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Perrulli a CGR: «Salernitana e Cremonese da playoff»
Perrulli a CGR: «Salernitana e Cremonese da playoff»

L’intervista esclusiva a Giampietro Perrulli, doppio ex di Salernitana e Cremonese: «Lunedì crocevia per entrambe. Che ricordi in grigiorosso…»

Mancano pochi giorni al ritorno in campo dopo la lunga sosta per le Nazionali. La Cremonese giocherà per ultima, lunedì sera 23 novembre, in casa della Salernitana: i grigiorossi sono alla perenne ricerca del primo successo in campionato, la formazione granata ha perso una sola volta fin qui, la trasferta di Ferrara contro la Spal di un paio di settimane fa. Abbiamo contattato in esclusiva Giampietro Perrulli, che ha vestito entrambe le maglie, trionfando in Lega Pro con ambo i club. È la prima volta che l’ex fantasista romano ricorda i tempi trascorsi all’ombra del Torrazzo da quando è stato ufficializzato l’addio del gennaio 2019 (passò al Novara). Se a Cremona Perrullinho è rimasto due stagioni e mezzo, a Salerno ha vissuto un solo anno, ma ricco di soddisfazioni.


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Lunedì sfida fra due squadre che in passato ti hanno visto protagonista. Nel 2015 la promozione in B con la Salernitana, due anni dopo con la Cremonese. Similitudini e differenze di quei due meravigliosi momenti della tua carriera.
«A Salerno ogni giorno tre feste per quaranta giorni, credimi. Una piazza enorme, vive quasi solo di calcio e la paragono a quelle importanti di Serie A. C’erano oltre cento club granata, lì funziona che o vai da tutti o non vai da nessuno. Salerno da meno tempo mancava dalla B rispetto a Cremona, ma c’era stato l’incubo fallimento, si era ripartiti dai Dilettanti. Lì arrivai a metà stagione, ci vuole sempre un po’ per ambientarsi, anche se mi sono trovato benissimo; alla Cremonese una promozione che sento un po’ più mia, essendoci stato fin dall’inizio e avendo giocato praticamente tutte le partite. Due piazze comunque molto calde dal tifo appassionato, in cui sono stato protagonista insieme ai miei compagni di squadra».

Ti aspettavi, nell’uno e nell’altro caso, di poter raggiungere risultati così importanti?
«Nel gennaio del 2015 mi volevano Lecce, Benevento e Casertana, tre squadre blasonate che avevano costruito squadre fortissime per salire in B. Nel novembre precedente avevo già scelto la Salernitana, pur con meno soldi e meno anni di contratto. Ero sicuro che fosse la più attrezzata, ho avuto un’intuizione e mi è andata bene, sono stato fortunato. A Cremona sapevo che nel 2016 stava per essere allestita una squadra di un certo livello, sapevo che erano tanti anni che la Cremo provava a salire in B, in più era arrivato mister Tesser che conoscevo dai tempi di Ascoli. Subito c’è stata una super alchimia fra tutti gli elementi, ed è stata la cosa per me decisiva per vincere il campionato. Ognuno riusciva a dare il proprio contributo, non importava chi giocasse, contava solo il bene della Cremo, nessuna invidia nei confronti degli altri. Il tutto, ripeto, a prescindere dai valori tecnici di tutti, ed è stata la cosa per me più determinante fra tutte».

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Pesce, nella nostra intervista di aprile, ci aveva detto che dopo il gol del 2-1 per la Racing Roma in quel 6 maggio 2017 ti aveva incrociato in campo e, quasi piangendo, ha detto in preda alla disperazione che avrebbe lasciato il calcio dopo una cosa del genere. Come sono stati quei momenti?
«Tutto vero, eravamo increduli. Dopo il primo tempo eravamo 1-0 ma avevamo avuto altre 3-4 occasioni per raddoppiare; poi in pochi minuti della ripresa ti sei trovato sotto 2-1 non si sa bene come, con un’autorete incredibile e un rigore comunque dubbio procurato da Canini. Ho incrociato Simone e gli ho detto: “È impossibile, non ci credo”. Siamo stati bravi e fortunati poco dopo a trovare subito il pari con Scappini, da corner battuto da me, poi il gol annullato a Brighenti e infine la gioia con Scarsella, dopo aver buttato il pallone in mezzo più volte. Si avvertiva la voglia di vincere a tutti i costi, dopo molti anni di delusioni. Il Cav. Arvedi aveva speso tantissimo per riuscirci in quelle stagioni, anche allestendo squadre più forti della nostra di quel momento. Ripeto: dal primo giorno sembrava giocassimo insieme da sempre»

Vista da dentro e poi da fuori, cos’è mancato poi alla Cremo per disputare in Serie B i campionati di vertice che tutti si aspettavano, avendo ancora speso molto per rose di livello? Inizialmente c’eri anche tu e dopo un girone d’andata strepitoso c’è stato un calo evidente, ma anche dopo sono state stagioni sofferte…
«Le annate a volte si rivelano difficili nonostante certi investimenti, secondo me bisogna partire bene per avere un buon seguito. Noi eravamo arrivati a gennaio del primo anno da terzi o quarti in classifica, dopo un ottimo avvio. A gennaio ricordo che ci servivano un centrocampista e una punta, arrivarono Sbrissa e Scamacca che al tempo erano giovanissimi, un po’ acerbi, e non sono riusciti ad esprimersi al meglio. Scamacca solo ad Ascoli è esploso e ora sta facendo bene in A col Genoa, dopo due anni e oltre dall’esperienza di Cremona. Lì ci voleva un po’ più di esperienza, poi non possiamo sapere come sarebbe andata, magari allo stesso modo. Fatico a pronunciarmi sulle situazioni specifiche anche degli anni successivi, sono convintissimo che vadano vissute dall’interno. Da fuori posso dire che sono state costruite rose forti ed importanti che meritavano molto di più, poi magari nello spogliatoio si sono creati problemi tra compagni, oppure con il mister o i direttori, non posso saperlo. Nel calcio di oggi quando i risultati non arrivano paga per primo l’allenatore, ma se la società pensa di aver fatto a priori la scelta di mister più corretta, allora bisogna supportarlo anche nelle crisi. Guardate Rastelli: esonerato due volte quando pochi mesi prima aveva risollevato la Cremo da una situazione difficile, portandola a giocarsi i playoff a Perugia, all’ultima giornata. Io penso sia un mister importante che sa come si vincono i campionati, stessa cosa Baroni e Bisoli, quindi nemmeno si può dire che sia stato preso in maniera azzardata un tecnico inesperto. Adesso c’è anche Ariedo Braida in società, una figura importantissima che darà valore aggiunto alla società, alla Cremo, a tutti».

Perrulli sprint

Veniamo infatti al presente. Come ti immagini la partita di lunedì, se ti va di azzardare un pronostico, e che campionato ti aspetti da Salernitana e Cremonese.
«Ho visto diverse partite di entrambe, sono due squadre forti che possono ambire entrambe ai playoff, se non anche qualcosa in più. La Salernitana ora ha più certezze, la Cremo invece non ha ancora vinto. Penso sia un crocevia per tutte e due: i granata vorranno i tre punti per confermarsi, i grigiorossi per dare una svolta positiva al proprio campionato. Non mi sento però di tentare un pronostico».

Chiudiamo, se ti va, con un saluto ai tifosi della Cremo, perché non c’è mai stato modo di abbracciarli, nel tuo caso come per gli addii degli altri eroi della promozione, come ad esempio Brighenti, Marconi e così via.
«Anche a me avrebbe fatto piacere tornare lì da calciatore per salutare tutti, è una piazza in cui mi sono trovato benissimo, fin dal primo momento. Saluto i tifosi grigiorossi anche perché in questo periodo hanno sofferto tanto, per i motivi extra calcistici che tutti sappiamo, ma ho conosciuto gente forte, che lavora sodo, che non molla mai. Qualità che, peraltro, mi hanno trasmesso. Ringrazio per ciò che hanno fatto per me e faccio un grosso in bocca al lupo a tutti per ogni cosa, per la vita in generale. Sempre forza Cremo».


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Andrea Ferrari
Andrea Ferrari

Caporedattore, Content Manager e Social Media Manager

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