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Mokulu a CGR: «A Cremona affetto come in 10 anni!»
Mokulu a CGR: «A Cremona affetto come in 10 anni!»

Intervista esclusiva a CuoreGrigiorosso.com per Benjamin Mokulu: «Ho giocato alla Cremo solo sei mesi ma per come mi hanno accolto i tifosi è come se ci avessi fatto 10 anni»

Dopo Andrea Brighenti, il grande Capitano, l’ospite della sesta puntata di GrigiorossonAir è un altro ex attaccante grigiorosso: Benjamin Mokulu, protagonista nei primi mesi della stagione 2017-2018, quella del ritorno in Serie B. Nel corso del nuovo appuntamento di successo di CuoreGrigiorosso.com, Benjamin, intervistato dal nostro redattore Lorenzo Coelli, ha ricordato la sua avventura alla Cremo: «La squadra a cui sono più legato è l’Avellino, quando sono tornato a Cremona sono rimasto sorpreso dell’accoglienza, non me l’aspettavo». Inevitabile tornare sull’infortunio al tendine d’Achille che lo costrinse a un lungo stop: «Ci sono rimasto molto male perché era il più grave della mia carriera, è un infortunio dal quale serve tempo per riprendersi». Ringraziando ancora Mokulu e la società F.C. Ravenna per la disponibilità, ecco quanto emerso durante la chiacchierata.


OGNI REPLICA, ANCHE PARZIALE, NECESSITA DELLA CORRETTA FONTE CUOREGRIGIOROSSO.COM


CHE AFFETTO – Al ritorno allo Zini da avversario Mokulu è stato salutato con grande affetto dal popolo grigiorosso. Se lo aspettava? «La squadra a cui sono più legato è l’Avellino, quando sono tornato a Cremona sono rimasto sorpreso dell’accoglienza, non me l’aspettavo. Ho giocato alla Cremo solo sei mesi ma per come mi hanno accolto i tifosi è come se ci avessi fatto 10 anni. Forse è perché sono un giocatore che fa il lavoro sporco e i tifosi apprezzano. Tutti gli attaccanti che hanno giocato con me hanno sempre segnato più di me. Non mi lamento, le squadre che mi acquistano lo fanno per quello, piace anche a me perché è quello che mi riesce meglio per aiutare la squadra a vincere, ed è quello che conta».

INFORTUNIO – Un’avventura iniziata alla grande e interrotta a dicembre da un grave infortunio, la rottura del tendine d’Achille: «I primi mesi alla Cremo sono stati bellissimi perché vincevamo spesso, avevamo giocatori importanti e ci divertivamo in campo, stavamo bene. Al momento dell’infortunio ci sono rimasto molto male perché era il più grave della mia carriera, è un infortunio dal quale serve tempo per riprendersi. Quando sono rientrato la stagione era già terminata e sono tornato all’Avellino». Con Mokulu e Paulinho sani dove sarebbe potuta arrivare quella squadra? «Senza infortuni non si sa come sarebbe andato quell’anno, sicuramente siamo partiti bene e Paulinho si stava riprendendo, anche gli altri attaccanti segnavano, poi la squadra ha avuto un calo fisico. Non so se con me sarebbe cambiato qualcosa, però so che in quel momento ero un punto di riferimento nel gioco della squadra e la mia assenza ha inevitabilmente pesato. Nessuno però può sapere come sarebbe andata».

NESSUNA CHIAMATA – Avellino che poi in estate fallì. Benjamin era libero, come mai non è tornato a Cremona? «Ancora adesso non lo so perché non sono rimasto, quando ero in riabilitazione mi facevo domande sul mio futuro ma nessuno mi faceva sapere nulla. Nel calcio funziona così, quando non ti chiamano sai che te ne devi andare, così sono tornato all’Avellino. Io sarei rimasto volentieri, avrei voluto dare continuità al mio lavoro passando 2-3 anni nella stessa squadra. Se c’è stata possibilità di un ritorno? No, l’estate scorsa non si è fatto sentire nessuno. Se in futuro ci fosse un’offerta la valuterei ma non avrei problemi a tornare perché io e la mia famiglia ci siamo trovati bene». La Cremo ritroverebbe un Mokulu perfettamente recuperato: «Ora non ho più paura, però quando sono tornato sul campo a giugno di quel 2018 ero in apprensione, correvo male, avevo un po’ di ansia dopo tanti mesi senza giocare. A luglio ero recuperato al 100% ma lo sentivo che avevo avuto un infortunio grave, avevo meno potenza. Ho recuperato in pieno dopo un anno intero dal guaio».

LA CARRIERA – Mokulu ha avuto una carriera precoce, iniziando prestissimo con la prima squadra: «Ho iniziato a giocare con i professionisti a 16 anni e 9 mesi, a 17 ho fatto il primo gol in Serie A belga nel Brussels poi è andato tutto veloce. La mia squadra era ricca di giovani e siamo scesi in B, in seguito sono andato all’Ostenda: lì ho segnato in due anni18 gol, guadagnandomi la chiamata del Lokeren in Serie A belga. È stata una grande esperienza, quarti in campionato, vincitori della Coppa nazionale e pure ai preliminari di Europa League. Poi mi ha acquistato il Mechelen dove non ho fatto benissimo, non ero ancora pronto a giocare da solo in attacco. Anche al Bastia potevo fare meglio, ho giocato solo 6 mesi in Francia e poi è arrivata la chiamata dell’Avellino».

AVELLINO E TESSER – Come è stato l’arrivo in Italia? «In realtà potevo rimanere al Bastia ma non ero sicuro di fare il titolare perché c’erano giocatori importanti in attacco come Djibril Cissé. Potevo tornare in Belgio ma volevo fare un’altra carriera e quando è arrivata l’offerta dell’Avellino ci ho riflettuto bene. Ho visto che erano quinti in campionato, avevano altri belgi in squadra e ho accettato. Non conoscevo la Serie B ma mi piacciono le sfide e volevo confrontarmi con un campionato nuovo». All’Avellino scoppia l’amore: con la piazza, con i tifosi, ma anche con l’allenatore, un certo Tesser: «Lui è un allenatore che mi conosce bene, molti allenatori sbagliano perché vedono che sono grosso e mi usano per giocare spalle alla porta. Lui invece ha capito come sfruttare al massimo le mie potenzialità e mi chiede anche di attaccare la profondità. È vero che mi voleva anche al Pordenone in Serie C ma in quel momento ero in Serie B e non volevo scendere di categoria, cosa che ho fatto solo per la Juve».

IN BIANCONERO – Ebbene sì, perché Mokulu poi è stato acquistato dalla Juventus Under 23 in Serie C: «È stata un’esperienza bellissima, la rifarei subito. Ho scoperto un mondo, lì i giovani crescono in una maniera diversa, con strutture incredibili, i campi perfetti: quando ho visto le loro strutture avevo gli occhi di un bambino. Mi sono allenato con giocatori fortissimi come Cuadrado, Chiellini, Cristiano Ronaldo e Bonucci, è stato un onore. Speravo mi chiamassero per qualche panchina alla fine della stagione perché avevano un po’ di infortunati, peccato non sia successo». La Juve è il primo esperimento di squadra giovanile che si confronta con un campionato professionistico. Cos’è meglio per un giovane, la Primavera o la Serie C? «Non c’è alcun dubbio, giocare in C è sicuramente più utile di un campionato Primavera, c’è una enorme differenza. In Serie C c’è un calcio vero, ci sono giocatori che si giocano la vita per portarsi a casa la pagnotta, sicuramente è più formante per un giovane rispetto alla Primavera. È lì che uno si fa le ossa». Sulla questione numeri: «Alla Juve ho preso il 7 sapendo che avrebbe fatto parlare perché è il numero di Ronaldo, sono stato contento di averlo “condiviso”. Di solito prendo il 9 ma quando non è disponibile prendo il 14 perché è il numero che aveva Henry all’Arsenal, l’ho indossato spesso in Belgio».

CON QUALCHE GOL IN PIÙ… – Cosa è mancato a Benji Mokulu per fare il grande salto? «Diciamoci la verità, io credo che mi siano mancati un po’ i gol, con 5-6 reti in più a stagione avrei fatto una carriera diversa. Io sono stato fortunato e “sfigato” allo stesso tempo, ho avuto offerte da tutto il mondo ma tutti i presidenti non mi volevano cedere, molti mi hanno tenuto anche quando dovevo fare il salto. Ho avuto anche un’offerta dalla Cina quando ero all’Avellino, molto importante a livello economico, avrebbe cambiato la mia vita: il presidente non ha voluto nemmeno ascoltare e mi ha tenuto».

PRESENTE CHIAMATO RAVENNA – A gennaio l’ultimo trasferimento, Mokulu va al Ravenna e conquista subito i tifosi: due gol in cinque giornate e standing ovation, prima dello stop causa coronavirus. «Ho iniziato l’anno con il Padova, l’obiettivo era terminare il campionato tra le prime tre. Siamo partiti abbastanza bene, ho giocato spesso ma la squadra faticava in fase di costruzione e davanti mi arrivavano pochi palloni per segnare. A dicembre ci siamo parlati con la società e abbiamo deciso di provare a fare un’esperienza diversa per qualche mese in modo da ritrovare il feeling con la porta. A Ravenna mi trovo bene, c’è un gruppo fantastico e si vede in campo, siamo una squadra “ignorante” (ride, ndr) ed è questo che ci vuole in Serie C».

TRA BELGIO E CONGO – C’è anche un giallo nella carriera di Mokulu, quello legato alla nazionale. «Io ho fatto tutte le giovanili con il Belgio, poi a 19 anni mi è arrivata l’offerta di giocare con il Congo una partita non ufficiale, che non mi avrebbe precluso di tornare a giocare con il Belgio. Era una bella esperienza e ho accettato, poi però mi hanno accusato di aver fatto una scelta, mi hanno attribuito parole che non sono mai uscite dalla mia bocca».

TRA PRO LEAGUE, LIGUE 1 E SERIE B – Mokulu ha giocato in tre campionati diversi: quali le differenze? «In Belgio il calcio è meno chiuso, si va avanti e indietro continuamente. In Italia il gioco è molto più tattico, la manovra è più costruita. La Ligue 1 è una via di mezzo ma è un campionato più fisico, ho trovato molti difensori più grossi di me». Campionati che ora sono tutti accomunati dalla problematica coronavirus. Cosa farebbe Benjamin? «Io fermerei tutto, qui si sta giocando con la vita e la salute dei calciatori. In Serie A magari avranno protocolli più stringenti e riusciranno a ripartire in sicurezza ma sono cose che in Serie C sono difficili da applicare. Qui in Belgio hanno fermato tutte le serie inferiori, solo la Serie A deve ancora decidere perché hanno un meccanismo diverso: dopo la regular season ci sono i playoff, devono decidere come si assegnerà lo scudetto e chi retrocederà».

RAZZISMO NEL CALCIO – Prima dello stop dei campionati il razzismo è stato al centro del dibattito sportivo per diverso tempo. Qual è l’esperienza diretta di Mokulu? «Il razzismo esiste dappertutto, anche il Belgio. Non è un problema che sta sparendo e non va sottovalutato. La colpa è di chi sta “sopra”, servirebbe agire subito, prendere le decisioni drastiche quando succede qualcosa. Personalmente ho giocato in molti stadi in cui non ho sentito nulla, mentre ci sono due-tre stadi in cui sento i cori razzisti. Io non mi lascio abbattere anzi, i cori mi caricano: non vedo l’ora di segnare per esultare».

DAI TIFOSI – Tante le domande arrivate nella diretta Instagram direttamente dai tifosi. Nessun dubbio sull’idolo del piccolo Benjamin: «Stravedevo per Ronaldo, il Fenomeno». Il giocatore più forte con cui ha giocato? «Ce ne sono stati tanti. Ad esempio Areola, che poi è diventato campione del mondo con la Francia. Se devo sceglierne uno però dico Djibril Cissé. Al Bastia aveva già 35 anni ma era impressionante, ho imparato tantissimo da lui, pur essendo fortissimo era molto disponibile, un vero esempio». Con chi si è trovato meglio in grigiorosso? «A Cremona mi sono trovato bene con tutti, eravamo veramente un gruppo che si voleva bene, ho fatto amicizia subito con Claiton. Anche con Pol Garcia che adesso qui in Belgio fa il fenomeno (sorride, ndr)». Chiusura con una curiosità: Wikipedia dice che ad Avellino giocava con Bastien che poi ha scoperto essere suo cugino. È vero? «Non so perché hanno scritto così, era una battuta. Lui ha scoperto che sua mamma era cugina di una parente di mia mamma, siamo parenti alla lontana. In Africa siamo tutti cugini».


OGNI REPLICA, ANCHE PARZIALE, NECESSITA DELLA CORRETTA FONTE CUOREGRIGIOROSSO.COM


 

Nicola Guarneri
Nicola Guarneri

Direttore Responsabile

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