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Ravaglia: «La Cremo una seconda pelle. Dobbiamo essere ambiziosi»
Ravaglia: «La Cremo una seconda pelle. Dobbiamo essere ambiziosi»

Il numero 1 della Cremonese Ravaglia intervistato al Centro Arvedi: «Dobbiamo alzare l’asticella e fare meglio degli altri. Futuro? Io resterei»

Non poteva chiedere un ritorno in campo migliore Nicola Ravaglia, che sia a Trapani che in casa con l’Ascoli ha sostituito l’infortunato Michael Agazzi senza nemmeno subire un gol. Questo pomeriggio l’estremo difensore forlivese, ancora ammaccato dalla sfida di lunedì sera, ha parlato alla stampa locale presso il Centro Sportivo Giovanni Arvedi: «Sapevamo di affrontare un avversario importante, volevamo vincere. Abbiamo avuto più fame dell’Ascoli e sono arrivati tre punti fondamentali. Lo Zini deve diventare il nostro fortino, qualcosa che ci trascini verso la vittoria. Il risultato di lunedì ci ha dato positività anche per il futuro».

CONDIZIONI – Contro l’Ascoli sono stati più le botte subite dal 31enne romagnolo che i tiri in porta: «È stata una serata particolare, ho avuto un contrasto duro anche nel primo tempo con Padoin. Rimanere in campo è stata un po’ una scelta incosciente, non stavo bene, ero un po’ zoppo. Però la voglia di portare i tre punti a casa e aiutare i compagni era talmente tanta che sono rimasto in campo menomato. L’adrenalina mi ha dato una grossa mano». Se lunedì l’adrenalina lo aveva tenuto in campo, per la sua presenza domenica pomeriggio ci sono alcuni dubbi: «Stiamo facendo tutte le cure possibili immaginabili per recuperare, è una corsa contro il tempo però lo staff sanitario si sta adoperando al massimo e vedremo. Oggi ho questi dolori, domani ho l’ecografia al bicipite femorale, vedremo. Ce la metteremo tutta come sempre».

TUTELA – Quando gli viene chiesto se i portieri nel calcio di oggi sono poco tutelati dalla classe arbitrale (con riferimento non solo alla sfida con l’Ascoli ma anche alla botta subita da Agazzi a Trapani), Ravaglia risponde così: «È vero, condivido. Fortunatamente negli ultimi anni hanno levato la regola del rigore e cartellino rosso, il portiere è un ruolo poco tutelato. Siamo vicini alla porta, tutti provano a spingere la palla dentro però rischiamo parecchie volte. Ci sono scontri forti e sicuramente ci vorrebbero sanzioni pesanti per interventi  gratuiti come quello su Michael».

QUOTA 100 – La prossima partita in grigiorosso di Ravaglia sarà la numero 100 con la maglia della Cremonese in tutte le competizioni: «Non sapevo di questo dato – risponde stupito il numero 1 -. È un bel traguardo, provo un forte senso di responsabilità. Dopo 5 anni la Cremonese è diventata la mia seconda pelle, ha superato la mia città natale, Cesena. D’altro canto io come ragazzo cerco sempre di mettere davanti l’obiettivo comune che è la Cremonese. Allo stesso tempo sono ambizioso e voglio migliorarmi, questa cosa si è amplificata negli anni: sia perché qui sto bene, sia perché la proprietà sposa i miei progetti personali, se fosse per me rimarrei ancora. Poi adesso sono in scadenza, vediamo».

AMORE – Se nelle ultime due sfide è sceso in campo, nelle altre Ravaglia cercava sempre di sostenere la squadra dalla panchina, a volte alzandosi e urlando indicazioni ai compagni proprio come il mister: «Ho a cuore i miei compagni e il nostro ruolo, quando si vince si sta bene, indipendentemente che si giochi o meno. A Cremona ci sono prospettive belle e ambiziose, quindi cerco sempre di dare una mano. Credo che la leadership non derivi dall’essere in lista la domenica o meno, ma viene dagli atteggiamenti annuali, in settimana o in partita». A proposito di amore, a fine partita i tifosi gli hanno dedicato un coro«Sono cose che fanno piacere ed emozionano. In questi anni credo che i tifosi mi abbiano sempre sostenuto in momenti difficili perché hanno intravisto la mia benevolenza nel mettere davanti a tutto la Cremo. Noi calciatori viviamo per questo. La Cremonese deve lottare tutta insieme ed è importante essere ambiziosi ed equilibrati. Solo lavorando meglio degli altri si arriva in alto».

ravaglia cremo ascoli

CONFERMA – Ravaglia si è ritrovato, come successo l’anno scorso, a dover proteggere i pali della Cremonese per dimostrare ciò che vale: «In questo lavoro bisogna sempre dare conferme. Quello che mi spinge quotidianamente è alzare l’asticella e imparare sempre cose nuove, Avere al mio fianco Michael e David (Agazzi e Dei, il preparatore dei portieri, ndr) tra gli altri è una grande opportunità per me, ho imparato tante cose nuove. Nella vita è importante continuare a riempire il proprio bagaglio». La compattezza del gruppo di estremi difensori grigiorossi annienta eventuali contrasti: «Alcuni pensano che ci sia una rivalità, ma non esiste: siamo intelligenti e sappiamo che ognuno può dare qualcosa: io mi sono guardato intorno e ho appreso un po’ da tutti. Per l’ultima sfida ero voglioso di fare bene e il resto è stato l’automatico risultato di un processo iniziato mesi fa».

L’AVVERSARIO – Domenica la Cremonese ospiterà il Cittadella, una squadra da non sottovalutare: «Li conosciamo, sono una società che lavora bene da anni. Sicuramente saranno loro che dovranno preoccuparsi di più della Cremonese, una squadra in salute, con tanti ragazzi pronti a fare meglio e tanti doppi ruoli, una risorsa. Il nostro obiettivo dev’essere alzare le performance e interpretare la partita nel modo più positivo possibile». Ravaglia ha poi concluso parlando del ruolo del portiere e di come viene trattato in Italia: «Nel calcio italiano non si ha la pazienza di aspettare un giovane, che ha il diritto di sbagliare. In più certi regolamenti fanno confusione, dando la possibilità a ragazzi giovani di fare campionati complicati togliendo questa opportunità a gente più esperta. Io credo che si debba tornare alla sana e vecchia meritocrazia: se stai fornendo ottime prestazioni è giusto essere premiati».


Fonte: Dal nostro inviato al Centro Arvedi Lorenzo Coelli
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Lorenzo Coelli
Lorenzo Coelli

Collaboratore

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