Rastelli e quei tiri mancini
Rastelli e quei tiri mancini

Non basta il tiro mancino dell’ex Scappini: tre gol di sinistro mandano la Cremo in orbita playoff, la mano di Rastelli è sempre più evidente

E pensare che nel passato c’era chi lo vedeva come un difetto, un uso improprio di una parte sbagliata del corpo: d’altronde ”mancino” deriva dal latino mancus che significa storpio, difettoso. Per anni genitori e insegnanti hanno cercato di contrastare l’attitudine dei mancini a usare la parte sinistra, soprattutto la mano per scrivere. Con i piedi la cosa veniva più difficile e i mancini sono sopravvissuti: il giuoco del calcio ringrazia (e pure Rastelli).

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Tre reti di sinistro. Sono proprio loro i protagonisti della vittoria della Cremo a Cittadella, forse la più inaspettata dell’anno. Il primo mancino è quello di Piccolo: potenza e precisione, le migliori qualità del piede sinistro più puro in rosa, per un gol da strapparsi i capelli. Poi, il mancino di Montalto, il “tagliagole”: un sinistro meno pulito ma velenoso e ingannevole che non lascia scampo a Paleari. A chiudere, il mancino di Carretta: quello della paura (di sbagliare ancora) e della certezza, di una vittoria al sapore di playoff.

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Vittoria inaspettata. Dicevamo che la vittoria di Cittadella è forse la più inaspettata dell’anno. Non perché la Cremo non abbia qualità, quanto per il percorso dei grigriorossi, ormai rassegnati a lottare per una salvezza a portata di mano. Un pareggio sarebbe stato un buon risultato, anche una sconfitta sarebbe stata accettabile: dopo sei risultati consecutivi e un buon bottino sulla zona playout il pericolo rilassamento era dietro l’angolo.

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Approccio cattivo. E invece Rastelli è stato bravo a dare motivazioni ai grigiorossi. Si è visto fin da subito che la Cremo aveva voglia di vincerla questa partita. Forse il Cittadella non si aspettava una squadra determinata e aggressiva fin dall’inizio, come sottolineato da Venturato nel post partita. L’atteggiamento iniziale è stato quello che ha fatto la differenza: dopo 25 minuti la Cremo era già avanti 2-0, oltre ad aver colpito un palo con Claiton e ad aver sfiorato un altro gol, il pallonetto di Montalto salvato sulla linea da un difensore.

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Cremo rastelliana. Il vantaggio iniziale ha permesso alla Cremo di fare il gioco che le riesce meglio, basato sulle ripartenze. Un gioco che si avvicina molto all’ideale di Rastelli che pare finalmente aver trovato la quadratura del cerchio. Pur utilizzando un modulo diverso, questa Cremo ha gli stessi principi di gioco del suo Cagliari: pochi tocchi e poco giro palla, molte verticalizzazioni e ricerca immediata della profondità attraverso gli spazi centrali. Nel Cagliari erano i due trequartisti a portare palla, qui sono le due mezzali: non è un caso che la svolta si arrivata quando in quel ruolo sono stati impiegati due giocatori in grado di ribaltare l’azione come Croce e Castrovilli. La metamorfosi dal gioco mandorliniano (che sfruttava molto di più le fasce) a quello rastelliano è stata lunga e faticosa ma sembra molto vicina al cambiamento definitivo.

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Squadra matura. Oltre ai progressi sul piano offensivo, va registrata una maturità non indifferente nella gestione della gara (già emersa nelle ultime partite). La Cremo è stata più forte della cattiva sorte: nonostante un rigore inesistente segnato dall’ex Scappini, i grigiorossi non hanno perso la testa (come in altre circostanze) e hanno continuato a giocare, rischiando pochissimo e chiudendo il match con l’arma letale Carretta, finalmente a segno.

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Segnare per sognare. La ritrovata vena offensiva e il ritorno al gol degli attaccanti possono finalmente far sognare. Mancano quattro partite e la Cremo ha il grande vantaggio di poterle giocare con la testa libera: dopo il pessimo inizio di ritorno e lo spettro dei playout, nessuno rimprovererà ai grigiorossi di aver mancato i playoff. Pochi calcoli quindi e niente pressioni, le partite vanno affrontate una alla volta, a partire da domenica, Cremonese-Foggia.

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Nicola Guarneri
Nicola Guarneri

Direttore Responsabile

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