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Perticone a CGR: «Cremona seconda casa. Astori persona eccezionale»
Perticone a CGR: «Cremona seconda casa. Astori persona eccezionale»

Intervista esclusiva a CuoreGrigiorosso per Romano Perticone: «Fossimo andati in B quell’anno sarebbe cambiata completamente la storia della società»

Prosegue con entusiasmo la nuova striscia targata CuoreGrigiorosso. Oggi nella puntata extra di GrigiorossonAir il nostro caporedattore Andrea Ferrari ha avuto modo di intervistare l’ex Romano Perticone, ora al Cittadella. L’ex difensore della Cremo è stato autore di una raccolta benefica al fine di aiutare la Croce Bianca di Melzo, suo paese natale: «Ho avvertito subito la gravità della situazione, mi sono sentito obbligato a dare una mano». Numerosi i temi toccati, a partire da quel maledetto Cremonese-Cittadella: «Ho cercato di rimuovere tutto perché è stata una botta tremenda dal punto di vista sportivo e della carriera». Ringraziando ancora Perticone e la società A. S. Cittadella per la disponibilità, ecco la chiacchierata integrale.


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INIZIATIVA BENEFICA – Originario di Melzo, Perticone ha avvertito subito la gravità della situazione dopo lo scoppio della pandemia da coronavirus: «Io sono stato coinvolto fin da subito in questa tragedia perché sono lombardo e mia sorella è dottoressa, mio zio (che ci sta seguendo) è di Cremona e ha contratto anche lui il virus. Fin da subito ho compreso l’entità dell’emergenza, mi sono sentito obbligato a dare una mano alla mia comunità. Io non sono uno molto social ma mi sono sentito in dovere di farlo, il tema dei dispositivi di protezione per la Croce Bianca di Melzo era un tema particolare così mi sono inventato sto gioco». Forse al sud non hanno la stessa percezione di emergenza che c’è al nord: «Io non giudico assolutamente, ma la percezione è chiaramente diversa. Sta nel senso di solidarietà verso chi sta peggio e sta vivendo un’emergenza. La responsabilità è dovuta. La percezione no ma la responsabilità sì».

TRIVIAL PERTI – In “Trivial Perti” l’ex difensore della Cremo si divertiva – in diretta Instagram – a fare domande ai suoi amici del mondo del pallone. Per ogni risposta sbagliata l’ospite avrebbe dovuto donare 10€, in caso di risposta giusta i soldi li avrebbe messi invece il conduttore-Perticone: «Gli amici hanno accettato molto volentieri, abbiamo raccolto 5.500 €. Le donazioni sono ancora aperte, anche se l’obiettivo è stato raggiunto si può ancora donare. Ho adattato le domande all’ospite, la finalità era sempre raccogliere fondi. Con Simone Pesce abbiamo riso e scherzato molto (lui ha fatto la donazione ancora prima del gioco), anche Adani è stato molto gentile. Ringrazio veramente tutti, i miei amici hanno risposto alla grande».

MAGLIE ALL’ASTA – Non finisce qui, perché l’ex difensore della Cremo ha pure messo all’asta alcune divise, con il ricavato che è andato ancora una volta in beneficenza: «Io ho messo all’asta diverse maglie tra cui quella di Diamanti del West Ham, che tra l’altro ha ricomprato lui dall’Australia. Poi anche quella di Bruno Fernandes e quella di Astori. Mi sono ispirato a quello che ha fatto Matri per Lodi e ho pensato di farlo anche io. Di solito non scambio mai le maglie ma mi sono ricordato di avere quella del mio amico Astori, ce la siamo scambiata dopo un Empoli-Roma. Ho scritto ai suoi genitori e sono stati entusiasti perché lui avrebbe fatto lo stesso, se non di più. Per quello l’ho messa all’asta, donando i ricavati al Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Lui era un ragazzo incredibile, sembra retorica ma Astori era veramente un ragazzo eccezionale».

ESPERIENZA ALLA CREMONESE – Uno solo anno ma simbolico quello di Perticone a Cremona: era il 2007-08, il primo di Arvedi, terminato con l’amara sconfitta contro il Cittadella ai playoff. «C’era un entusiasmo incredibile dopo anni complicati, il movimento era travolgente. Fossimo andati in B quell’anno credo sarebbe cambiata completamente la storia della società, si sarebbero potute fare cose inimmaginabili. Io avevo dei giocatori importanti davanti ma ero pronto dopo l’esperienza a Verona, andavo a mille all’ora perché avevo una gran fame per fare una stagione importante e alla fine ho giocato spesso». In difesa gli è capitato spesso di giocare in coppia con Astori: «Davide era di una qualità evidente, il Cagliari lo comprò dalla Cremo ancora prima della fine della stagione». In quella Cremo ha avuto modo di conoscere anche Mondonico e Favalli, scomparso proprio quell’anno: «La scomparsa di Erminio è stato uno shock pesantissimo. Il Mondo è un personaggio trasversale, è stato un simbolo di Cremona ma ha dato tanto a tutta l’Italia, è stato un patrimonio del calcio a livello nazionale». La città resterà per sempre nel suo cuore: «C’è una parte della mia famiglia che vive a Cremona, la vedo sempre come una seconda casa. Ho apprezzato la gente, il livello umano delle persone, essendo molto giovane mi sentivo in un ambiente molto tutelato e tutelante. Quando non siamo andati in B, dopo aver avuto la proposta del Livorno, chiamai il presidente e gli dissi che sarei anche rimasto».

L’AMARA FINALE CON IL CITTADELLA – Una bella esperienza finita malissimo, la sconfitta per 1-3 allo Zini contro il Cittadella dopo la vittoria all’andata per 0-1 al Tombolato: «Ero talmente giovane che non mi rendevo bene conto di cosa stava succedendo. Ho cercato di rimuovere tutto perché è stata una botta tremenda dal punto di vista sportivo e della carriera. Una cosa stranissima. Loro erano una gran squadra, però noi avevamo la vittoria su un piatto d’argento, ricordare mi fa ancora male se penso a quello stadio e a quel pubblico. Quella squadra lì aveva giocatori clamorosi per la Serie C. Zauli era un giocatore fortissimo, di una classe cristallina. Bianchi e Sirigu in porta, Colucci, Graziani, Temelin e tanti altri. Era uno squadrone. Quella curva la ricordo molto bene, ripeto: sono certo che andare in B quell’anno avrebbe cambiato tutta la storia della Cremonese. Ha trascorso poi tantissimi anni di purgatorio quando poco prima aveva avuto la strada spianata per il paradiso…».

SERIE A – Perticone ha avuto diverse esperienze in Serie A anche se non è mai riuscito a sfondare: «L’anno dopo la Cremo per fortuna mi sono riscattato subito al Livorno andando in Serie A. Alla Sampdoria ci sono andato in un momento sbagliato, non dovevo andarci. Con l’Empoli in A semplicemente non dovevo giocare, avevo davanti giocatori più forti di me come Rugani, Tonelli e Barba ed è giusto che non abbia giocato. Ci sono andato vicino ancora con il Trapani, una altro playoff perso. Il segreto di quel Trapani? Come ha detto Pesce nella scorsa diretta Instagram, il gruppo è fondamentale. A volte si trovano degli equilibri e dei rapporti, un’unità d’intenti che fa la differenza. Quando una squadra fa bene alla base c’è sempre questo».

ORA AL CITTADELLA – La scorsa estate Perticone ha chiuso un cerchio con il trasferimento al Cittadella. Qual è il segreto di una società che ogni anno riesce a migliorarsi con investimenti minimi? «Da fuori si percepisce qualcosa, poi quando entri capisci che c’è tantissima qualità e competenza. Al Cittadella (come al Trapani) c’è una società snella: presidente, direttore e allenatore, fine. Hanno creato un modello che prevede, alla base, il rispetto della persona. È un modello che funziona». In Veneto ha ritrovato Venturato dopo le esperienza a Cremona e al Pizzighettone: «Lui è una persona intelligente, il che non è una cosa banale o scontata. Ero curioso anche io di come riuscisse sempre a far giocare bene le sue squadre e ho scoperto che la tattica c’entra poco, il suo segreto è la mentalità. Ogni giorno pone un nuovo obiettivo, ha una grandissima mentalità che trasmette a tutta la squadra».

FUTURO E CAMPIONATI – Il futuro nel calcio è ancora incerto, non si sa ancora come e quando si tornerà a giocare: «Io parlo da dipendente, quindi mi atterrò a quello che decideranno. Fosse per me però riprenderei solo in caso di certezza di non recare danno a nessuno. Mi piacerebbe non mettere a rischio nessuno con il mio lavoro, penso innanzitutto a chi gira intorno alla squadra, a partire dai magazzinieri. Se poi mi dicessero che dobbiamo fare quattro tamponi a settimana mentre mia sorella in ospedale mi dice che non ce ne sono abbastanza per loro… insomma, non mi sentirei a posto. Poi se la situazione tornasse alla normalità sarei d’accordo a ricominciare». Sulla sua carriera: «Ho 34 anni e non sono come Pesce che fa la dieta 24 ore al giorno e non smette mai di allenarsi. Sono un giocatore che punta molto sul fisico, continuerò finché il mio corpo risponderà».

COMPAGNI E CARRIERA – Paulinho ma non solo, Perticone ha avuto molti compagni di qualità: «Paulo è esploso a un certo punto ma con la qualità che aveva ha fatto troppo poco, avrebbe dovuto fare diversi anni in Serie A. Se penso alle punte, per me era fortissimo Seferovic che ho trovato a Novara. Come talento invece il più forte in assoluto è Petkovic, non ho visto nessuno fare le cose che faceva lui. Parlando di altri ruoli ovviamente devo citare Bruno Fernandes: una volta ha giocato tutta la partita con le scarpe slacciate, era di un altro livello, gli avversari mi chiedevano se li stesse prendendo in giro. Anche Tavano era fortissimo ma era un attaccante diverso, di quelli che giocano sulla linea del fuorigioco».


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Nicola Guarneri
Nicola Guarneri

Direttore Responsabile

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