in casa loro nel girone di qualificazione. In una partita secca però può succedere di tutto, soprattutto perché, dei 40mila di Wembley, 38mila erano inglesi». Per l’ex numero 1 grigiorosso è indescrivibile la sensazione provata in quel tempio del calcio: «Era uno stadio che trasudava storia, non so come spiegarlo, ha fatto la storia del calcio a livello mondiale. Ci stavamo giocando la B, il torneo ci ha tolto sì alcune energie, ma ci ha dato anche carica.  Dopo il rigore sbagliato sull’1-1 poteva succedere di tutto, ma abbiamo alzato il trofeo meritatamente».

LA SERIE A E IL DERBY – Dopo una stagione entusiasmante, la Cremonese approda in Serie A e si salva raggiungendo uno storico decimo posto in classifica«Soddisfazione incredibile,  soprattutto perché stavamo affrontando un campionato con tanti esordienti, come me, Colonnese, Pedroni, Tentoni, Lombardini e tanti altri,  comunque tutta gente che non aveva mai giocato in A – spiega Turci – . Abbiamo sopperito alla poca esperienza con grandissimo entusiasmo, senso del gruppo e un condottiero come Simoni che ha saputo trarre il meglio e il massimo da ognuno di noi al servizio della squadra». In quella stagione Turci si rese protagonista in occasione del 4-0 sul Piacenza, quando parò uno dei 12 rigori che gli permettono di essere ancora oggi nella Top 10 dei para-rigori in Serie A: «Il derby fu entusiasmante, una partita messa subito benissimo, schiacciando il Piacenza nella propria area. Eravamo già sul 2-0, ma prima del secondo tempo fu assegnato questo rigore. Ferrante calciò più di forza che altro, però io riuscii ad intercettare il pallone che poi ha spazzato Gualco. Quella fu un’altra spinta per finire al meglio la partita con il 4-0 finale».

L’ANEDDOTO DELL’OLIMPICO – Una delle tante soddisfazioni di quell’incredibile anno della prima storica salvezza in A, la Cremonese se la tolse all’Olimpico, quando vinse 2-1 contro la Roma. Giorgio Barbieri ha voluto ricordare un aneddoto di quel match, quando il tedesco giallorosso Thomas Häßler segnò la rete del 2-2, invalidata perché la punizione non era di prima intenzione. Turci si tuffò, e se solo avesse toccato la palla, sarebbe stato tutto regolare: «Ho visto e rivisto quell’episodio, Häßler ha calciato e grazie a Dio non sono arrivato su quel pallone, così è rimasta la vittoria all’Olimpico, una delle più importanti di sempre della storia della Cremo, anche perché in trasferta».

ANNO DIFFICILE – Turci si è poi soffermato sulla stagione 1995-96, quella della retrocessione: «Fu un anno difficoltoso, ma è normale che dopo due stagioni miracolose in Serie A, non c’è altro modo per definirle (pur con tutto il rispetto per me i miei compagni), si sbagli qualcosa. Partimmo malissimo con 3 punti in 9 giornate, recuperammo qualcosa cammin facendo sperando in un finale migliore che non avvenne per una serie di circostanze come infortuni e partite sfortunate». Quell’anno, l’estremo difensore rimediò un brutto infortunio dovuto a uno scontro con Paul Ince dell’Inter in un match dell’aprile di quell’anno, finito 4-2 per i nerazzurri allo Zini: «Ci scontrammo violentemente ma in modo fortuito, non c’era malizia da parte sua. Ci furono varie polemiche perché il popolo grigiorosso fu accusato di razzismo, ma secondo me fu più una manifestazione di protesta nei suoi confronti perché aveva causato un danno a un giocatore della Cremonese». Infortunio che, di fatto, concluse la sua carriera in grigiorosso: «Rientrai poco dopo, ma mi infortunai ancora a Parma e non potei più giocare. Quella con l’Inter potrebbe essere lo spartiacque, ma in verità è stato lo 0-0 nel derby di ritorno a sancire la retrocessione, almeno a livello morale».

RITORNO – Nel 2014, con Simoni presidente della Cremonese, Turci diventa preparatore dei portieri grigiorosso per un paio di annate: «Incontrare di nuovo Mario Montorfano e Perovic è stato un piacere, Marko è di una simpatia irresistibile e di calcio ne sa, ha giocato con campioni. Lo prendo sempre in giro perché siamo retrocessi quando è arrivato, e quando se n’è andato hanno vinto il campionato (ride, ndr). Mi ha fatto specie non vedere Simoni in campo, ma l’ho sempre chiamato “mister” e non “presidente” (sorride, ndr)». L’ex Udinese ha poi concluso tentando di descrivere con una sola parola il suo vecchio mister: «Uomo vero e persona onesta. Ma non è solo questo, anche professionalmente ha dimostrato di essere un ottimo allenatore, forse gli è mancato l’acuto, oppure gliel’hanno tolto, ma l’averebbe meritato al di là delle soddisfazioni che si è tolto con Inter e Cremonese tra le altre».


OGNI REPLICA, ANCHE PARZIALE, NECESSITA DELLA CORRETTA FONTE CUOREGRIGIOROSSO.COM


Lorenzo Coelli
Lorenzo Coelli

Redattore

Potrebbe interessarti anche: