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Roma, Mourinho: «Morti di stanchezza contro una squadra non di Serie B»
Roma, Mourinho: «Morti di stanchezza contro una squadra non di Serie B»

La conferenza di Mourinho dopo Roma-Cremonese, finita 2-1 per i giallorossi: «Per fortuna abbiamo vinto, penso meritatamente»

La partita degli ottavi di finale di Coppa Italia tra Roma e Cremonese si è conclusa 2-1. Al termine del match, è intervenuto in conferenza stampa il tecnico giallorosso José Mourinho per commentare quanto avvenuto. Ecco le sue parole al completo tra Mediaset e la sala stampa.

Troppa differenza di qualità tra primo tempo e secondo tempo. Si può giocare come nel tridente della ripresa?
«Se domenica iniziamo la partita come abbiamo finito questa, dopo 20 minuti il match è finito. Abbiamo difeso con 6+4, invece che con un blocco di 10. Perdendo la palla, rimaniamo con solamente 2 difensori centrali. È difficilissimo così, rispetto a giocare a tre, a cui siamo abituati. Cristante, lo sappiamo, non è un centrale; nemmeno Celik. Abbiamo giocato la ripresa due contro due a uomo, per poco non prendiamo gol con palla lanciata alta a Coda. Ci siamo messi così contro una squadra che vinceva 1-0 e che si difendeva bene, e provava a ripartire. Ma se c’è di fronte una squadra che ci attacca realmente, saremmo in grandissima difficoltà. Le cose sono andate bene, potevano andare bene anche prima: abbiamo preso una traversa e un palo».

Prima della partita batteva la mano sul cuore per i tifosi. E alla fine era anche emozionato. C’è un messaggio particolare? Sono vere le voci che la vogliono in Brasile? Che effetto fa sentir parlare di un altro mister sulla panchina della Roma?
«Per i tifosi non ho più parole. Quando tu perdi in casa contro una squadra con cui dovresti vincere, è normale che la gente fischi. Ti crea insicurezza dopo averne già generata per il risultato. La gente è tenerissima con me, dentro e fuori lo stadio. Mi emoziono per forza. Ho vinto tanti titoli in tante città diverse e in nessun club ho un livello di tenerezza e rispetto come qui. Non credo siano vere le mie voci sul Brasile, mi fido molto della mia onesta e della mia reciprocità con questa piazza. Non ho motivi di pensare che la famiglia Friedkin non sia corretta con me. Non signifca che mi vogliano qui, questo non lo so. Ma non credo che loro, alle mie spalle, stiano parlando con altri allenatori. Settimana prossima uscirà il mio documentario su Netflix e ci sono cose che si sapranno solo guardando quel docufilm: lì saprete che sono un totale pazzo, perché non avevo ancora firmato con la Roma mentre c’era un club che mi voleva fortemente. Io non sono andato, avevo già dato la mia parola alla Roma. Quando il Portogallo mi ha voluto, la prima persona a saperlo è stato il mio presidente. Lo stesso con l’Arabia. Mi fido della loro onestà e mi fido della reciprocità dei rapporti».

Pellegrini ha avuto difficoltà, ci si aspetta di più.
«Momento che potete analizzare da fuori, per lui. Dalla mia prospettiva mai nella carriera ho puntato il dito contro un giocatore che si allena bene e vuole fare bene. E che in campo dà il massimo».

Rimonta importantissima, passaggio del turno altrettanto importante.
«Bisogna avere rispetto per le nostre difficoltà. Noi siamo tutti al limite, giocavamo con un solo difensore centrale. Siamo però tutti uniti e diamo sempre il massimo. È ovvio che il rischio ci possa essere, per poco non prendi il secondo gol con cui saremmo stati fuori dalla competizione. Non era facile poi con i nostri ammoniti fermare giocatori veloci come Tsadjout o Okereke. Poi abbiamo messo più giocatori davanti, con Azmoun dietro a Lukaku ed El Shaarawy a sinistra, poi anche Spinazzoli. Usciamo morti di stanchezza e di soluzioni. Per fortuna abbiamo vinto, penso meritatamente, contro una squadra non di Serie B con un mister non di Serie B».

Ci sarà il derby con la Lazio.
«Non so come ci arriveremo, prima c’è la partita con l’Atalanta. Noi siamo questi, ma comunque molto uniti. Se deve giocare Lukaku difensore centrale, si metterebbe lì senza problemi. Ora pensiamo all’Atalanta».

Nel secondo tempo la squadra ha portato più uomini nella zona difensiva avversaria e alla fine ce l’ha fatta.
«Sono contento, però è dura. È stato un grosso rischio, ma dovevamo prenderlo per rimontare. Solitamente giochiamo a tre dietro, la squadra è abituata a pressare alta e senza molti difensori titolari non era semplice».


Fonte: dal nostro inviato allo Stadio Olimpico Andrea Ferrari
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Andrea Ferrari

Caporedattore, Content Manager e Social Media Manager

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